Impianti sportivi: figli e figliastri?

Impianti sportivi: figli e figliastri?

La gestione degli impianti sportivi comunali, in particolare nel decennio 2006-2016, è mancata completamente di rigore, omogeneità e verifiche periodiche. Questa scelta (politica in ogni caso, al di là delle responsabilità dei Dirigenti e degli Uffici competenti) ha prodotto una sorta di “anarchia feudale” senza regole e contribuito alla crisi finanziaria dell’Ente. Il M5S se ne occupò in splendida solitudine (focalizzando l’attenzione sui campi da tennis) durante la campagna elettorale del 2016.

Riteniamo lo sport un ambito fondamentale dell’amministrazione cittadina, che deve supportare gli operatori del settore, ma garantendo pari opportunità e trattamenti omogenei a tutti. Dopo un anno e mezzo di approfondimenti e sollecitazioni nella Commissione Sport, ottimamente guidata da Luca Paglia (spesso supportato dal consigliere Vincenzo Sguera, sia quando era l’opposizione sia ora che è entrato organicamente in maggioranza), vogliamo focalizzare l’attenzione (dopo aver richiamato l’urgenza della convenzione del “Vigorito”, sempre rinviata dal Sindaco per ovvi motivi elettorali) sul caso del “Palaparente”, la storica struttura sportiva collocata nel Rione Ferrovia, che ha visto passare centinaia di sportivi beneventani, e sul “Palaferrara” (ex Paladua).

Alla data del 15 ottobre 2015 (giorno della alluvione) sull’impianto ci risulta che si fossero accumulati ben quattro anni di canoni dovuti. Ad oggi risultano, dunque, sei gli anni di morosità (che corrispondono a circa 30 mila euro).

Il contratto sull’impianto è, a nostro avviso, prorogato in maniera illegittima, non avendo mai provveduto l’Amministrazione Pepe a emanare un formale atto di proroga motivato (né gli Uffici a mettere in atto le procedure necessarie in questo caso).

Nell’anno 2010 il gestore aveva intentato causa al Comune deducendo di avere effettuato lavori di manutenzione, ignorando completamente quanto statuito nella Convenzione: perse la causa sia in primo grado che in appello.

Ulteriore elemento di criticità è la mancanza di polizza assicurativa per danni da catastrofe (espressamente prevista nel contratto redatto a seguito di gara espletata nel 2002). In più, il gestore non risulta avere mai chiesto il risarcimento dei danni post–alluvione allo Stato, come previsto per le attività imprenditoriali con decreto governativo.

Dalle relazioni tecniche ci risulta che non sia mai stato cambiato il parquet (neanche a seguito dell’alluvione). Si sarebbe provveduto alla sola tinteggiatura degli spogliatoi ed al ripristino della centrale elettrica (per un valore di € 50.000,00).

Ricordiamo inoltre che il Palaparente è destinatario di interventi di finanza pubblica per centinaia di migliaia di euro (bando Coni “Sport e periferie”) e che sono stati inseriti € 250.000,00 nel piano delle opere triennali (da ultimo è inserito anche nel “Piano periferie”).

Ci risulta che il gestore ha chiesto di compensare le somme pregresse (spese per la manutenzione) con quelle dovute a titolo di canoni. Noi riteniamo che la domanda sulle spese pregresse vada correttamente indirizzata all’Organismo di liquidazione e che, dunque, non ci possa essere alcuna compensazione da parte del Comune, che rimane creditore.

Per il Palaferrara (ex Paladua) la situazione ci risulta anche, se possibile, più critica. Il gestore, già moroso, chiede somme ingenti, oltre € 30.000,00, ma anche in questo caso non ha sostituito il manto del campo (avendo provveduto a farlo asciugare e tinteggiare con resina), né ha mai fatto richiesta formale di risarcimento, oltre a non avere polizza assicurativa ed a non avere effettuato domanda allo Stato per i danni post–alluvione.

Ci chiediamo: se anche si riconoscono tali danni, qual è la causale per la quale si distraggono soldi pubblici in favore di due soggetti anziché di altri ? Ovvero, se si riconosce il principio, aprendo le porte a situazioni analoghe, non devono essere indennizzati anche gli abitanti delle abitazioni ERP di via Nuzzolo? Ricordiamo inoltre che, dignitosamente, gli altri impianti alluvionati (quello di rugby di via Compagna e il Bocciodromo Alba) hanno ripristinato gli impianti con le loro mani, non rivolgendo al Comune alcuna domanda di indennizzo.

È possibile riconoscere denaro pubblico a soggetti che versano in una situazione che gli Uffici comunali hanno certificato di illegittimità quando li si potrebbe destinare a scopi urgentissimi (ad esempio il centro cottura)?

Infastidisce, inoltre, che mentre nei confronti di altri soggetti (agenti spesso nel campo del sociale e del disagio) siano state avviate azioni di sfratto e recupero morosità, in questo caso si traccheggi e si cerchino mediazioni. Insomma, come usa dire la cultura popolare, figli e figliastri?

* * *

La questione è annosa. Si può leggere in merito:

G. Festa, Benevento e gli impianti sportivi comunali: dagli amministratori solo tanta melina

M5S.Gisi sulla gestione dell’impianto tennistico di via Salvemini

Stadio “Vigorito”, il M5s attacca: “Convenzione e canone? Calcoli politici di Mastella”

 

 

movimento5stellebenevento

Leave a Reply