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Interpellanza (e risposta dell’Assessore) sulla determinazione dei costi della TARI

Interpellanza a firma di Marianna Farese.

Risposta dell’Assessore Serluca.

 

Interrogazione (e risposta dell’Assessore) sulle palestre comunali.

L’interrogazione del M5S a firma di Marianna Farese.

La risposta dell’Assessore Del Prete.

Interrogazione (e risposta) sulla mensa (e i costi legali)

L’interrogazione del 20 marzo 2018 sui costi legali del Comune in relazione alla refezione scolastica.

La risposta dell’Assessore Del Prete nel Questione time del 4 maggio 2018.

Due vicende urbanistiche su cui urge far luce e prendere decisioni

Il M5S di Benevento ha protocollato stamane due interrogazioni relative a questioni urbanistiche.

La prima riguarda il complesso in Contrada Gran Potenza. Diamo una veloce occhiata alla storia (che rappresenta plasticamente la cattiva gestione che spesso prescinde dal colore politico dell’Amministrazione). Alla fine degli anni Ottanta l’Immobilgest s.r.l. investiva in Benevento per realizzare insediamenti di edilizia residenziale; successivamente in tale investimento subentrava la Gesim s.r.l. che, dopo aver acquistato suoli in Contrada Gran Potenza, chiedeva al Comune concessione edilizia per 7 palazzi, locali commerciali e parcheggi; nel 1990 la ditta stipulava convenzione, impegnandosi a realizzare opere di urbanizzazione primaria e secondaria da cedere a titolo gratuito al Comune dopo il collaudo; tra tali opere erano previste impianti sportivi, piccole strutture commerciali con parcheggio e riqualificazione della Stazione Ferroviaria Rione Libertà; contestualmente il Comune approvava il progetto per l’asse interquartiere, con una strada che prevedeva l’attraversamento del complesso (effettivamente realizzato); la Gesim intanto vendeva i manufatti all’Enpam e all’Inadel; tali manufatti riveleranno nel tempo evidenti errori di progettazione ed esecuzione che si sommeranno ai danni dovuti alla franosità della zona, con il crollo di muri di cinta.

Alcuni cittadini residenti ci hanno fatto presente che risulta crollato il muro di contenimento su via Piccinato (e che alcuni volenterosi hanno provveduto a proprie spese a far rimuovere i pericolosi frammenti…), che non si è mai proceduto al collaudo delle opere, che gli spazi destinati originariamente alle strutture sportive versano in stato di abbandono e catastalmente risultano ancora intestati ad una società privata, e che una società privata sta vendendo stalli dei parcheggi destinati alle utenze commerciali. Per questo abbiamo interrogato Sindaco e Assessori competenti (Urbanistica, Lavori Pubblici, Patrimonio) per sapere se il Comune intenda intervenire per ripristinare il muro crollato; se il Comune intenda collaudare le opere fino ad oggi rimaste prive di collaudo; se il Comune intenda acquisire i terreni destinati nel progetto originario alla costruzione delle strutture sportive; se il Comune intenda verificare la legittimità della vendita degli stalli.

Nella seconda chiediamo lumi su Piazza Orsini, data circa tre anni fa in locazione dai proprietari ad una società privata affinché potesse chiedere al SUAP del Comune di Benevento l’autorizzazione per la realizzazione di un parcheggio e che l’autorizzazione fu rilasciata previo stipula di una convenzione. L’area in questione è attraversata da una strada pubblica (vicoletto Assisi) larga circa cinque metri, quindi di proprietà del Comune, che spezza in due la zona interessata dal parcheggio. Tale strada è destinata al traffico esclusivamente pedonale, e non dovrebbe essere interferito da quello veicolare. Pertanto, non dovrebbe essere percorsa dalle auto in senso longitudinale né dovrebbe essere attraversata dai veicoli ln senso trasversale, il varco d’ingresso in corrispondenza della fontana non dovrebbe essere utilizzato anche come ingresso al parcheggio, né la stessa strada può essere utilizzata come stalli di sosta. Per questo motivo abbiamo chiesto, tra l’altro, all’Amministrazione se nella zona di piazza Orsini un parcheggio pubblico, ancorché gestito da un privato su di un’area parzialmente  di proprietà privata, è conforme alla destinazione urbanistica che il PUC conferisce alla stessa area, se il SUAP che, trattandosi di un’attività produttiva, è  competente al rilascio dell’autorizzazione unica o a ricevere la SCIA, si è munito dei pareri dell’ufficio urbanistica,  dell’ufficio mobilità e dell’ufficio ambiente, se, ricadendo l’area nel centro storico, sono stati chiesti i pareri della commissione comunale del paesaggio e della competente Soprintendenza, cosa nel progetto presentato al Comune è stato previsto per la salvaguardia dei pedoni che percorrono la strada comunale che attraversa il parcheggio e quali sono state tutte le altre previsioni in materia di sicurezza, se gli Uffici comunali hanno verificato che i percorsi carrabili non interessassero la strada comunale e non interferissero con quelli pedonali, come è stata individuata, e come è stata fisicamente delimitata la strada pubblica.

Tutte le strutture sportive devono avere trattamento eguale

Oggi, durante la discussione in Consiglio comunale relativa al Bilancio di previsione, la capogruppo di maggioranza, Molly Chiusolo, ha detto, nel difendere il documento ed elencando quanto l’Amministrazione Mastella sta facendo per il risanamento delle casse comunali, che si stanno recuperando i crediti nei confronti delle strutture sportive, regolarizzandone le posizioni attraverso convenzioni. Abbiamo già ricordato in altri interventi che riteniamo positiva l’azione dell’Amministrazione in tal senso, rispetto alla “confusione” (usiamo un eufemismo) regnante fino al 2016 (e a morosità purtroppo irrecuperabili come quella di oltre 100 mila euro del CRAL Rione Libertà). Abbiamo però richiamato l’attenzione su alcune situazioni da affrontare con decisione, rispetto alle quali (non riusciamo a trovare altre motivazioni) la stessa maggioranza consiliare si trova spaccata. Insomma, chiediamo che si usino pesi e misure eguali!

Entriamo nel merito con un esempio concreto. Il Palazzetto “Mario Parente” (cosiddetto “Palaparente”) è emblematico di quanto sia difficile (ma necessario per equità) sanare alcune anomalie ereditate dal passato.

Ricostruiamo la storia. Nel 2001 veniva firmata la convenzione per 9 anni (scadenza 2011) con la Virtus Benevento. Nel 2010 il Tribunale di Benevento considerava risolto il rapporto per morosità della società e intimava il rilascio dell’immobile. Nel maggio 2015 la Corte di Appello di Napoli accoglieva il ricorso della società previo pagamento morosità. Nel frattempo società e Comune dialogavano: la prima rivendicava lavori svolti, il secondo chiedeva il pagamento degli arretrati, constatando la mancanza di qualunque autorizzazione formale a tali lavori e del titolo di occupazione del Palazzetto. La Virtus, anche attraverso i propri legali, ha sempre sottolineato come la mancanza di agibilità della struttura avesse costretto a spese straordinarie. Nel 2016 gli uffici segnalavano una corposa morosità. Nell’aprile 2016 la società Virtus Benevento comunicava di aver svolto lavori straordinari (a seguito dell’alluvione) e chiedeva la compensazione con il debito maturato.

Ricostruita per sommi capi la vicenda, più volte affrontata in Commissione Sport, e tenendo conto della linea della Commissione stessa, cioè sollecitare con atti formali gli Uffici a regolarizzare quanto prima tutte le situazioni sospese, attraverso bandi di evidenza pubblica, ritenendo in ogni caso non percorribile, ove accertati e accettati i lavori straordinari (che secondo la convenzione spettavano alla società), una compensazione del dare e dell’avere (ricadendo il credito del Comune nel dissesto e l’eventuale debito da deliberare “fuori bilancio”), riteniamo improcrastinabile la messa a bando del Palazzetto.

Non si tratta di mettere in discussione i meriti di chi promuove in città attività sportive, ma è necessario che ciò accada nel rispetto di regole che devono valere inderogabilmente per tutti. Come dicemmo in altra circostanza, non possono esserci figli e figliastri di questa Amministrazione. È il caso del Palaparente ma anche del Paladua, ad esempio, così come è urgente stipulare la convenzione per il Vigorito (e ripensare per tempo, ora che purtroppo il Benevento è matematicamente retrocesso in serie B, la questione del mercato S. Colomba da parte dell’Assessore Ambrosone).

Chiediamo, dunque, agli uomini di buona volontà presenti nella maggioranza e nella Giunta di adoprarsi celermente in tale direzione, dando indicazioni univoche agli uffici competenti.

Rimettere immediatamente e velocemente mano al PUC (anche per risolvere l’emergenza IMU di decine di famiglie)

Il M5S  ha organizzato un’assemblea pubblica, coordinata da Nicola Sguera, partecipata dai soggetti coinvolti (vistisi recapitare cartelle pesantissime dal Comune per l’IMU), da professionisti e dallo stesso Assessore all’Urbanistica, Antonio Reale.

Ricordiamo che il combinato disposto del PUC (entrato in vigore nel 2013, in piena recessione economica), lo svanire di tutti i progetti di insediamenti produttivi su cui esso si fondava (piattaforma logistica, IKEA, Call Center et cetera) e il varo dell’IMU (2013) hanno fatto sì che un potenziale vantaggio per i possidenti (la modificazione della destinazione urbanistica) si trasformasse in una vera e propria maledizione: cartelle con importi elevatissimi da pagare e pochissime speranze di vendere o utilizzare i terreni ipervalutati.

Dopo i saluti del portavoce del M5S, Marianna Farese, è intervenuto l’avv. Patrizia Bonelli, che ha raccontato la vicenda, con tratti surreali, di un assistito in contenzioso con il Comune per la definizione dell’importo da pagare.

Salvatore Zotti, conoscitore “dall’interno” della vicenda, ha dato chiarimenti tecnici e proposto alcuni palliativi per affrontare l’emergenza, chiarendo, però, che l’unica soluzione limpida e certa è la revisione del PUC.

Vittorio Giangregorio ha, dunque, dettagliato tale proposta, ricostruendo la storia di un Piano nato “vecchio”, attento più ad interessi particolari, privo di una visione solida e lungimirante di cosa dovesse essere Benevento. All’epoca il Meetup “Grilli Sanniti” scrisse che si sarebbero moltiplicati solo i contenziosi legali… Detto, fatto! Giangregorio ha spiegato che, dunque, bisogna da subito rimettere mano al PUC (come d’altronde scritto nel “Programma” del M5S alle Amministrative 2016).

Molti gli interventi del pubblico (come era nelle intenzioni di chi ha voluto un’Assemblea e non un seminario). È emerso uno spaccato drammatico: pensionati che dovrebbero investire tutti i propri soldi per pagare le cartelle, figli costretti a rinunziare all’eredità dei genitori per non essere gravati da debiti insostenibili. Il M5S ha ribadito che questa emergenza non può essere affrontata individualmente: Benevento deve mostrare di essere una comunità. Non si tratta, dunque, di individuare “capri espiatori” ma soluzione rapide ed efficaci.

L’Assessore Antonio Reale ha sintetizzato l’azione dell’Amministrazione: sulla base di una relazione degli ordini professionali e dell’ANCE, ha dato mandato al Dirigente e ai funzionari dell’Urbanistica di ridefinire i valori dell’IMU, facendo quegli adeguamenti evidentemente “dimenticati” negli ultimi anni, e ha promesso di potenziare gli uffici preposti al contenzioso per velocizzare le pratiche per i cittadini. Purtroppo ha ribadito che per gli anni passati e almeno per i prossimi due (fino alla redazione di un nuovo PUC) i cittadini dovranno pagare.

Il M5S non condivide tale impostazione. Nel metodo è necessario iniziare sin da ora a coinvolgere i cittadini in modo che il prossimo Piano sia effettivamente partecipato (e non calato dall’alto e rispondente a logiche di piccoli gruppi organizzati). Nel merito, riteniamo sbagliata (e fondata su errori tecnici, presenti nella relazione di riferimento) la scelta di perseguire la strada dell’abbassamento dei valori dell’IMU, e ci chiediamo se la stessa maggioranza sarà in grado di approvare tale delibera che potrebbe esporre i consiglieri a rilievi della Corte dei Conti (in un Comune dissestato). In ogni caso, resterebbero ai cittadini da pagare importi ingentissimi, quand’anche fossero ridotti del 35 o del 50%. La strada maestra, a nostro avviso, è un patto tra le forze politiche che rimetta mano immediatamente al PUC e consenta, ai cittadini che ne facciano richiesta, di riclassificare quelle zone, riportandole alla naturale vocazione agricola.

Tale variazione deve però essere solo propedeutica ad una più generale revisione per la quale è necessario uno sguardo “lungo”, una “visione” di ciò che Benevento, dismessa ogni velleità neo-industriale e in decremento demografico, vuole essere da grande.

Anche per questo ci appare necessario che la Commissione Urbanistica, presieduta da Renato Parente, strumento fondamentale di confronto e proposta, riunitasi pochissime volte dall’inizio della consiliatura, cominci a funzionare stabilmente. Se il Presidente, preso dai compiti di Segretario del Sindaco, non è in grado di garantirlo, chiediamo che passi la mano. Nella maggioranza ci sono autorevoli professionisti in grado di farla essere strumento quanto mai necessario di elaborazione della Benevento del futuro. D’altronde, tale progetto è contenuto nel “Programma di mandato” dell’Amministrazione in carica, dove si legge che è necessario un aggiornamento del Piano e che si «dovrà agire su criteri di ri-generazione dell’esistente».

Il M5S nei prossimi mesi presenterà un Dossier con una mappatura completa dell’emergenza e organizzerà un altro appuntamento, più tecnico, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati.

* * *

RASSEGNA STAMPA

Anteprima 24

TV7

Infosannio

La Serluca qualche giorno prima

Il Comitato Olivola-Roseto

 

Anomalie su ASIA, TARI e Assessore al controllo analogo

Il 31 marzo si è svolto un Consiglio comunale dedicato alla TARI, la tassa sui rifiuti. Il 5 aprile si è tenuta, invece, una conferenza stampa con una dettagliata relazione di Donato Madaro, Amministratore di ASIA da settembre 2017, subentrato a Bernardino Quattrociocchi, dopo il lungo mandato di Lucio Lonardo (durato dal 2007 all’aprile 2017). Alla conferenza stampa sono seguiti interventi (dello stesso Lonardo, del Direttore Massimo Romito e di esponenti sindacali) molto polemici.

Andiamo con ordine. Nel 2018 la TARI costerà ai cittadini beneventani 436.000 euro in più rispetto al 2017. Le motivazioni sono diverse, alcune risalgono a fatti di oltre un decennio fa, come il debito FIBE , altre a fatti piuttosto recenti, come il debito SAMTE, altre ancora ad una gestione poco oculata dei costi (telefonia, carburante, lavoratori interinali, super manager et cetera), gestione «connotata da profili di estrema singolarità», ha detto Madaro. Fatti che il M5S ha già denunciato circa un anno fa.

Volendo affrontare i temi uno alla volta, per il debito FIBE va rilevato che esso è un debito che riguarda gli anni 2003 (circa un milione di euro), 2004 (circa due milioni di euro), 2005 (circa un milione e mezzo di euro) per un totale di 4.6540.512,34 euro, poi ridotti a seguito di un mutato assetto normativo.

In quegli anni ovviamente l’allora TARSU fu pagata dai contribuenti, e anche se non tutti la pagarono, gli importi non versati sono stati oggetto poi di accertamento, ingiunzione et cetera. Dunque, inserendo tale debito negli ultimi piani tariffari i contribuenti, specialmente quelli virtuosi, lo stanno pagando due volte!

È singolare che, solo oggi, Lonardo ci inviti a sollevare tale questione. Evidentemente non ha avuto modo di ascoltare le dichiarazioni rilasciate alla stampa, specie a latere dell’ultimo Consiglio, dove abbiamo ribadito più volte che i cittadini vengono usati come bancomat, e che si fa pagare loro, più volte, debiti la cui responsabilità va cercata in diverse sedi. Piuttosto, perché non ha denunciato alla Corte dei Conti tale comportamento, dato che ha tutta la documentazione per dimostrarlo?

Perché poi il Comune di Benevento riconosce tale debito attraverso un accordo tra l’allora management dell’ASIA e dirigenti del Comune, e non sceglie la strada della deliberazione in Consiglio Comunale in modo da cristallizzare atti e responsabilità?

Sulla gestione di ASIA nel periodo Lonardo non occorre dilungarci, dato che ne abbiamo parlato più volte sia come Meetup, prima del 2016, sia come portavoce, negli ultimi due anni, e denunciate le anomalie nelle opportune sedi (nel marzo 2017 presentammo alla stampa un dettagliatissimo dossier). Il nuovo Amministratore unico, Madaro, ha dato alle sue anomalie ampio risalto nella sua ultima relazione. Piuttosto occorre sottolineare che in essa diverse responsabilità vengono attribuite anche agli anni 2016 e 2017, cioè all’attuale Amministrazione, e va rilevato, inoltre, che a fronte di risparmi annunciati (che a volerli sommare tutti sfiorerebbero il milione di euro) riorganizzando l’attività, le previsioni di spesa di ASIA sono pressoché identiche, anzi il costo totale (ASIA più Comune) aumenterà di circa mezzo milione, ma questo per effetto della sentenza SAMTE. Sentenza che, come è noto, riguarda l’anno 2017, e per tanto non dovrebbe essere caricata sulla TARI 2018 ma trattata come un debito fuori bilancio le cui risorse andrebbero trovate nella fiscalità generale, e dunque spalmate su tutti i contribuenti e non sui soliti virtuosi che pagano. Questo ulteriore debito ricorda tanto la storia del cetriolo…

In ultimo, un cenno va fatto anche al caso ASIA/spin-off, dove si configura un vero e proprio conflitto di interessi nella persona dell’attuale Vicesindaco Serluca, Assessore al controllo analogo e contemporaneamente socia dello spin-off affidatario di una consulenza da parte dell’ASIA, rispetto alla quale qualche giorno fa disse che era a titolo gratuito (anche in Commissione) per poi ritrattare, dicendo che nessun compenso andrà nelle sue tasche, quando è emerso che la società è affidataria di un contratto di 5.000,00 euro.

Insomma, da qualsiasi angolazione si voglia approfondire la faccenda, questa storia puzza (e non per la “monnezza”!).

Le palestre comunali, nodo irrisolto dell’Amministrazione Mastella

Il M5S, a firma di Marianna Farese, ha presentato interrogazione sulla gestione delle strutture sportive di pertinenza degli Istituti scolastici di primo grado (e dunque del Comune, che è titolare degli edifici).

Come noto, la gestione ordinaria di tali strutture spetta ai singoli Dirigenti Scolastici, mentre la gestione straordinaria degli edifici spetta all’Ente Comune. Tali strutture sono utilizzate in modo esclusivo dagli Istituti Scolastici per le attività curriculari, mentre potrebbero essere sottoutilizzate negli orari al di fuori di quello scolastico. La fruizione di tali strutture da parte della cittadinanza potrebbe contribuire a migliorare lo stile di vita dei cittadini e al contempo consolidare il senso di comunità che si aggrega intorno alla “scuola” così come più volte evidenziato dagli strumenti di programmazione nazionale e regionale come ad esempio “scuole-aperte”. Questa Amministrazione ha avviato un percorso, attraverso l’emanazione di diversi regolamenti, al fine di razionalizzare l’uso degli immobili di proprietà comunale da parte di privati con l’individuazione di procedure ad hoc per l’affidamento in gestione di tali immobili. Il M5S chiede, dunque, di sapere come sono disciplinati i rapporti tra Istituto e Ente comune per l’uso di tali strutture; se è prevista una regolamentazione delle strutture sportive di pertinenza degli Istituti Scolastici; se è prevista una procedura di affidamento a terzi, quali caratteristiche debbano possedere i terzi che intendano farne richiesta, se è previsto un corrispettivo per usufruirne

Più in generale, sulle problematiche legate alle strutture sportive cittadine, ribadendo apprezzamento per il lavoro della Commissione presieduta da Luca Paglia che, faticosamente, sta cercando di mettere ordine nel ginepraio che, nel decennio precedente, ha prodotto rendite di posizione “feudali” da parte di alcuni gestori privati, si rimarcano alcune criticità irrisolte: quelle relative al Paladua e al Palaparente (su cui siamo intervenuti con una nota a gennaio, che manifestano una frattura interna alla maggioranza che governa la città), quelle relativa alle strutture tennistiche (che manifestano una scollatura tra parte politica e tecnica di Palazzo Mosti), e, soprattutto, quelle relativa al mancato rinnovo della convenzione sullo stadio Vigorito (su cui siamo intervenuti con una nota a novembre 2017). Da quando, lo scorso anno si premeva affinché si fosse pronti prima di Natale, si è arrivati ad oggi, nell’imminenza dell’approvazione del bilancio previsionale, senza sapere quanto il Comune dovrebbe incassare dall’adeguamento del canone. Le continue tensioni, che denotano la volontà di non rimanere con il “cerino” acceso in mano, mostrano come, su questioni spinose, Mastella e i suoi perdano il piglio decisionista che invece esercitano molto bene nei confronti di soggetti deboli (vedi vicenda Corso Garibaldi o refezione scolastica).                                                 

Poker del M5S nel Sannio. Incipit vita nova…

L’ingresso di Pasquale Maglione, su cui speravano tutti gli attivisti sanniti e che ci aveva spinto a rinviare ogni festeggiamento ufficiale, completa il trionfo del M5S nel Sannio. Finalmente la nostra provincia ha un’articolata rappresentanza che coniuga passione, attivismo, competenze, e che, oltre a dare un contributo validissimo alla politica nazionale, sarà pronta a rispondere alle istanze di una terra che, altrimenti, si sarebbe dovuta affidare a due politici di lungo corso i cui partiti sono stati sonoramente bocciati nella tornata elettorale del 4 marzo. Inizia una stagione nuova.

 

Sulla refezione vittoria delle famiglie e sconfitta (piena di astio) del Sindaco e della Del Prete

Evidentemente non era il «chiacchiericcio di alcuni genitori», come sprezzantemente aveva dichiarato Rossella Del Prete. Con la sentenza n. 1566 del 7 marzo 2018 (pubblicata il 13 marzo), il TAR della Campania ha accolto il «chiacchiericcio» alla base del ricorso delle famiglie beneventane che chiedevano  l’annullamento del Regolamento del Comune di Benevento nella parte in cui obbliga gli alunni alla fruizione del servizio mensa o li costringe ad uscire dalle scuole durante il “tempo mensa”.

Lo dicemmo il 10 luglio 2017, quando la maggioranza compatta approvò in Consiglio un Regolamento che definimmo «illegittimo, irricevibile e aberrante», ma le nostre rimostranze rimasero inascoltate a causa dell’arroganza e dell’approssimazione di un’Amministrazione che con protervia ha voluto approvare un atto illogico e immotivato. Siamo contenti che le famiglie che coraggiosamente hanno portato avanti questa battaglia, con il supporto esperto degli avvocati Vecchione e Pepicelli, si vedano riconosciuto un sacrosanto diritto. E siamo contenti, per tutti gli altri genitori, che il Comune sia riuscito, finalmente, ad avviare la mensa, che risulta avere più di 1000 iscritti. La nostra posizione è sempre stata lineare: mensa garantita da Comune ma libertà di scelta, secondo le indicazioni della sentenza torinese e della Circolare del Miur.

Purtroppo dobbiamo registrare il tentativo reiterato da parte del Sindaco e dell’Assessore Del Prete di far passare l’idea che 46 famiglie si fossero rivolte al giudice per mero capriccio, dimenticando gli errori (e gli orrori) passati, e le promesse elettorali rimaste inattese in merito alla soluzione di questa vicenda. Del resto, senza nemmeno aver finito di leggere la sentenza, il Sindaco ha già deciso, spalleggiato dal suo Assessore, di ricorrere al Consiglio di Stato, accecato dalla brama di consenso politico duramente compromesso negli ultimi tempi, con conseguente sperpero di denaro pubblico per una causa inutile e senza senso.

Fa sorridere ascoltare l’assessore Del Prete ripetere a memoria in un intervento telefonico in diretta una frase estrapolata pari pari da una nota della CGIL che commentava nel 2016 la sentenza della Corte di Appello di Torino («La pedagogia democratica ha sempre individuato nella permanenza lunga a scuola una delle strade per colmare il divario sociale per le fasce svantaggiate dei cittadini. La mensa ne è il fulcro organizzativo»). Evidentemente non ha compreso il senso del ricorso che non era contro l’importanza della refezione scolastica quale momento educativo ma contro un Regolamento che illegittimamente accentrava decisioni, da demandare, invece, caso per caso ai competenti organi scolastici, disattendendo le indicazioni del Miur che riconosce in una nota del 3 marzo 2017 «il diritto delle famiglie di usufruire del tempo mensa attraverso la consumazione nel refettorio scolastico dei pasti preparati in ambito domestico».

Più inquietanti sono le sue dichiarazioni quando parla di ingerenza nel mondo della scuola di una forza di opposizione, il M5S, che vuole “strumentalizzare” una vicenda che questa Amministrazione ha reso disastrosa, e di un giudice «irrispettoso» che «intima alla scuola come debba comportarsi con il tempo mensa», arrivando a capovolgere l’evidenza dei fatti.

Una pessima recitazione messa in atto con il solo scopo, da una parte, di screditare alcuni genitori, incolpandoli di presunte difficoltà logistiche e organizzative che da oggi ricadrebbero sui Dirigenti Scolastici, e dall’altra di cercare di salvare l’onore dinanzi agli occhi dell’opinione pubblica. La Del Prete ha reagito, insomma, alla batosta esattamente come il Sindaco alle elezioni, avendo appreso evidentemente, entrata come “tecnico” e presto divenuta organica al mastellismo e ora a Forza Italia, che non si deve mai fare autocritica. Confessiamo una grande delusione.

Ancora una volta si è persa l’occasione per rinsaldare quel rapporto di fiducia deteriorato da anni di cattiva gestione, e per riannodare i fili del dialogo tra i genitori, i dirigenti scolastici, gli insegnati, i fornitori del servizio di ristorazione e le istituzioni, al fine di migliorare la qualità della mensa a Benevento.

Siamo certi (è a loro che ci rivolgiamo, facendo il Sindaco e l’Assessore orecchie da mercante) che anche stavolta i Dirigenti Scolastici sapranno dare immediata applicazione alla sentenza del Tar, nel rispetto dei principi generali di inclusione ed accoglienza, beni primari dell’Istituzione scolastica.

 

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