Comunicato Stampa

Una Giunta incapace (ontologicamente?) di programmare, gestire e controllare la spesa

Le scadenze amministrative, come del resto la contabilità, non sono certo il punto forte di questa Amministrazione: a fine aprile si arriva con l’acqua alla gola ad approvare in blocco il Bilancio di previsione e tutti gli allegati, strumenti che hanno una tempistica diversa e sono propedeutici l’uno all’altro. Questo è un fatto politicamente gravissimo, poiché la scansione temporale prevista, come ad esempio per il Documento Unico di Programmazione (DUP) che andrebbe discusso entro il mese di luglio dell’anno antecedente a quello a cui il previsionale si riferisce, è necessaria affinché i consiglieri tutti, possano a luglio conoscere la linea politica ed eventualmente proporre, emendare et cetera. Cosa che puntualmente non è avvenuta, confermando la volontà dell’esecutivo di esautorare il Consiglio nella sua funzione essenziale, quella cioè di dettare la linea politica. Meraviglia, dunque, che le doléances dei consiglieri di maggioranza, che pur ci sono state, vengano puntualmente disattese relegando quest’ultimi, nei fatti, ad un ruolo di mera comparsa, utili solo a ratificare come bravi soldatini.

Sull’aspetto tecnico, i vari documenti non concordano tra loro. Vi è corrispondenza solo di 15 voci su 45: solo un terzo è allocato correttamente! Dei 215 milioni circa, di cui si compone il Previsionale, 122 milioni (il 60% circa) non si sa come si vogliano spendere. Qualche esempio potrà meglio chiarire.

L’importo previsto per la TARI nel DUP è di € 15.534.220, nel dettaglio per missioni e programmi è di 15.614.220,00, nel prospetto riepilogativo € 16.658.613,91 e infine nel piano finanziario approvato € 17.224.393,91.

L’Assessore ha provato a spiegare tale incongruenza partendo da un’altra cifra ancora, € 15.484.393,91, che è la stessa che riportano i revisori, ma non è quella riportata nel DUP o nel Bilancio di Previsione!

Per i disabili viene appostata qualche cifra e non più i ridicoli € 1.750 dello scorso anno… ma quali? I 429.766,18 euro del piano finanziario o i 164.369,00 del DUP?

Per l’industria sono previste risorse cospicue: € 4.861.773,24, di cui solo € 216.872,17 nel DUP. Per rintracciare i € 4.644.901,07 bisogna andare a guardare in un’altra tabella, quella degli investimenti, ma a cosa serviranno? Mistero…

A favore di Consiglieri e Assessori nel DUP ci sono € 4.886.451,75 di investimenti (del tutto insensati a meno che non si voglia acquistare qualche immobile per farcene usufruire…), che poi scompaiono in tutti gli altri documenti e tabelle. Chissà nella mente di chi ha redatto questo documento a cosa sarebbero dovuti servire. Altro mistero…

Sui 30 casi di difformità riscontrate, voci presenti nel Previsionale e difformi nel DUP, 5 spariscono proprio. Si tratta della gestione delle risorse umane, il diritto allo studio, la tutela ambientale, le famiglie e la rete dei servizi sociali, tutte pari a zero. Insomma, in questa Amministrazione si danno i numeri e li si danno anche a casaccio!

La spiegazione sul perché manchino all’appello 122 milioni non allocati del DUP è la più classica delle scuse: «È colpa del software» (dixit la capogruppo Molly Chiusolo ieri in Consiglio rispetto ad una sollecitazione di Marianna Farese). Scusa che non regge poiché lo stesso software ha permesso all’Amministrazione precedente di allocare, nei due documenti fondamentali DUP e Bilancio di Previsione (compresi i dettagli per programmi e missioni), correttamente le risorse, rappresentare una perfetta corrispondenza tra i capitoli al centesimo e persino di allocare le entrate nelle schede del DUP. Questa Amministrazione invece non si è presa neanche la briga di compilare le relative caselline.  Tutto si può dire della passata Amministrazione (e tanto è stato detto anche da noi), ma prendiamo atto che con loro i software funzionavano ed ora non più.

Con questo modo di fare e queste patetiche scuse, l’Amministrazione sfacciatamente dimostra di ritenere la programmazione, la gestione efficace e il controllo della spesa solo un optional. Non si spiegherebbe, al contrario, come mai l’organo di revisione debba rammentare, nella sua Relazione, ai dirigenti che potrebbero incorrere in responsabilità disciplinari e amministrative se non verificano prima di autorizzare la spesa che essa sia correttamente imputata nel rispettivo capitolo. Poveri dirigenti che si troveranno ora a dover decidere tra tutti i numeri che si sono dati quali effettivamente saranno imputati! Per fortuna che questa Amministrazione gli darà un supporto, avendo acquistato un nuovo software, grazie al quale d’ora in poi possiamo stare tranquilli: i conti torneranno.

Fervono iniziative contro l’azzardopatia. Il Comune intanto latita

Nei giorni scorsi si è svolta la quarta edizione del Trofeo Contrada Run, organizzato dalla Parrocchia dello Spirito Santo con la collaborazione della Caritas Diocesana di Benevento e l’Associazione Amatori Podismo Benevento e con il patrocinio dell’Us Acli. Alla metà di maggio la Caritas organizzerà altro evento “a tema”. Quale? L’azzardopatia e le sue conseguenze mediche e sociali.

Siamo intervenuti spesso, a partire dall’autunno 2016, nelle sedi che ci pertengono (le commissioni consiliari). Oggi abbiamo, per bocca di Nicola Sguera, riproposto il tema, essendo fino ad ora, malgrado gli impegni presi dall’Amministrazione, malgrado le sollecitazioni del Vescovo, della Caritas, malgrado l’attivazione dell’ASL, totalmente nulla qualsivoglia azione della Giunta Mastella nei confronti di tale epidemia che non solo distrugge le singole vite delle persone ma anche il legame sociale.

Non ci interessa rivangare il passato. Non siamo iene… Ci interessa sapere se il Sindaco Mastella, come autorità sanitaria, gli Assessori Ambrosone e Maio, la Giunta nella sua interezza, i membri della maggioranza che presiedono le Commissioni relative e i consiglieri di maggioranza tutti vogliono intraprendere azioni di contrasto, da noi suggerite ripetutamente, e che dovrebbero culminare nell’approvazione di un Regolamento, o continuare ad ignorare quanto sta accadendo nella nostra città, accampando giustificazioni francamente poco credibili (ad esempio, avere questioni più urgenti da sbrigare…).

È finito il tempo degli impegni presi e disattesi.

È passato un anno e mezzo da quando Angelo Moretti fu invitato ad illustrare con dati agghiaccianti l’entità dell’azzardopatia nel Sannio.

Scommettiamo che anche stavolta l’Amministrazione si volterà dall’altra parte?

Ripensare l’affidamento dell’Auditorium della Spina Verde

Oggi il M5S di Benevento ha protocollato, a firma di Nicola Sguera, un’interpellanza in cui si chiede la quantificazione dei danni subiti dall’Auditorium del Rione Libertà dalle incursioni vandaliche, l’ultima delle quali recentissima, e lo stato dell’affidamento della struttura (rientrante nel cosiddetto PIU Europa) al Conservatorio.

Abbiamo ricordato come (catastroficamente e per un calcolo elettorale di corto respiro) la cosiddetta “Spina Verde”, comprensiva di alcune strutture frutto del PIU Europa, prive di collaudo e di affidamento a soggetti che le prendessero in gestione, fu inaugurata dall’ex Sindaco Fausto Pepe nel maggio 2016. L’intera Spina è stata oggetto nel corso degli ultimi due anni di atti vandalici, rimasi senza responsabili.

Molto lentamente (e discutibilmente) l’Amministrazione Mastella è riuscita ad individuare soggetti cui affidare in gestione le strutture, tradendo lo spirito originario con cui sono state costruite con fondi europei (è il caso della Mediateca affidata all’ARPAC).

In particolare, Mastella ha deciso che l’Auditorium dovesse essere conferito al Conservatorio (che ha avuto in gestione anche la struttura del San Vittorino). A gennaio sembrava che mancasse poco alla formalizzazione di tale accordo. Dopo tre mesi dall’annuncio dell’Assessore al demanio, Maria Carmela Serluca, non ci sono atti formali in tal senso, e la Dirigenza del Conservatorio – stando a quanto apprendiamo dalla stampa – avrebbe espresso perplessità sull’affidamento proprio in virtù dei danni ingenti.

Nelle ultime settimane varie realtà sociali ed artistiche beneventane hanno lanciato incontri pubblici in cui si prospetta un destino diverso per l’Auditorium. È emersa, tra le altre, la possibilità di costituire un’ATI (con all’interno soggetti professionalmente impegnati in campo teatrale, musicale e artistico) disponibile ad investire energie affinché la struttura inizi a funzionare, divenga un centro di proposta artistica immediatamente e venga gradualmente rimessa a nuovo.

Il M5S di Benevento caldeggia tale soluzione, auspicando che l’Amministrazione in carica, che ha sempre e solo cercato interlocutori istituzionali, accetti il confronto con gli operatori del territorio e, a fronte di adeguate garanzie, prenda in considerazione un’eventuale manifestazione di interesse, che garantirebbe ad una delle zone più depresse culturalmente della città, un presidio in grado di ottemperare anche una funzione sociale, come nello spirito originario del progetto.

Le non risposte sul Corso di un’Amministrazione incapace finanche di essere in continuità con se stessa

Nella interpellanza del M5S (datata 23 gennaio 2018), a firma di Nicola Sguera, dopo la ricostruzione del complessa vicenda relativa al Corso Garibaldi e al divieto di ciclabilità (uno dei pochi atti “memorabili” di questa Amministrazione!) si ponevano una serie di domande all’Assessore Delcogliano, che ha provato a rispondere nella seduta (il cosiddetto “Question time” del 21 marzo). Ci siamo dichiarati insoddisfatti di tali risposte, monche rispetto a questioni per noi dirimenti.

A livello di metodo appare sconcertante che la Delcogliano consideri prive di significato le oltre mille firme raccolte dal Comitato “Vivalabici”, omettendo di dire che questa Amministrazione, come la precedente, malgrado ripetute sollecitazioni in tal senso non vuol dare piena attuazione al Titolo VIII dello “Statuto” cittadino, redigendo e approvando quel “Regolamento” che solo regolerebbe istanze, petizioni e proposte. È evidente che le firme servivano a dimostrare come ci fosse una corposa parte di città che auspicava una soluzione ragionevole della vertenza (per altro proposta immediatamente da un personaggio super partes come l’avv. Collarile). Giusto, dunque, il risentimento di chi si è sentito preso in giro (con la promessa disattesa di un tavolo di concertazione, richiesta protocollata ben due volte, senza risposta) e ha visto ignorato il faticoso lavoro di raccolta di firme.

Nella risposta della Delcogliano, però, spiccano due mancanze clamorose. L’allora vicesindaco Erminia Mazzoni, nel rispondere ad un’interrogazione dell’allora consigliere di opposizione Vincenzo Sguera (del 30.09.2016 in cui, citando l’art. 7, comma 9 prima e seconda parte, faceva presente che è necessaria delibera di Giunta per provvedere a delimitare le aree pedonali e le ZTL, e chiedeva se ci fosse stata tale delibera) rispondeva, nel “Question time” del 18 ottobre 2016, in maniera molto articolata. Si prendeva atto che l’ordinanza di divieto di circolazione delle bici, emesso dal dirigente della Polizia Municipale, continua «ad essere pedonalizzata per ragioni contingibili». Mancava, dunque, un atto di giunta che renda ordinario lo straordinario. Mazzoni diceva che a breve l’Amministrazione avrebbe provveduto a «recuperare la regolarità degli atti», ma che nello stesso tempo era sua intenzione (dell’Amministrazione) programmare incontri tra ciclisti e Sindaco per definire «un’attività futura per regolamentare in maniera compiuta l’utilizzo di questo tratto stradale da parte dei ciclisti civili e da parte dei pedoni, mettendo insieme gli interessi degli uni e degli altri». Entrambi gli impegni sono stati disattesi. E la Delcogliano arriva ad affermare che, «quanto alle intenzioni del Vicesindaco non vi sono evidenze circa irregolarità, evidentemente perché non ne ha rilevate». Ribadiamo, dunque, la domanda, e sollecitiamo un intervento in tal senso dell’ex Vicesindaco: c’è stato l’atto di giunta promesso nell’ottobre 2016 (circa un anno e mezzo fa)?

La seconda omissione, altrettanto clamorosa, riguarda il nostro ultimo quesito. Come è possibile che, in violazione del Codice della Strada, che all’art. 3 definisce “area pedonale” una «zona interdetta alla circolazione dei veicoli, salvo quelli in servizio di emergenza, i velocipedi e i veicoli al servizio di persone con limitate o impedite capacità motorie, nonché eventuali deroghe per i veicoli ad emissioni zero aventi ingombro e velocità tali da poter essere assimilati ai velocipedi» (motivo per cui la precedente Amministrazione aveva dotato i Vigili di bici elettriche e creato il servizio SMUG) circolino continuamente veicoli di ogni sorta? Quante autorizzazioni esistono che consentono la deroga rispetto a quanto previsto dal Codice della strada? Ebbene, l’Assessore ha ritenuto di ignorare letteralmente questa domanda, rinviando ad una definizione del nuovo PUT ogni risposta. Ai lettori ogni giudizio in merito…

Infine, nel “Programma di mandato” di Mastella era scritto che bisognava dotare la città di piste ciclabili… «Una rete ciclabile cittadina attende di essere anche solo pensata» (Benevento ritorna, p. 46). Ora scopriamo che il Comune destina (degli 800 mila euro presunti di multe da riscuotere)… 1000 euro a tale scopo! Siamo al grottesco, alla totale scollatura tra la logorrea delle dichiarazioni mirabolanti e la totale inerzia nel fare.

In sintesi: un’Amministrazione mediocre, incapace di essere in continuità con se stessa e, su grandi temi, senza una “visione” di città, destinata, dunque, a morire di traffico e inquinamento.

La Mediateca dei mediocri

Lo abbiamo già detto: fu grave errore inaugurare la Spina Verde durante la campagna elettorale  amministrativa del 2016: l’opera era priva di collaudo, senza convenzioni con i soggetti che avrebbero  dovuto gestirne le varie strutture, senza sorveglianza. Un peccato, considerando le devastazioni avvenute (ingiustificabili) di una delle opere più intelligenti e meglio pensate del PIU Europa. C’è una  grande responsabilità in tutto questo della precedente Amministrazione, guidata da Fausto Pepe. 

Il Sindaco Mastella, purtroppo, successivamente non ha svolto bene il suo lavoro di vigilanza. Le  scelte fatte, poi, sull’affidamento delle strutture sono molto discutibili. Avemmo modo illo tempore di  stigmatizzare l’affidamento a soggetti “confessionali” di strutture pubbliche. 

Pochi giorni fa il Sindaco che la Mediateca sarebbe stata gestita dall’ARPAC (Agenzia Regionale  per la Protezione Ambientale). Il vantaggio vantato è per il Comune, che ha garanzia della gestione  della struttura e presidio nell’area, e per l’Agenzia, che risparmierà un milione di euro. 

 

La riteniamo una scelta profondamente sbagliata che offende non solo chi ha progettato l’opera  come «un edificio civico, collettivo, a destinazione culturale connessa all’innovazione tecnologica» al  centro del quartiere popolare per eccellenza di Benevento, oltre che più popoloso, ma anche un mondo  di impegno sociale che avrebbe dovuto essere coinvolto attivamente. Troviamo francamente surreale  che nella Delibera di Giunta si dica in premessa che la Mediateca nasce per promuovere la formazione  culturale attraverso la multimedialità e l’organizzazione di eventi, e si conclude affidandola ad un  Ente (burocratico) che dovrà garantire sostanzialmente la sicurezza e, in subordine, mettere a disposizione la Mediateca «ai giovani, agli studenti e alle associazioni che operano nel Rione Libertà». Come  potrà farlo l’ARPAC, con quali strumenti? Nel momento in cui la struttura diventerà un ufficio è  realistico pensare di poterne fare un uso diverso? Insomma, ci pare una scelta al ribasso, mediocre, il  tradimento di una potenzialità che, adeguatamente utilizzata, poteva essere segnale forte ad un quartiere che continua ad essere percepito dalla politique politicienne come un grande serbatoio di voti, da  blandire con promesse elettorali sempre disattese.  

Non possiamo infine non ricordare un latente conflitto di interessi tra chi guida l’ARPAC sannita  e la politica (partitica). Difficile pensare ad una mera coincidenza. Al contrario, ci sembra una plastica  raffigurazione di una “casta” autoreferenziale che disattende e tradisce i veri bisogni popolari.  

 

 

 

 

Muro contro muro sulla mensa. Se TAR sospende ancora dimissioni…

Con una comunicazione firmata dal Dirigente Alessandro Verdicchio alle scuole il Comune dimostra irragionevolezza sulla vicenda della refezione scolastica. Nel preannunziare, infatti, l’avvio della mensa scolastica si ribadisce che il vigente Regolamento vieta la presenza di qualunque altra forma di pasto nelle scuole. Lo scorso 8 febbraio avevamo sollecitato il Sindaco a rispondere positivamente alla richiesta dell’avvocato Vecchione che chiedeva, in attesa del pronunciamento del TAR, previsto per la prima settimana di marzo, di sospendere il “Regolamento”. Invece si continua a preferire un irrazionale muro contro muro. Questo costringerà le famiglie che si opponevano all’obbligo della mensa ad una nuova richiesta di sospensiva, in attesa del merito fra tre settimane.

Dall’inizio della surreale vicenda abbiamo fatto proposte ragionevoli che tutelassero quanti più soggetti coinvolti (in primis i bambini). Constatiamo che si preferiscono le prove di forza. Fino ad ora sono state disastrose per l’Amministrazione, ma a pagare sono sempre stati i cittadini.

Oggi dovrebbe essere notificata la terza istanza cautelare al TAR volta alla sospensione del regolamento comunale. È realistico che il TAR accolga l’istanza con decreto immediato, come a settembre, per poi discutere l’istanza in contraddittorio con il Comune in successiva udienza, magari il 7 marzo.

Verrà inoltrata una nuova diffida a tutti i Dirigenti, ricordando la loro autonomia istituzionale, ricordando loro l’illegittimità del Regolamento comunale, preannunciando anche azioni risarcitorie da parte di quelle famiglie che si vedrebbero costrette ad aderire al servizio perché impossibilitate ad accudire i figli durante il tempo mensa.

Nel caso in cui il TAR dovesse nuovamente sospendere il “Regolamento” e poi dichiararlo nullo chiediamo sin da ora le dimissioni di chi ha avallato questa linea d’azione.

Gli abitanti di Pantano figli di un Dio minore?

Fino a quando, si chiedono gli abitanti di Pantano, evidentemente figli di un Dio minore o cittadini dimidiati, si dovrà assistere a scene come quelle odierne, viste e riviste nel corso degli anni? Fino a quando la pioggia più o meno battente separerà una contrada dal resto della città? Sappiamo che le questioni sono annose e le responsabilità diffuse (e antiche), sappiamo che la campagna elettorale – che vede il Sindaco impegnato (seppure indirettamente), a dispetto dei solenni impegni presi nel 2016 – incombe, apprezziamo l’impegno dei Vigili, dei pompieri, la presenza dei tecnici comunali sul luogo del disastro e dell’Assessore Pasquariello. Ma il problema resta nella sua drammaticità: centinaia di cittadini reclamano incolumità e possibilità di muoversi senza rischio. È necessario sguardo lungo: prevenzione e non interventi straordinari. Per questo chiediamo l’istituzione di un tavolo dedicato, con la partecipazione attiva di una rappresentanza della Contrada, che affronti le questioni più spinose per la messa in sicurezza della zona, evitando che si ripetano le scene di oggi o danni alle persone, oggi sfiorati.

* * *

Un po’ di storia…

Alluvione 2015

Un intervento del M5S

La denunzia dei residenti

 

 

 

Parole in libertà? Una risposta a Franzese

«C’è della gente che parla un minuto prima di pensare». Questo ci è venuto in mente quando abbiamo letto l’intervento (totalmente scollegato dall’attualità politica) del consigliere Franzese, in evidente stato di confusione (politica).

La nota invero non sarebbe neanche degna di risposta tale è la pochezza (e la bassezza…) delle argomentazioni (?) che sembrano mal nascondere solo un risentimento personale (che in politica dovrebbe essere bandito). Mi limito, dunque, a far notare quattro cose.

1) La mancanza di virgolettati mostra come la sua ricostruzione sia totalmente fantasiosa. Abbiamo chiesto a novembre le sue dimissioni da Consigliere in virtù del DASPO che gli è stato comminato; a settembre avevamo reclamato il regolare svolgimento delle Commissioni, bloccate dalle fibrillazioni interne alla maggioranza, in particolare dai «valzer» (Mastella) dei tre (Puzio, Franzese, Russo) prima confluiti in AP, poi costituitisi in gruppo consiliare a sé.

2) Nicola Sguera non fa parte della Commissione presieduta da Franzese e solo in rarissime circostanze gli è capitato di sostituire Marianna Farese.

3) Il M5S ha fatto pervenire più di un anno fa un’articolata proposta al Presidente del Consiglio e al Sindaco per la razionalizzazione delle Commissioni, in linea con uno dei propri punti programmatici: la riduzione dei costi della politica.

4) Se Franzese pensava di fare “operazione verità” pubblicando gli emolumenti percepiti da noi consiglieri sappia che essi vengono pubblicati in tempo reale sul nostro blog, nella sezione “Ti informiamo”, perché fare del Comune una “casa di vetro” è obiettivo fondamentale del nostro mandato (e lo applichiamo in primis a noi stessi).

Chiudo ricordando che, per nostra iniziativa, il Comune sta pubblicando i verbali delle Commissioni. Ogni cittadino potrà valutare l’operato dei Presidenti e dei singoli consiglieri in esse.

A dirla tutta, di Franzese come Presidente di Commissione e come Consigliere, ad oggi, non si ricordano né memorabili interventi né proposte che hanno modificato la condizione comatosa del commercio in città.

 

Presentazione candidati sanniti M5S

Domani sabato 3 febbraio alle ore 16,00, a Palazzo Paolo V, saranno presentati i candidati sanniti alle elezioni politiche previste per il 4 marzo 2018: per il Collegio Camera Campania 2 il prof. Pasquale Maglione (plurinominale), già candidato alle Regionali del 2015, e Angela Ianaro (uninominale), ricercatrice e docente universitaria, per il Collegio Senato Campania 1 l’avv. Sabrina Ricciardi (plurinominale), prima dei non eletti del M5S alle Amministrative del 2016, e Danila De Lucia (uninominale), giornalista ed editrice.

Sarà presente il capogruppo alla Regione del M5S, Valeria Ciarambino, referente campano per il Rally che sta portando Luigi Di Maio a incontrare tutti gli italiani.

Saranno presenti i due portavoce in Consiglio comunale, Marianna Farese e Nicola Sguera.

Il Comune aderisca questa volta al progetto sul “compostaggio di comunità”

Abbiamo appreso con piacere delle novità relative ai lavoratori degli ex Consorzi («Sembra essersi nuovamente incamminata su una strada meno accidentata la vicenda dei lavoratori degli ex Consorzi Rifiuti») e letto che i Comuni, tra cui quello di Benevento, potrebbero ripensare la propria adesione, illo tempore non comunicata, al progetto regionale di cosiddette “compostiere di comunità”, disponendo così, a costo zero, di una trentina di lavoratori che potrebbe utilizzare all’Asia.

Per questo ieri, nell’audizione in Commissione Ambiente (finalmente tornatasi a riunire), il portavoce Nicola Sguera ha sollevato la questione con l’assessore De Nigris, di cui si è apprezzata la metodologia di lavoro (lo studio dei problemi e dello stato dell’arte nel settore di competenza) e molte proposte (unificazione di ambiti separati in un disegno organico senza interventi “spot”, acquisti “verdi”, autonomia energetica degli edifici comunali, bollini “verdi” per le caldaie, porta a porta per il vetro).

Il nostro auspicio è che il Comune aderisca all’iniziativa in questione, sanando così un clamoroso errore di sottovalutazione compiuto lo scorso anno. Il 25 febbraio 2017, infatti, il M5S di Benevento segnalò, con una PEC, all’allora Assessore, Vincenzo Russi, «la possibilità di aderire a manifestazione di interesse Regione Campania per accedere a finanziamenti relativi a compostaggio di comunità», ricordando come i tempi fossero stretti (ma ci sarebbe poi stata un a proroga). Tre giorni dopo fu inviata all’Assessore e al Sindaco una mozione («Adesione alla manifestazione di interesse alla localizzazione di impianti di compostaggio di comunità per trattamento della frazione organica dei rifiuti indetta dalla Regione Campania»).

La PEC, in mancanza di risposta, fu inoltrata di nuovo l’8 marzo, con l’aggiunta di guide ed esempi su come stilare la documentazione necessaria. In mancanza di risposte, il 27 marzo fu organizzata una conferenza-stampa sotto Palazzo Mosti, cui partecipò il portavoce in Parlamento Carlo Sibilia, insieme ai due rappresentanti cittadini e a diversi attivisti del Meetup “Grilli Sanniti”. I due portavoce furono ricevuti dall’Assessore Russi, il quale, nella sostanza, dichiarò che altri erano i progetti dell’Amministrazione, evocando la costruzione di un grande impianto per lo smaltimento dei rifiuti organici pubblico-privato in cui far convergere l’intera Provincia e che divenisse fonte di guadagno per Benevento. Per altro era pervenuto un progetto molto interessante che legava la compostiera di comunità ad un orto sociale avviato in città (progetto vanificato dalla mancata manifestazione di interesse del Comune).

Anche il WWF Sannio inoltrò appello al Comune affinché aderisse.

Sappiamo com’è finita. La Regione legò al compostaggio di comunità, a titolo gratuito, le risorse umane degli ex Consorzi, del grande impianto pubblico-privato non si è mai sentito più parlare. Insomma un’occasione perduta (l’ennesima). Eppure ci pare norma di buon senso che un Comune in dissesto aderisca ad ogni iniziativa che porti risorse gratuitamente in città!

Se perseverare è diabolico ci auguriamo che l’Amministrazione si industri per prendere tre piccioni con una fava: dotare Benevento di compostiere con cui produrre compost di qualità, consentire a trenta lavoratori di operare in città per un anno e mezzo, dare un po’ di respiro all’ASIA, in enorme difficoltà, come la condizione pietosa delle strade cittadine dimostra palesemente.

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