Monthly Archivesettembre 2017

Improrogabile un Consiglio (aperto) sulla mensa e la refezione scolastica

Nei giorni scorsi, all’interno delle scuole beneventane interessate, è circolata una richiesta che sei Dirigenti Scolastici hanno rivolto al Sindaco, all’ASL, per conoscenza all’Assessore Del Prete e all’avv. Vecchione, che ha curato il ricorso dei genitori che ha bloccato per ora il “Regolamento” che vietava il pasto da casa. In essa chiedono supporto e «un apposito disciplinare» che li metta in grado di organizzare al meglio l’avvio del tempo pieno, in attesa che le sentenze attese facciano chiarezza sul problema.

Ciò che emerge con sconcerto è che l’Amministrazione, a mo’ di un giocatore d’azzardo, ha puntato tutto su un’unica possibilità senza nemmeno ipotizzare dei piani alternativi per scenari che pure erano assolutamente prevedibili. Il M5S, infatti, aveva annunziato a luglio che sarebbe stato inevitabile da parte di molti genitori adire le vie legali contro un “Regolamento” illegittimo (a nostro avviso) e scritto male. Una classe dirigente avveduta avrebbe immaginato delle soluzioni alternative. La giunta Mastella appare in questo momento come un pugile suonato, messo a tappeto dall’uno-due dell’ANAC e del TAR… Per questo evidentemente preferisce parlare di Roma e della Raggi. Eppure urge rispondere alle legittime richieste dei Dirigenti che noi stessi avevamo sollecitato ad un nuovo protagonismo in materia.

Tanto premesso, appare improrogabile la convocazione di un Consiglio (possibilmente aperto) dedicato alla mensa, come per altro richiesto dall’intera opposizione formalmente, profittando per altro della necessità di surrogare il consigliere Pepe dimessosi (art. 38, comma 8 del TUEL: «Il consiglio, entro e non oltre dieci giorni, deve procedere alla surroga dei consiglieri dimissionari, con separate deliberazioni, seguendo l’ordine di presentazione delle dimissioni quale risulta dal protocollo»). Sarebbe surreale, con i tanti problemi sul tappeto, convocare un Consiglio comunale – con le spese relative che ciò comporta a carico della comunità – per un semplice adempimento formale.

Nel contempo sarà necessario, preso atto dell’ennesimo episodio trasformistico che sta decimando il campo dello schieramento di centro(?)-sinistra, con il passaggio comunicato ai media di Vincenzo Sguera in Forza Italia, eleggere un nuovo Vicepresidente del Consiglio, carica che, per prassi, spetta all’opposizione. Riteniamo scontato, infatti, che il neo-consigliere forzista rimetta il mandato avuto in virtù dell’appartenenza alla minoranza consiliare.

Il Consiglio sulle partecipate: un’occasione mancata

Si è consumato ieri nel consiglio comunale l’ennesimo imbarazzante rimpallo di responsabilità tra maggioranza e una parte dell’opposizione, su fatti che si perdono nella notte dei tempi sui quali nessuno può dirsi escluso. La classe politica da sempre presente in quell’aula affidandosi alla memoria corta dei beneventani cerca di far dimenticare che le responsabilità sono di chi negli anni si è succeduto nella guida di Palazzo Mosti. Principale pomo della discordia la questione AMTS, del tutto assente nella delibera, se non per un leggero cenno (tanto che è stato proposto un emendamento bipartisan, per inserirla) e del tutto assente nelle specifiche della scarna relazione tecnica oggetto della delibera, o meglio nel paragrafo che ad essa doveva essere dedicato. Si dice, in pratica, che è inutile parlarne poiché fallita. Un modo come un altro per non prendere posizione rispetto al futuro, incerto, di questa partecipata.

Occorre dunque fare alcune osservazioni. Tale relazione è un obbligo annuale con scadenza il 30 settembre: come ogni obbligo normativo è conosciuto e conoscibile da chi è a capo di una pubblica amministrazione, ma come oramai è abitudine lo si affronta solo a pochi giorni dalla scadenza.

La relazione ha come oggetto lo stato delle partecipate alla data del 23 settembre del 2016. Questa amministrazione ignora forse che a quella data era già intervenuta la revoca del fallimento da parte del Tribunale? E dunque la AMTS è ancora nella proprietà del Comune? Abbiamo quindi presentato con le altre forze di opposizione un emendamento per far sì che la situazione dell’Azienda di trasporti fosse inserita nella relazione, emendamento sul quale è stato espresso parere negativo dei dirigenti adducendo le motivazioni più fantasiose che non hanno riscontro nella realtà. In effetti se l’emendamento fosse stato approvato, avrebbero dovuto riscrivere il documento, e il consiglio si sarebbe protratto, con la conseguenza di saltare la pausa pranzo. Chissà che il diniego non sia dovuto ad motivo prosaico piuttosto che alle stringenti regole della contabilità…

Le anomalie sono tante e tali che servirebbe un tomo per elencarle, ma ciò che ci ha lasciato maggiormente basiti è l’aver sostenuto che nulla si può dire sulla Gesesa né tanto meno dare indicazioni al management in quanto il Comune è socio minoritario, ignorando che – per la normativa in questione – la Gesesa rientra a pieno titolo nelle partecipate controllate in modo diretto, e dunque soggette al controllo amministrativo. Non è forse il Sindaco del Comune di Benevento che nomina il suo Presidente? E dunque, per inciso, la Gesesa è tenuta agli stessi obblighi di trasparenza, anche in tema di assunzioni fermo restando la libertà di scelta in merito alle procedure selettive, ai quali sono obbligati gli enti pubblici. Così come sarebbero stati tenuti, gli enti partecipati inseriti nella relazione, ad attuare quanto previsto nella relazione del 2015. Nulla invece sappiamo a riguardo e chi doveva controllare ha preferito non farlo.

In definitiva ieri si è approvato un documento basato su un altro documento le cui disposizioni non sono state eseguite, composto da 9 pagine (esattamente le stesse dedicate alla sola Gesesa nel 2015) che non contiene nulla in relazione al contenimento dei costi e al miglioramento dell’efficacia e della efficienza, ratio alla base di questo articolato e complesso dettato normativo. Ci hanno presentato una relazione che non contiene niente, forse perché ogni volta che cercano di articolare un qualsiasi atto sbagliano. Meglio essere di poche parole – avranno pensato – in modo da limitare i danni. Ma anche in questo caso non ci sono riusciti…

Un’Amministrazione poco trasparente (?)

Il 25 agosto il portavoce Nicola Sguera, per conto del M5S di Benevento, ha fatto richiesta, tramite PEC, all’Ufficio Cultura della documentazione relativa a Città-Spettacolo 2017, alla manifestazione “A Sud di nessun Nord” e della documentazione contabile relativa alla Fondazione Città-Spettacolo (di cui quest’anno si sono perse tracce…).

Malgrado le sollecitazioni fatte dallo stesso Dirigente al proprio ufficio, dopo oltre un mese tale documentazione, richiesta con urgenza, non è ci è pervenuta.

Il diritto di accesso di cui il consigliere comunale e provinciale è titolare oltre che dalla Legge 241/90 è assicurato e rinforzato dalla norma speciale di cui all’art. 43 c. 2 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 che testualmente recita: «I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente, del Comune e della Provincia, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato».

Malgrado le buone intenzioni e la buona fede degli Uffici (che non mettiamo in discussione), il dato di fatto è che tale diritto-dovere dei Consiglieri su una vicenda che ha fatto tanto discutere la città viene sostanzialmente impedito, a tutto danno della collettività-

Eppure nel “Programma di mandato” c’è un paragrafo pieno di buoni propositi sulla trasparenza…

Chiediamo, dunque, non solo che l’Ufficio in questione provveda immediatamente a rilasciare tale documentazione ma che in futuro non abbiano a ripetersi tali episodi. Ci appelliamo, dunque, ai Dirigenti dei rispettivi settori, all’Assessore con delega alla trasparenza Delcogliano e al Sindaco Mastella (il quale, copiando il M5S, in campagna elettorale parlava del Comune «casa di vetro»: la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni) affinché diano precise istruzioni in tal direzione. L’opposizione ha un ruolo – fondamentale per una sana democrazia – di controllo (e stimolo). Che venga messa nella condizione di svolgerlo nel migliore dei modi.

La città delle cene… senza mensa. Sciatteria e protervia a danno delle famiglie

Il 10 luglio il Consiglio comunale ha approvato un “Regolamento per il servizio di ristorazione scolastica”. Il M5S lo definì «aberrante» e – ancora una volta facile Cassandra – disse: «Andrete a sbattere anche stavolta». L’indomani diramò una nota che è bene trascrivere per chi ha memoria corta e parla di «strumentalizzazioni» e chiede «collaborazione»: «Di fronte a tutte queste carenze organizzative e politiche, palesate dalla Giunta Mastella, non resta che ricorrere all’Autorità Giudiziaria per vedere riconosciuto il diritto di scelta tra la refezione scolastica ed il pasto domestico e, in tal caso, di consumarlo all’interno dei locali della scuola […]. Non comprendiamo perché questa maggioranza che ha chiesto, ad esempio, di congelare la discussione sul “Regolamento” relativo al gioco d’azzardo patologico in attesa che si consolidasse un orientamento giurisprudenziale, non ha atteso analogamente tale orientamento sulla questione mensa, fondando la propria scelta su un’ordinanza della X sezione civile del Tribunale di Napoli, e mostrando di ignorare completamente le indicazioni date nel marzo 2017 del MIUR. Ci è parso un incomprensibile azzardo. Poiché questa Amministrazione, al di là delle chiacchiere sulla leale collaborazione, ha mostrato un piglio decisionista (nutrito di autoreferenzialità), non ci resta che sostenere la battaglia, che peggiorerà, se possibile, la situazione, dei genitori contrari a tale decisione aberrante».

Il TAR Campania ha, ieri, sospeso il Regolamento, dando ragione ai genitori che avevano fatto ricorso.

Pochi giorni prima l’ANAC aveva mosso rilievi non marginali al bando di gara, espletato per altro senza attendere il parere di quello stesso organismo con il quale (saggiamente) si era voluto un protocollo di vigilanza collaborativa.

Insomma, in un sol colpo vengono punti sciatteria (quante volte dovremo utilizzare questo termine in cinque anni?) e protervia. Purtroppo, come scrivemmo, ciò accade a danno delle famiglie beneventane.

Come rimarcato nella tesa Commissione di ieri, alla presenza del neo-assessore Rossella Del Prete, l’Amministrazione si è mossa tardissimo e male. Nell’Assemblea pubblica che tenemmo a marzo (a proposito: non ricordiamo consiglieri o assessori ad ascoltarci…) facemmo delle proposte. Questo e solo questo per noi significa “opposizione costruttiva”. Purtroppo furono voci nel deserto… Compresa quella di Pina Pedà. Mastella, che aveva preso atto della sentenza torinese dicendo di volerla rispettare, con una delle sua usuali piroette, decise manu militari di varare un “Regolamento” che per ora è stato sospeso.

Guardiamo la vicenda nella prospettiva della scuola e delle sue esigenze almeno nel medio periodo. Ci troviamo di fronte ad una situazione anomala per la quale la scuola e la sua offerta formativa vengono fatte dipendere da un servizio facoltativo a domanda individuale, da sempre istituito per agevolare le famiglie, e non certo per condizionare l’avvio del tempo pieno. Pertanto chiediamo che l’Amministrazione scolastica avvii immediatamente e senza ulteriori ritardi, l’inizio del tempo lungo al fine di dare immediata soddisfazione alle scelte operate dalle famiglie, recependo – nelle more della scelta definitiva del Comune – la sussistenza del diritto dei genitori di dotare i figli di un pasto di preparazione domestica. È l’ora della responsabilità per i Dirigenti Scolastici!

Il quadro complessivo è desolante: c’è un personale politico che fa scelte discutibili ed errori madornali cercando di scaricarle sulla componente “tecnica” dell’Amministrazione. Sarebbe bastato agire con il buon senso e ascoltare qualche suggerimento interessato al bene comune.

Ancora una volta possiamo ripetere: gli dei accecano coloro che vogliono perdere.

Consiglio comunale del 28 settembre 2017

Che vuole veramente fare l’Amministrazione sul gioco d’azzardo?

Il M5S di Benevento ha svolto, nell’anno alle spalle, una funzione di stimolo nei confronti dell’Amministrazione sulla delicata questione del gioco d’azzardo patologico (GAP), spesso meno propriamente definito “ludopatia”.

Molti cittadini ricorderanno le polemiche, amplificate da “Le Iene” sull’inaugurazione da parte del Sindaco di una sala slot e la “sparizione” di un Convegno rinviato sine die in cui era prevista la presenza di Nadia Toffa, autrice di un pregevolissimo libro sull’argomento (Quando il gioco si fa duro. Dalle slot machine alle lotterie di Stato: come difendersi in un Paese travolto dall’azzardomania, Rizzoli).

Nicola Sguera ha posto ripetutamente il problema nella Commissione presieduta da Molly Chiusolo, dopo lo stop (concordato) sulla redazione di un Regolamento, in attesa che si definisse un orientamento giurisprudenziale (in alcuni Comuni i Tribunali hanno “bocciato” i Regolamenti).

Il M5S di Benevento ora chiede con forza iniziative da parte dell’Amministrazione sul GAP. Da una parte l’intesa Stato-Regioni di inizio settembre mostra un mutamento di rotta a livello nazionale e la volontà di contrastare un fenomeno i cui effetti sono dirompenti sulla tenuta delle comunità (soprattutto quelle in sofferenza come la nostra), dall’altra esiste, in loco, già un soggetto che sta da oltre un anno portando avanti iniziative di sensibilizzazione e di contrasto: la Caritas.

«Nel Sannio il fatturato annuo è di 336 milioni di euro, 1400 sono le slot machine e 69 le attività dedicate al solo azzardo» (tre sale sono state aperte questa estate). Lo sportello “No azzardo” lanciato dalla Caritas non può essere l’unica risposta della città ad una piaga sociale.

Già prima dell’estate il M5S mise a disposizione di tutti i consiglieri la bozza di una mozione che impegnasse il Consiglio e la Giunta ad aderire al “Manifesto dei Sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo” e a programmare una serie di iniziative:

– insieme con l’ASL, lanciare un ciclo di attività informative, formative e di sensibilizzazione rivolte agli alunni delle scuole primarie e secondarie e ai cittadini mirate sui rischi derivanti dal gioco d’azzardo;

– la promozione, sempre attraverso l’Asl locale, di campagne informative circa l’esistenza di terapie mirate e specifiche per chi soffre di dipendenza dal gioco e campagne di informazione per le famiglie dei giocatori affetti da tale tipo di dipendenza, affinché siano edotti sugli strumenti esistenti per difendere il giocatore ed i suoi familiari dalle gravi conseguenze della loro patologia sul patrimonio familiare;

– l’attivazione di una politica di sgravio fiscale che premi gli esercenti che si impegnino a non installare slot macchine–video lottery nei propri locali, o a rimuovere quelle installate;

– il sostegno, una tantum, la promozione di questi esercizi commerciali offrendo, ad esempio, la possibilità di utilizzare, in maniera gratuita, spazi pubblicitari di pertinenza comunale per le proprie attività produttive;

– l’obbligo, nel rispetto della normativa vigente, gli esercenti che non vorranno aderire alla campagna “no slot-machine” a posizionare vicino a tali apparecchi, in maniera ben visibile, un cartello che ne segnali la pericolosità e la possibile causa di dipendenza.

La sfida più ardua sarebbe, ovviamente, l’adozione di un Regolamento comunale che includa norme più restrittive per l’apertura di future attività commerciali, che prevedano al loro interno l’uso di apparecchi elettronici o terminali atti al gioco d’azzardo e la disincentivazione, e maggior controllo, di tutte quelle attività commerciali che ad oggi vedono al loro interno la presenza di apparecchi. Non sappiamo se questa Amministrazione è in grado di affrontare questa sfida. Come cittadini ci auguriamo che almeno ci provi.

Per ora chiediamo alla Presidente della Commissione Chiusolo di calendarizzare quanto prima la discussione sull’argomento, senza indugi ulteriori, e a tutti i consiglieri di rispondere positivamente a tale appello. È grave che la Caritas debba fronteggiare in solitudine un’emergenza che dovrebbe sollecitare le coscienze a prescindere dalle appartenenze politiche. Sarebbe assai triste che si volesse glissare, voltandosi dall’altra parte, tutelando indirettamente l’interesse di pochi.

Una risposta a Luigi De Minico sulle Commissioni consiliari

Gent. le Direttore, leggo una reprimenda del Presidente del Consiglio, Luigi De Minico, che riguarda non solo ma soprattutto me, reo di aver convocato la Commissione Ambiente al posto del dimissionario (da luglio) Presidente Nanni Russo. Premesso che tale convocazione è avvenuta dopo aver sentito e aver avuto l’avallo a poterla fare da parte del Presidente, premesso che già abbiamo lamentato il cattivo funzionamento delle Commissioni, chiedendo l’intervento, appunto, del Presidente del Consiglio, del Sindaco e dei capigruppo, e che tale doléance ha avuto il merito di scuotere dal torpore una maggioranza che preferisce (evidentemente!) delegare all’esecutivo la vita politica cittadina, mi sento di respingere le due critiche mosse.

Appare virtuoso esercizio ermeneutico inferire dall’art. 35 che colui che esercita «funzioni vicarie» (nella vulgata: il Vicepresidente) decada ipso facto con le dimissioni del Presidente. In ogni caso il dubbio interpretativo dimostra che la parte del “Regolamento” sulle Commissioni, come da noi richiesto, vada integrata. De Minico desume, dunque, che l’unico organo titolato a convocare la Commissione sia la Presidenza del Consiglio. Eppure il comma 4 dell’art. 34 (Costituzione e composizione) afferma: «In caso di dimissioni […], il gruppo consiliare di appartenenza designa tramite il suo capo gruppo, un altro rappresentante ed il Consiglio comunale procede alla sostituzione». Ribadisco: la vicenda, anomala e accaduta per la prima volta, deve indurre a rivedere il Regolamento, che deve essere chiaro nel merito.

Il secondo ammonimento di De Minico riguarda la funzione delle Commissioni che «devono limitarsi ad atti che poi si tradurranno in deliberazioni consiliari». Non so quanti esponenti della maggioranza stessa condividano questa idea “formalistica” del ruolo delle Commissioni. Io ricordo, però, che nel “Programma di mandato”, che sicuramente De Minico ha contribuito a redigere, a p. 41 è affidata una competenza che esula di gran lunga dai compiti di cui sopra: «Si è avviato un percorso consiliare, attraverso le competenti  commissioni  che  investono  tutte  le  forze  rappresentate,  al  fine  di individuare un’adeguata collocazione all’opera pubblica [il depuratore]. In tal senso, si sono avviati una serie di incontri con i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, anche allo scopo  di  offrire  una  concreta  condivisione  per  una  realizzazione  di  tale  impatto». Il lavoro delle Commissioni non ha avuto alcun esito consiliare (ha prodotto una relazione messa a disposizione della Giunta), come De Minico sa bene, e mostra una intelligente e proficua potenzialità di organismi che sono un esercizio di consapevolezza (dei problemi cittadini) e democrazia.

Mi sarebbe piaciuto un invito altrettanto vibrante ai vari partiti e gruppi consiliari a risolvere le beghe interne che stanno minando il corretto funzionamento della Commissioni. Confidiamo nel senso di giustizia del Presidente del Consiglio.

Questa nota non ha alcun intento polemico. Come sempre, nello spirito del M5S, vuole evidenziare delle criticità su cui è doveroso discutere, con l’auspicio che – finita una lunga e caldissima estate – i lavori delle Commissioni e del Consiglio riprendano per il bene della città.

Nicola Sguera, portavoce del M5S

“Vicepresidente” della Commissione Ambiente

(Lettera inviata a «Il Mattino» il 20 settembre 2017, in risposta ad alcune esternazioni ivi espresse dal Presidente del Consiglio, Luigi De Minico, in relazione alla Commissione Ambiente)

 

Interrogazione di Marianna Farese sul Mercato di Piazza Risorgimento

Marianna Farese, a nome del M5S di Benevento, ha depositato un’interrogazione per segnalare lo stato di degrado del Mercato di Piazza Risorgimento. Si chiede di sapere se il Sindaco e l’Assessore al ramo  siano a conoscenza dell’incuria in cui versa lo spazio adibito alle attività commerciali, in particolare per quanto riguarda la presenza di vegetazione spontanea non rimossa, la pessima condizione dei bagni pubblici (chiusi o malfunzionanti), affidati in gestione, e la mancanza della segnaletica orizzontale che delimita gli spazi affidati agli esercenti. Ricordiamo che a giugno causò anche un pesante rissa fra i venditori ambulanti.

Si chiede anche di conoscere lo stato di solvenza degli esercenti rispetto al pagamento della TOSAP, se siano stati predisposti i controlli e se la Polizia Municipale è stata incaricata, e nel caso ha assolto il compito, di controllare le autorizzazioni degli esercenti, nonché il rispetto delle norme igienico sanitarie per gli spazi adibiti alla vendita dei generi alimentari.

 

 

 

 

 

 

Nell’interrogazione si segnala anche il rischio per la sicurezza degli esercenti e degli avventori dovuti al cadere di calcinacci dal muro di contenimento dove insiste la Caserma “Guidoni”, chiedendo quali provvedimenti si intendano mettere in campo.

Appare opportuna anche una verifica delle condizioni igieniche della struttura adibita alla vendita di generi alimentari.

 

Le Commissioni consiliari tornino a funzionare

Ribadendo quanto già denunziato dal gruppo consiliare del PD e della lista Del Vecchio Sindaco, il M5S di Benevento reclama, con forza, che la maggioranza di Palazzo Mosti garantisca un corretto funzionamento della Commissioni consiliari.

Dopo una (lunga) pausa estiva, infatti, pochissime commissioni sono riuscite a riunirsi: la maggior parte perché mai convocate, alcune perché non hanno raggiunto, malgrado la convocazione, il numero legale. Alcune Commissioni si trovano in una condizione di stallo: quella Ambiente è priva di Presidente, essendosi Nanni Russo dimesso, Cultura e Commercio, come noto, sono invece bloccate dall’incertezza relativa alla collocazione politica di chi la presiede (Puzio e Franzese rispettivamente, confluiti in AP). Le uniche commissioni che si stanno riunendo con regolarità sono quella sportiva, presieduta da Luca Paglia, e Affari istituzionali presieduta da Giovanni Zanone. Il risultato, in ogni caso, è che questioni importanti non possono essere discusse.

Non esitiamo a dire che si tratta di un vulnus della democrazia cittadina, la cui origine è da ricercare nei precari equilibri della maggioranza consiliare, nelle ambizioni politiche nazionali di molti, che si riverberano sulla politica cittadina, e, infine, in una concezione “decisionista” che da mesi consideriamo elemento caratteristico del mandato mastelliano.

Risalta con particolare evidenza come la mancanza di una regolamentazione più stringente sulle Commissioni (previste nel Titolo V del “Regolamento”) faccia il gioco delle maggioranze di turno.

Chiediamo al Sindaco, al Presidente del Consiglio, ai capogruppo della maggioranza di intervenire sui Presidenti di Commissione per avviarne un corretto funzionamento che ristabilisca la normale vita democratica dell’Ente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto e titoli tratti da «Il Mattino» del 19 settembre 2017.

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