Monthly ArchiveGennaio 2018

La scomparsa di Emilio Porcaro

De mortuis nihil nisi bonum. Vorremmo, una tantum, derogare al motto latino, cercando di essere onesti. Ieri è scomparso Emilio Porcaro, il Dirigente probabilmente più importante del Comune di Benevento negli ultimi lustri. Non gli abbiamo lesinato critiche. Lo abbiamo ritenuto corresponsabile dei conti fuori controllo del Comune. Reclamammo un gesto di discontinuità da parte della nuova Amministrazione con la precedente che non ci fu. Spesso abbiamo con lui discusso polemicamente in Consiglio comunale. Oggi però in cui si celebrerà il suo funerale, quello di un uomo ancora giovane, che ha lottato contro una malattia terribile, che ha dovuto subire la prematura scomparsa della moglie, oggi ne vogliamo ricordare la preparazione indubitabile, l’affabilità nei nostri confronti, la disponibilità mai venuta meno all’interlocuzione.

 

 

La Mediateca e la mediocrità di una Giunta senza “visione”

Sicuramente il Sindaco Mastella ha avuto ragione nello stigmatizzare l’inaugurazione della Spina Verde in piena campagna elettorale (maggio 2016), utilizzata da Fausto Pepe come grande spot (inducendo alcuni a pensare ad un voluto ritardo dei lavori cadenzati sul calendario politico) nel quartiere che, a torto o a ragione, viene considerato decisivo per le sorti delle campagne amministrative. Opera priva di collaudo, senza convenzioni con i soggetti che avrebbero dovuto gestirne le varie strutture, senza sorveglianza. Insomma, il disastro avvenuto, con devastazioni ingiustificabili (che testimoniano, se ce ne fosse bisogno, il degrado culturale, mai seriamente affrontato da nessuna amministrazione, di un pezzo di città), era ampiamente annunziato, purtroppo. Eppure si tratta di uno degli interventi del (discusso) PIU Europa maggiormente riuscito e coerente con gli intenti del finanziamento europeo.

Detto questo, ad un anno e mezzo dal suo insediamento, il Sindaco non può più accampare scuse di sorta. Suo era il dovere di vigilare sull’opera, suo il dovere di stipulare quanto prima convenzioni con soggetti qualificati a gestire le strutture. Al di là dei tentativi andati male (in particolare l’atto di indirizzo di febbraio con cui si assegnava la Mediateca alla GE.SE.SA.), sono fin troppo evidenti scelte di fondo molto discutibili:

– privilegiare soggetti confessionali rispetto a soggetti laici. Lo dimostra la concessione (a titolo non oneroso, come previsto dal PIU Europa, per altro) del parco urbano e di tre «manufatti edilizi» alla Parrocchia dell’Addolorata per cinque anni. Nulla quaestio, se non fosse accaduto che il 10 dicembre, in uno dei piccoli spazi affidati all’Addolorata, è stato inaugurato il Centro per la vita… Per altro notiamo una abbastanza curiosa circostanza: la convenzione tra Parrocchia e Comune è stata sottoscritta il 12 dicembre… Come è possibile che due giorni prima si inauguri un servizio in una struttura non ancora formalmente affidata? Esiste un atto con cui la Parrocchia autorizza l’uso della struttura assegnata? È coerente tale attività con quanto previsto dall’art. 1 della Convenzione, dove si parla di diffusione dello sport, solidarietà, promozione sociale, iniziative culturali, contrasto dell’emarginazione sociale, discriminazione razziale, disagio e devianza in ambito minorile? Abbiamo seri dubbi in proposito. Verificheremo nei prossimi giorni.
– Privilegiare soggetti istituzionali rispetto ad espressioni della società civile. Il 28 marzo 2017 si tenne un’Assemblea a Palazzo Mosti in cui l’Assessore Pasquariello teorizzò la preferenza per soggetti “affidabili” cui dare in gestione i beni del Comune. L’ennesima dimostrazione è la scelta di affidare la Mediateca all’ARPAC. Ma, ci chiediamo, al di là dei danni subiti dalle strutture nei mesi di inerzia, questa scelta non tradisce completamente la ratio del PIU Europa e le scelte coerenti in tal senso fatte dal progettista, Raimondo Consolante? Quest’ultimo scriveva in un (intenso) articolo: «Non basta costruire l’edificio della Mediateca, così come non basta costruire un Museo. Mentre si costruisce l’edificio, si pensa al progetto dei contenuti. Al vero progetto di Mediateca. In Francia, il piano straordinario di Mitterand ne costruì più di 200 in tutto il paese, negli anni ’80 del novecento. Ognuna con un suo specifico programma culturale e scientifico. A Cava de’ Tirreni esiste Marte, la più affascinante Mediateca della Campania. Gestita da una società privata, frutto di un bando pubblico. Giovani specializzati che lavorano sulla cultura. Producono servizi e reddito». Tutto perduto… La Mediateca diventa un ufficio! A nostro avviso questa scelta illumina sulla mancanza di “visione”, di progettualità a lungo termine, di investimento in cultura soprattutto nei luoghi del disagio (e quindi stride aspramente con il meritorio progetto di istituire la Biblioteca Comunale: non a caso l’Assessore Del Prete, che ha il l’indiscusso merito di essersi battuta per quest’ultima, ha saputo solo a cose oramai fatte delle decisioni sulla Mediateca). Possibile che l’unico parametro sia stato quello economico (il presunto indotto portato dai dipendenti dell’Ente nel quartiere)?
Il rischio che si sta correndo è, chiaramente, quello da una parte di smarrire la “laicità” delle istituzioni, dall’altra di smarrire le potenzialità di crescita sociale e culturale che le strutture in oggetto portavano con sé nel caso in cui fossero state gestite in sinergia con il quartiere.

Non si tratta di difendere a priori le azioni dei soggetti sociali che operano nel Rione Libertà, ma bisogna riconoscerne il ruolo di proposta e di avamposto. Essersi chiusi al dialogo e aver privilegiato scelte tranquillizzanti e burocratiche ci sembra un’occasione perduta di questa Amministrazione. L’ennesima…

Poiché la delibera (che abbiamo visionato e non ancora ad oggi è stata pubblicata) ricalca quella per la GE.SE.SA., in cui si vincola l’Ente gestore a mettere a disposizione la Mediateca «ai giovani, agli studenti e alle associazioni che operano nel Rione Libertà» non ci resta che vigilare affinché tale compito sia correttamente adempiuto. Anche se se ci chiediamo come e, soprattutto, con quali contenuti?

Esposto sul Concorso per Dirigente alle Finanze

Oggi il M5S di Benevento ha presentato esposto (inviato alla Procura, alla Corte dei Conti e all’Anac) sul Concorso per dirigente alle Finanze, espletato in pochissimi giorni alla fine del mese del dicembre.

Nell’esposto sono segnalate molte anomalie:  illegittimità contabili, amministrative e procedurali, illegittimità del bando, nella costituzione della Commissione e nello svolgimento delle prove.

Il M5S aveva già segnalato tempestivamente la vicenda il 28 dicembre (“Un concorso con tante anomalie”), scrivendo: «Ci sembra l’ennesimo esempio, purtroppo, di un’approssimazione che vede solidali la componente politica e quella tecnica del Comune». Al di là dei ricorsi dei candidati, che già prevedevamo avrebbero reso arduo l’iter concorsuale, abbiamo ritenuto doverosa la segnalazione alle autorità competenti.

Purtroppo l’Amministrazione Mastella sembra ricalcare le orme della precedente nella gestione dei concorsi e delle nomine come se tutto fosse cambiato perché nulla dovesse cambiare.

 

Redditi 2016 portavoce M5S Benevento

Marianna Farese

Compensi lordi connessi all’assunzione della carica di consigliere (anno 2016) 2.299,01
Compensi derivanti da altra carica: Nessuno
Diritti reali su beni mobili ed immobili iscritti nei pubblici registri: fabbricato Benevento; Autovettura: Lancia Y; partecipazione 51% in azienda agricola.
Reddito complessivo 25.451,00 anno 2016
Spese sostenute ed obbligazioni assunte per la propaganda elettorale: 12.475,00 euro.

Nicola Sguera

Compensi lordi connessi all’assunzione della carica di consigliere (anno 2016) 2.084,51
Compensi derivanti da altra carica: Nessuno
Diritti reali su beni mobili ed immobili iscritti nei pubblici registri: nessuno; partecipazione 80% in azienda agricola.
Reddito complessivo 29.790,00 anno 2016
Spese sostenute ed obbligazioni assunte per la propaganda elettorale: 83,20 euro

 

Le risposte insoddisfacenti di Fioravante Bosco

Prediamo atto che il Sindaco, cofirmatario della nomina, fino ad ora non ha ritenuto di dover rispondere alla nota. Dunque, replicheremo a quanto dichiarato dallo stesso Vice Comandante Fioravante Bosco.

Preferiamo partire dalla fine, in cui scrive: «Piuttosto che su questa [la sua vicenda] il M5S dovrebbe scandalizzarsi sul fatto che nella polizia municipale di Benevento presta servizio un soggetto condannato con sentenza passata in giudicato, e al quale la Prefettura di Benevento ha revocato la qualifica di agente di pubblica sicurezza. […]  Io non ho scheletri nell’armadio!». Premesso che nessuno lo ha mai accusato di avere scheletri nell’armadio, ci pare inusuale (e abbastanza grave) che egli stesso, ufficiale e sindacalista, non abbia proceduto a segnalare la cosa a chi di dovere. In ogni caso ne prendiamo atto, e provvederemo ad inoltrare interrogazione sulla vicenda (ma ciò non prefigurerebbe comportamento omissivo da parte di chi sapeva e non ha agito?).

Sui rilievi mossi con la nostra nota del 3 gennaio ci riteniamo ampiamente insoddisfatti (e attendiamo le risposte ufficiali della Giunta in sede di “Question time” che, peraltro, invitiamo caldamente il Presidente De Minico a convocare quanto prima, essendo le nostre sole interpellanze da discutere ben otto).

Scrive Bosco che «per quanto riguarda i vertici del Corpo essi sono stati nominati nel rispetto della legge n. 65/1986, così come è sempre avvenuto in passato». Restiamo basiti. Infatti, tale legge quadro sulla polizia municipale non prevede assolutamente alcuna figura vicaria del comandante. Testualmente, l’art. 7, comma 3, recita: «I comuni definiscono con regolamento l’ordinamento e l’organizzazione del Corpo di polizia municipale. L’ordinamento si articola di norma in: a) responsabile del Corpo (comandante); b) addetti al coordinamento e al controllo; c) operatori (vigili)». In questo modo la legge nazionale stabilisce tre soli gradini gerarchici effettivi, non prevedendo (di norma!) alcun vicario del Comandante. Il comma 1 dello stesso articolo recita: «I comuni nei quali il servizio di polizia municipale sia espletato da almeno sette addetti possono istituire il Corpo di polizia municipale, disciplinando lo stato giuridico del personale con apposito regolamento, in conformità ai principi contenuti nella legge 29 marzo 1983, n. 93». Dunque, per il Comune di Benevento vale il “Regolamento” locale se approvato. Tale “Regolamento”, cui noi abbiamo fatto riferimento nella nota precedente, fu approvato dal Consiglio Comunale con deliberazione n. 81 in data 28.02. 1978, entrando in vigore il 1 aprile dello stesso anno. Dunque, solo ad esso bisogna far riferimento per le nomine e la progressione di carriera. Se ancora vigente, come ci risulta. Per il Vice Comandante – repetita iuvant – si legge: «Concorso interno per titoli e per esami fra gli agenti di grado immediatamente inferiore che contino almeno due anni di effettivo servizio [e, dunque, sorge anche il dubbio che il distacco sindacale infici questo prerequisito]  nel grado […]». È strano, per altro, che un sindacalista esperto come Bosco, risulti così superficiale nell’individuare la fonte di legittimità della sua nomina.

Quis custodiet custodes? Se lo chiedevano gli antichi. Ebbene, pare che, nel caso di Benevento questo ruolo di vigilanza spetti al M5S. Aspettiamo le risposte dell’Amministrazione in merito. Se non ci soddisferanno proseguiremo per la nostra strada nel segnalare questa grave violazione delle regole vigenti.

Le problematiche della Villa Comunale

In queste ore alcuni cittadini si sono mobilitati per l’abbattimento di alberi nella Villa Comunale. 

La Commissione Ambiente si è occupata della questione già dallo scorso anno:

Articolo

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Il sig. Chiariotti, consulente del Comune, ha prodotto una dettagliata relazione, che allego qui (Relazione Chiariotti) affinché tutti i cittadini possano valutare la vicenda nella sua interezza, vicenda di cui è stata data comunicazione costante alla stampa.

 

 

Il M5S incontra l’Amministratore unico di ASIA

Nella giornata odierna il M5S di Benevento ha incontrato l’Amministratore unico dell’Azienda Servizi Igiene Ambientale (ASIA), dott. Donato Màdaro, non essendo stato possibile l’incontro – più volte reclamato nei mesi scorsi – nella Commissione Ambiente.

Il colloquio  – cordialissimo e chiusosi con l’impegno a continuare lo scambio di informazioni e sollecitazioni – ha toccato i punti nevralgici relativi alla tormentata vicenda della partecipata del Comune: il dott. Màdaro ha voluto rimarcare la condizione drammatica finanziaria in cui ha trovato l’Azienda, l’improcrastinabilità di una riorganizzazione funzionale al raggiungimento di obiettivi, la necessità di sgravare alcune figure apicali di un eccesso di compiti che ha rallentato i processi decisionali, l’urgenza di utilizzare bandi per le gare, di avere come riferimento per le spese i parametri CONSIP e di razionalizzare alcuni servizi (ad esempio il call-center, illo tempore segnalato dal M5S).

Sollecitato in relazione alla delocalizzazione, il dott. Màdaro ha preso impegno (realistico ma non dipendente da lui) a unificare tutti gli uffici, e poi a spostare la sede entro l’estate (e tutta l’Azienda entro il 2018).

Marianna Farese e Nicola Sguera hanno consegnato a Màdaro copia del Dossier (risalente a marzo) che tanto scalpore suscitò, con la minaccia di una querela dell’allora Presidente, dott. Lucio Lonardo (mai pervenuta per altro). Il quel dossier è possibile rilevare, con molti mesi di anticipo, molte delle criticità poi emerse sia nella breve gestione Quattrociocchi sia nell’attuale gestione.

00. Dossier

Tanto il M5S allora quanto l’attuale Amministratore hanno ritenuto doveroso interessare la magistratura di una serie di anomalie rispetto a cui sono ancora in corso accertamenti.

Infine, il dott. Màdaro ha illustrato alcune delle idee sulla futura gestione dei rifiuti, con il supporto attivo del CONAI. In particolare l’ambizione è quella di risalire al di sopra del 65% della differenziata e di avviare il porta a porta anche per il vetro.

Il M5S continuerà a svolgere il suo ruolo di vigilanza attiva e di proposta costruttiva in un settore assolutamente nevralgico della vita cittadina.

 

Il Comune, la Polizia Municipale, il trasformismo

Il M5S ha riscontrato molte anomalie nel funzionamento della Polizia Municipale, a prescindere dai problemi strutturali legati al cronico sottodimensionamento del corpo. Sicuramente non sono state rispettate le procedure regolamentari nel provvedere ai vertici dei corpo. Questo potrebbe anche comportare danni per il Comune: come accaduto, nel recente passato, con l’ex comandante Gennaro De Nigris a cui il Tribunale riconobbe mansioni superiori («espletamento delle mansioni superiori e l’erogazione della retribuzione di posizione scaturente dall’attribuzione della posizione organizzativa di tipo A») con un risarcimento di circa 30 mila euro (più le spese legali).

Per questo motivo il portavoce Nicola Sguera ha presentato un’interpellanza al Presidente del Consiglio in merito a tre questioni.

Nel dicembre 2017 si è provveduto alla nomina del Vice Comandante della Polizia Municipale nella persona del sig. Fioravante Bosco, in forza presso il corpo locale (il cui Dirigente risulta essere l’avv. Vincenzo Catalano). L’allegato A del vigente Regolamento prevede, per la nomina a Vice Comandante, un concorso interno per titoli e per esami.

Altra questione: la Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha ribadito i principi della giurisprudenza (Cons. St., sez. V, 14 maggio 2013, n. 2607), secondo cui il Corpo di polizia municipale rappresenta un’entità organizzativa unitaria ed autonoma rispetto alle altre strutture organizzative del Comune, costituito dall’aggregazione di tutti i dipendenti comunali che esplicano, a vari livelli, i servizi di polizia locale e al cui vertice è posto un comandante, anche egli vigile urbano, che ha la responsabilità del Corpo e ne risponde direttamente al Sindaco. Come mai questo non accade a Benevento?

Terza questione. Il Vice Comandante Bosco espleta il suo delicato ruolo garantendo un solo giorno di presenza settimanale (che non dovrebbe essere “mobile” ma fisso), anche in virtù dei suoi impegni sindacali.

Abbiamo, dunque chiesto tre cose all’Amministrazione:

  • perché la nomina del Vice Comandante non è avvenuta a seguito di regolare concorso interno per titoli e per esami come previsto dal “Regolamento”?
  • perché, in deroga alla sentenza del Consiglio di Stato, la dirigenza della Polizia Municipale viene esercitata da un Dirigente del Comune non interno al corpo stesso?
  • è sensato conferire incarico ad un ufficiale che può garantire una sola presenza settimanale a fronte dei molteplici fronti su cui la Polizia Municipale è impegnata?

Questo sul piano burocratico-amministrativo. Non possiamo però non sottolineare un dato che potremmo definire politico-culturale. Fioravante Bosco è figura di spicco del sindacato cittadino (della UIL, che candidò Cosimo Pagliuca con Del Vecchio Sindaco tra l’altro)  da oltre vent’anni, che non disdegna (anzi…) l’uso pressoché quotidiano dei media. Durante la campagna elettorale di Raffaele Del Vecchio lo notammo sempre in prima fila (insieme ad altri esponenti dei sindacati cittadini), salvo ricordarsi, casualmente pochissimi giorni dopo la vittoria nel ballottaggio di Clemente Mastella, delle molte censure che la UIL aveva fatto al governo di centro-sinistra, elencate in una nota del 22 giugno. Da lì era iniziata una lunga marcia di riposizionamento politico, culminata nell’intervento agli Stati Generali di Forza Italia e, finalmente, nella nomina a Vice Comandante.

Addirittura Bosco non si capacita che «di come ancora parlano coloro che questo mare di guai, ivi compreso il dissesto finanziario, ce l’hanno propinato». Eppure fino alla sera del 19 giugno l’appoggio a Del Vecchio era convinto e, addirittura, nell’aprile 2016 veniva ringraziato Fausto Pepe, presupponendo una totale condivisione di quel percorso e un giudizio positivo. Un’altra folgorazione sulla via di… Ceppaloni?

Abbiamo stigmatizzato i cambi di casacca, Palazzo Mosti trasformato in “quagliodromo”, suscitando l’ira “funesta” di vari consiglieri, che vorrebbero derubricare la vicenda a bazzecola. Non possiamo non fare altrettanto con Bosco. Il trasformismo dei politici è evidentemente riflesso di una trasformismo ben radicato nella società, in cui i soggetti di volta in volta si sentono autorizzati a riposizionarsi in base non a scelte ideali o progetti di lungo periodo ma a valutazione relative al proprio “particulare” o a quello di categorie rappresentate, in barba alla coerenza. Dimenticando che la Rete ricorda tutto: ogni parola, ogni nota, ogni comunicato…

Pare che solo il M5S sia interessato a questo tema. A costo di rimanere “voci che gridano nel deserto” continueremo fino alla fine della consiliatura a reclamare dalle persone coerenza rispetto agli impegni presi.

Il dipendente comunale rinviato a giudizio, spostato e riportato al suo ufficio…

Il 19 gennaio 2017 l’allora Dirigente dei Servizi Sociali, arch. Vincenzo Castracane, con una disposizione di servizio, trasferiva la dott. Annamaria Villanacci presso l’Ufficio Anagrafe.

 

È da ricordarsi che la Villanacci, alla metà del dicembre precedente, era stata rinviata a giudizio (insieme a Luigi Scarinzi, consigliere comunale ora in Forza Italia, all’epoca dell’indagine condotta da Giovanni Tartaglia Polcini, Assessore ai Servizi Sociali, Giovanni Musco, dipendente di una cooperativa, e Angelo Piteo della Modisan). Diverse le accuse per la Villanacci: abuso d’ufficio e falso, abuso d’ufficio per l’affidamento alla Modisan con più proroghe, del servizio di pulizia ed igiene ambientale del cimitero.

Con disposizione di servizio del 7 dicembre 2012 il neo-Dirigente, Alessandro Verdicchio, disponeva il rientro della Villanacci «presso il Servizio Servizi Sociali in via dell’Università per lo svolgimento di mansioni corrispondenti a quelle in precedenza espletate».

Sinceramente riesce difficile comprendere il senso di questi provvedimenti contraddittori.

Una sentenza (T.A.R. Puglia – sez. staccata di Lecce: Sezione II n. 01655/2002) legittimerebbe finanche lo sospensione per motivi cautelari del dipendente rinviato a giudizio. In ogni caso l’art.3 della Legge 97/2001, in materia di trasferimento a seguito di rinvio a giudizio del pubblico dipendente, stabilisce che «l’amministrazione di appartenenza lo trasferisce ad un ufficio diverso da quello in cui prestava servizio al momento del fatto, con attribuzione di funzioni corrispondenti, per inquadramento, mansioni e prospettive di carriera, a quelle svolte in precedenza. L’amministrazione di appartenenza, in relazione alla propria organizzazione, può procedere al trasferimento di sede, o alla attribuzione di un incarico differente da quello già svolto dal dipendente, in presenza di evidenti motivi di opportunità circa la permanenza del dipendente nell’ufficio in considerazione del discredito che l’amministrazione stessa può ricevere da tale permanenza».

In virtù di queste indicazioni, ci pare francamente incomprensibile il passo da gambero sulla vicenda (che ci auguriamo, come sempre, si chiuda con la piena assoluzione di tutti gli imputati ma che appare, per quel che ne sappiamo, grave) dell’Amministrazione.

 

Nella lettera con cui l’avv. Verdicchio accompagnava i documenti da noi richiesti leggiamo che l’arch. Castracane non si era preoccupato di assegnare alla Villanacci «alcun incarico di lavoro specifico» e che era necessario riorganizzare il Servizio Servizi Sociali. Ci chiediamo (e chiediamo): non era possibile specificare gli incarichi della dipendente presso l’Ufficio demografico (o altro Ufficio del Comune)? Per la riorganizzazione era inevitabile ricorrere ad una figura coinvolta in un delicato procedimento giudiziario? Non sarebbe stato opportuno aspettare la fine di tale procedimento? La data del processo è fissata al 19 aprile. Non si poteva pazientare almeno fino ad allora?