La Mediateca dei mediocri

La Mediateca dei mediocri

Lo abbiamo già detto: fu grave errore inaugurare la Spina Verde durante la campagna elettorale  amministrativa del 2016: l’opera era priva di collaudo, senza convenzioni con i soggetti che avrebbero  dovuto gestirne le varie strutture, senza sorveglianza. Un peccato, considerando le devastazioni avvenute (ingiustificabili) di una delle opere più intelligenti e meglio pensate del PIU Europa. C’è una  grande responsabilità in tutto questo della precedente Amministrazione, guidata da Fausto Pepe. 

Il Sindaco Mastella, purtroppo, successivamente non ha svolto bene il suo lavoro di vigilanza. Le  scelte fatte, poi, sull’affidamento delle strutture sono molto discutibili. Avemmo modo illo tempore di  stigmatizzare l’affidamento a soggetti “confessionali” di strutture pubbliche. 

Pochi giorni fa il Sindaco che la Mediateca sarebbe stata gestita dall’ARPAC (Agenzia Regionale  per la Protezione Ambientale). Il vantaggio vantato è per il Comune, che ha garanzia della gestione  della struttura e presidio nell’area, e per l’Agenzia, che risparmierà un milione di euro. 

 

La riteniamo una scelta profondamente sbagliata che offende non solo chi ha progettato l’opera  come «un edificio civico, collettivo, a destinazione culturale connessa all’innovazione tecnologica» al  centro del quartiere popolare per eccellenza di Benevento, oltre che più popoloso, ma anche un mondo  di impegno sociale che avrebbe dovuto essere coinvolto attivamente. Troviamo francamente surreale  che nella Delibera di Giunta si dica in premessa che la Mediateca nasce per promuovere la formazione  culturale attraverso la multimedialità e l’organizzazione di eventi, e si conclude affidandola ad un  Ente (burocratico) che dovrà garantire sostanzialmente la sicurezza e, in subordine, mettere a disposizione la Mediateca «ai giovani, agli studenti e alle associazioni che operano nel Rione Libertà». Come  potrà farlo l’ARPAC, con quali strumenti? Nel momento in cui la struttura diventerà un ufficio è  realistico pensare di poterne fare un uso diverso? Insomma, ci pare una scelta al ribasso, mediocre, il  tradimento di una potenzialità che, adeguatamente utilizzata, poteva essere segnale forte ad un quartiere che continua ad essere percepito dalla politique politicienne come un grande serbatoio di voti, da  blandire con promesse elettorali sempre disattese.  

Non possiamo infine non ricordare un latente conflitto di interessi tra chi guida l’ARPAC sannita  e la politica (partitica). Difficile pensare ad una mera coincidenza. Al contrario, ci sembra una plastica  raffigurazione di una “casta” autoreferenziale che disattende e tradisce i veri bisogni popolari.  

 

 

 

 

movimento5stellebenevento

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