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La convenzione per il “Vigorito” e i calcoli politici di Mastella

Abbiamo appreso con vivo stupore da organi di stampa («Convenzione stadio, se ne riparlerà nel mese di giugno ma con un canone diverso», «Il Sannio», 19.11.2017) che una questione che sembrava, prima dell’estate, di somma urgenza (essendo scaduta a settembre la precedente convenzione) viene rinviata senza alcuna giustificazione sostanziale.

Questa Amministrazione ha affrontato con piglio degno di lode la questione degli impianti sportivi, lasciati in una condizione di semi-anarchia da quella precedente. E va dato atto alla Commissione Sport presieduta da Luca Paglia, andando ben oltre i compiti che talaltri membri della maggioranza sembrano voler affidare a questi organismi, di aver spronato gli Uffici competenti e lo stesso delegato allo Sport in tale direzione, con il supporto bipartisan anche delle minoranze. Per questo stupisce una politica che sembra andare in direzione contraria.

Nella Commissione congiunta svoltasi stamani (Sport e Lavori Pubblici) il portavoce del M5S, Nicola Sguera, dopo aver sostenuto le rimostranze di Giovanni Quarantiello, capogruppo di maggioranza, il quale ha ribadito con veemenza che non avallerà alcun debito fuori bilancio dovuto alla leggerezza con cui si è affrontata la questione dei lavori al “Ciro Vigorito” (rispetto ai quali non si è ancora, dopo mesi, addivenuti a certezze contabili sull’avere o l’eventuale dare), ha aggiunto – chiedendo che fosse messo a verbale – che pare sospetto rinviare la nuova convenzione a dopo le elezioni politiche previste per marzo o maggio, nelle quali, come oramai noto, sarà impegnato un membro della famiglia Mastella. La scelta dell’Amministrazione sembra dovuta ad un calcolo elettorale: non creare frizioni con il Presidente del Benevento Calcio in un periodo così delicato. Ma questo significa che si immagina una proroga di ben 9 mesi, con il conseguente mancato adeguamento del canone! Informalmente, ma anche raffrontando quanto fatto per altri impianti, la voce di questi mesi parlava di un canone di circa 200 mila euro (oltre al pagamento delle utenze – acqua, gas, luce – che, ad  ora, a quanto ci risulta, sono ancora a carico del Comune), rispetto agli attuali 20.000. La domanda che ci poniamo è la seguente: la Corte dei Conti può accettare che un Comune in dissesto rinunzi volontariamente ad un introito di 200 mila euro? Quando la Convenzione fu prolungata di un anno non c’era stata ancora la dichiarazione di dissesto…

Il delegato allo Sport, Vincenzo Lauro, dichiarava ad agosto: «L’aumento del canone annuo? È un atto dovuto. L’amministrazione ha la corte dei conti addosso e ci sono delle regole da rispettare». L’Assessore Pasquariello ha dichiarato la settimana scorsa: «È indubbio che il presidente ha realizzato dai lavori che devono essere riconosciuti dal Comune; una volta fatto questo realizzeremo una convenzione che terrà presente degli esborsi del Benevento Calcio e stabilirà un equo canone che non potrà essere quello attuato fino a questo momento. Siamo un ente soggetto al controllo della Corte dei Conti e dobbiamo rendere conto di come gestiamo i nostri impianti». Il Sindaco ha fatto, dunque, le sue dichiarazioni in conferenza stampa senza neanche consultare gli uomini più esposti su questo fronte?

Dunque, nel rendere edotta la cittadinanza di quali danni già stia facendo la scelta – in barba alle promesse del luglio 2016 di non dedicarsi più alla politica nazionale – del Sindaco, chiediamo alla maggioranza di assumersi le proprie responsabilità. Governare una città significa fare scelte difficili e coraggiose. Certo è difficile se l’unica meta da raggiungere è uno scranno parlamentare sibi aut suisque… Se le politiche locali, di quella che, nelle parole dell’altro capogruppo, Luigi De Nigris, doveva essere un’esperienza “civica”, vengono subordinate ad alleanze, calcoli et cetera. Il Sindaco, che ha voluto furbescamente cavalcare l’entusiasmo popolare nei mesi scorsi, dimostri di essere all’altezza del suo ruolo, anche in una congiuntura così delicata.

Aspettiamo, con qualche punta di scetticismo, di essere smentiti immediatamente.

Domande agli Assessori (e tre chiose)

Poiché le questione sul tappeto sono tante e lo strumento dell’interrogazione/interpellanza, prezioso, viene vanificato dai tempi biblici che intercorrono fra le domande poste e le risposte ricevute, una tantum redigiamo una nota omnibus sollecitando gli Assessori di riferimento.

All’Assessore Defogliano: da un anno stiamo cercando di far ricollocare al principio di Contrada Piano Morra, poco dopo la Stazione in disuso, un cartello, prima dei lavori di ampliamento presente, con il divieto di transito per mezzi pesanti. Gli abitanti della zona hanno più volte segnalato i danni che molti di questi mezzi producono, con conseguenze immaginabili sulle macchine. In particolare sta cedendo una curva della strada. Quanto costerà all’Amministrazione ripararla? Noi abbiamo sollecitato il comandante Fantasia, che ha prodotto subito relazione, e l’Ufficio competente. Possibile che il Comune non sia in grado di ripristinare un cartello stradale?

All’Assessore Pasquariello: nella Commissione regionale dove fummo ascoltati l’Assessore si impegnò a sollecitare all’Ufficio Cultura l’invio dell’incartamento richiesto dalla Regione per verificare se la rimodulazione dei fondi POC fosse coerente con le indicazioni date. Sono state trasmesse le carte come richiesto dagli Uffici Regionali? In caso positivo, qual è stato il riscontro ricevutone?

All’Assessore Picucci: con una certa sorpresa abbiamo letto delle manifestazioni natalizie imminenti e del loro finanziamento. Il Comune impegna 40 mila euro da stanziare con apposita variazione di bilancio. Ma nella rimodulazione dei fondi POC, non erano previsti 210 euro per eventi culturali, 124 dei quali utilizzati per “A Sud di nessun Nord”, residuando così, all’incirca, oltre 90 mila euro che si disse si sarebbero utilizzati per il Natale? A cosa si deve questo mutamento di strategia e che utilizzazione avranno i fondi rimodulati? Non sarà forse il frutto del (severo) monito a rispettare la proporzione del 70% dei fondi da destinare a lavori strutturali per i teatri e il 30% alle manifestazioni, monito agli atti della Commissione regionale?

All’Assessore Russi: possiamo avere una risposta ufficiale ed argomentata in relazione alla nostra richiesta (passata attraverso la Commissione presieduta da Anna Orlando) che il Comune aderisse alla sperimentazione del VAR (Vuoto A Rendere). C’era un impegno a verificarne con Madaro, Amministratore di ASIA, la sostenibilità economica. Qual è stato l’esito della verifica?

 

Tre chiose infine.

  1. Plauso all’Amministrazione che ha aderito alla iniziativa “Alberi per la vita”. È l’unica risposta di lungo respiro all’emergenza smog e polveri sottili. Ci auguriamo che diventi appuntamento fisso ogni anno e che Benevento abbia migliaia di alberi in più alla fine della consiliatura.
  2. A proposito… Altrabenevento, in disperata ricerca di visibilità, continua monotonamente a sottolineare presunte inadempienze del M5S, in questo caso sulle questioni PM10. Se i sodali non leggono le nostre note e non consultano gli atti della Commissione Ambiente per monitorare il nostro operato vuol dire che svolgono male, molto male il loro lavoro. Non sarà il livore la molla del loro agire?
  3. Commissioni e caso Franzese, sul quale ci siamo già espressi ritenendo che i comportamenti alla base del DASPO sono inaccettabili soprattutto se a porli in essere è un rappresentante delle Istituzioni: prima per un’adesione ad AP e oggi per la sanzione inferta, la Commissione attività produttive non si riunisce stabilmente da circa un semestre. Come si risolverà la vicenda? Con la presidenza della Commissione ad Angela Russo. Che ha felicemente messo al mondo una nuova vita (auguri!) e, dunque, non le sarà facile garantire per molti mesi, realisticamente, lo svolgimento della Commissione…

Opportune le dimissioni di Franzese, colpito da DASPO

Domenico Franzese, consigliere di maggioranza, eletto nel 2016 nella “Lista Mastella”, da poco nel gruppo consiliare dei “Moderati”, è destinatario di un DASPO (acronimo per Divieto di Accedere alle manifestazioni Sportive) per fatti accaduti domenica 29 ottobre, nelle ore che hanno preceduto la partita Benevento-Lazio.

I fatti sono controversi: da una parte la ricostruzione della Questura, secondo cui il comportamento di Franzese ed altri ha «rischiato seriamente di creare pericolo per l’incolumità dei tifosi laziali», dall’altra quella di Franzese stesso, secondo cui si sarebbe trattato di un piccolo diverbio per motivi di viabilità equivocato dalla Squadra Mobile.

Il Questore Bellassai ha inflitto il DASPO più pesante: divieto di accedere alle manifestazioni sportive per 5 anni con l’obbligo di firma.

Senza entrare nel merito dei “valzer” (Mastella) che hanno caratterizzato Franzese e i suoi compagni d’avventura (Puzio e Angela Russo), sui quali ci auguriamo – come promesso dal Presidente del Consiglio, De Minico – di poter intervenire in Consiglio, e rimanendo sulla vicenda, riteniamo legittimo da parte del consigliere difendersi in tutte le sedi e cercare di mostrare la propria innocenza.

L’art. 12 dello “Statuto” della città di Benevento recita: «Il Consigliere Comunale […] è chiamato ad operare con correttezza, disinteresse, lealtà e preparazione». Il comma 2° dell’art. 54 della Costituzione recita: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore […]».

Il problema che avremmo voluto porre, come gruppo consiliare del M5S, ma la cui discussione è stata rinviata nella (infantile?) speranza che i cittadini dimenticassero, è il discredito che sta cadendo su tutto il Consiglio comunale a seguito dei cambi di casacca e dei “valzer” legati ad ambizioni personali. La sfiducia dei cittadini nella politica è un male di cui tutti dovrebbero preoccuparsi perché mina alla base il funzionamento della democrazia. Non siamo di fronte ad una questione “privata”, a “passioni” che pertengono la sfera personale (come ha dichiarato, invece, De Minico). Franzese è un cittadino a cui è affidata una funzione pubblica. Un organo dello Stato, la Questura, ha certificato un suo comportamento assolutamente riprovevole che addirittura avrebbe potuto avere conseguenze deleterie per l’incolumità di altri cittadini.

In virtù di tutto questo, nel caso in cui nelle prossime settimane non dovessero emergere novità di rilievo e il Consigliere non riuscisse a dimostrare in maniera inequivocabile la sua estraneità ai fatti, riteniamo, a prescindere dalla normativa (che non prevede incompatibilità fra carica di consigliere e DASPO) che sarebbe doveroso da parte di Franzese rassegnare le proprie dimissioni. Non riteniamo, infatti, moralmente accettabile la permanenza nel massimo consesso cittadino di chi (come recita l’art. 6 della legge 401 del 13 dicembre 1989 – “Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive”) ha «preso parte attiva ad episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive» o ha «incitato, inneggiato o indotto alla violenza».

Detto questo, e passando ad un piano squisitamente politico, appare sempre più in maniera chiara come la maggioranza che regge le sorti della città non sia divenuta “classe dirigente”. A Mastella la responsabilità di aver tentato la sorte con un’eterogenea sommatoria di storie personali che, ad un anno e mezzo dall’elezione, non sono divenute una “squadra” né, a quanto pare, hanno metabolizzato i doveri connessi alla importante funzione pubblica esercitata. Ci sarà tempo per un bilancio dell’attività dei consiglieri, soprattutto dei Presidenti di Commissione. Poniamo tre domande con una riflessione a margine, però.

  1. Aveva senso nominare alla presidenza della Commissione Attività Produttive un consigliere che è un operatore del settore (con il rischio di possibili conflitti di interesse che rendono doverosa una condotta specchiata)?
  2. Quanto hanno inciso i “valzer” (Mastella) del consigliere sul buon funzionamento della Commissione?
  3. Le recenti esternazioni, come sempre di pancia, del Sindaco sugli eccessi della “movida selvaggia” e i danni alla città e ai residenti non sono un implicito atto di accusa nei confronti di una Commissione e di chi la presiede che avrebbe dovuto farsi carico ben prima, con soluzioni concrete, del problema?
  4. È infine doveroso ricordare che Franzese ha sempre vantato la paternità di una delle idee più sbagliate e foriere di danni alla comunità beneventana dell’intera consiliatura: quella della mensa obbligatoria.

Ovviamente queste ultime sono valutazioni opinabili. Non è opinabile invece che un consigliere colpito da DASPO mini la credibilità dell’intero Consiglio comunale.

Marianna Farese, Nicola Sguera (M5S BN) & Meetup “Grilli Sanniti”

Basta attendere sul contrasto all’azzardopatia

 

                                                  

  1. Ringraziamenti

Grazie a Lucia De Cristofaro che ci ha supportato nel lavoro sull’azzardopatia con attività di studio e di sollecitazione.

  1. Perché è necessaria una ricostruzione storica

E’ necessaria una una ricostruzione storica propedeutica alla proposta ad un’Amministrazione che ama rinviare sine die per poi dichiarare non realizzabile quanto proponiamo. Ricorderete il precedente delle compostiere di comunità, ricorderete le nostre proposte sulla mensa, mai prese in considerazione, quelle sulla depurazione delle acque, ultima quella sul “vuoto a rendere” che speriamo venga portata avanti con beneficio di commercianti e cittadine.

  1. La lotta alle ludopatie nel DNA del M5S a Benevento (2013)

La lotta alle ludopatie (o meglio: gioco d’azzardo patologico) fa parte del DNA del M5S. Gli attivisti beneventani sono anch’essi, da tempi non sospetti, in prima fila in questa battaglia. Nel 2013 fu presentata istanza al Comune contro slot e gioco d’azzardo (ignorata come tutte le altre, che potete trovare sul sito del Meetup.

  1. Il M5S pone la questione nella Commissione consiliare (novembre 2016)

Il portavoce Nicola Sguera (sollecitato anche da un noto operatore del SERT locale, il dott. Vincenzo Biancolilli, ora in pensione), nella sede opportuna (cioè la Commissione Servizi Sociali presieduta da Molly Chiusolo) ha chiesto nell’autunno 2016 di calendarizzare la discussione sul tema per addivenire ad un “Regolamento” cittadino in materia.

A fine novembre è stato ascoltato Angelo Moretti (01. Moretti 29.11.2016 (G.A.P.)), della Caritas, che ha presentato un quadro devastante: a Benevento la ludopatia ha assunto tratti epidemici che mettono in crisi la stessa tenuta del tessuto sociale .  

  1. Il Convegno saltato (gennaio 2017)

A gennaio viene annunziata una campagna in merito: «Il Comune di Benevento sta valutando interventi mirati al contrasto del gioco d’azzardo patologico. A Palazzo Mosti si è infatti tenuto un incontro tra il Vicesindaco Erminia Mazzoni e Anna Cigliano, vicepresidente delle Acli di Napoli, nonché componente del coordinamento regionale della Campagna contro il gioco di azzardo patologico (GAP) denominata “Mettiamoci in gioco”». Il 16 gennaio si sarebbe dovuto tenere un convegno (02. Autorizzazione Convegno Ludopatie (13.01.2017)) con il patrocinio e la partecipazione del Comune e dell’Unisannio, sul gioco d’azzardo e sulle patologie che ne derivano dal titolo: “L’azzardo del gioco. Manie, rischi e (probabili) soluzioni”. Avrebbe dovuto partecipare tra gli altri Nadia Toffa, conduttrice delle Iene. Rinviato – stando a quel che sappiamo – per motivi “metereologici” –, del Convegno si è persa traccia.

  1. Il cambio di rotta (gennaio 2017)

Poche settimane dopo la Chiusolo ha annunziato: «A seguito dell’attività svolta da questa amministrazione nell’ambito della Commissione Politiche Sociali, l’Associazione nazionale di rappresentanza confindustriale – Assotrattenimento 2007 ha chiesto un incontro al vice sindaco Erminia Mazzoni per discutere in merito al gioco d’azzardo patologico». Incontro valutato positivamente dalle parti, esso dovrebbe servire a trovare «alcune soluzioni volte a contemperare le esigenze degli operatori del settore, dei cittadini e dell’Amministrazione stessa». L’impressione è che, come in altri casi, l’Amministrazione Mastella partita da nobili propositi, calando l’ideale nel reale, abbia modificato radicalmente l’indirizzo iniziale. Dalla tutela del cittadino si è passati all’ascolto attento degli operatori economici.

  1. Il congelamento del “Regolamento” (gennaio 2017)

La Chiusolo ha comunica in sede di Commissione che la questione “Regolamento” sarebbe stata congelata in attesa di un indirizzo univoco da parte della giurisprudenza sui ricorsi che le Associazioni di categoria stanno facendo fioccare contro i tentativi di arginare il fenomeno. La decisione è stata condivisa da tutti, compreso il M5S (per altro di comune accordo con il dott. Biancolilli che seguiva l’evolversi della situazione anche in altre città italiane).

  1. Il Sindaco inaugura la sala Slot… (gennaio 2017)

Il 19 gennaio 2017 il Sindaco ha inaugurato la famosa sala con un prelato noto e stimato in città, don Pompilio Cristino. In Commissione Nicola Sguera ha stigmatizzato l’accaduto, ritenendolo contraddittorio rispetto al percorso avviato sia dall’Amministrazione che dalla Commissione stessa .

  1. La denunzia del senatore Endrizzi (marzo 2017)

Il senatore Endrizzi, «educatore professionale nel campo delle dipendenze patologiche, in particolare per quanto riguarda il gioco d’azzardo patologico», in prima fila da anni in questa (doverosa) lotta di civiltà, in una nota del 14 marzo scrive: «L’ex ministro ed oggi sindaco di Benevento Clemente Mastella continua ad essere un esempio diseducativo per i cittadini». Non sappiamo se la querela minacciata da Mastella sia stata mai messa in pratica.

Il M5S BN, in una nota del 18 marzo, chiedeva al Sindaco e al Vescovo cosa intendessero fare.

  1. L’articolo di Stella (marzo 2017)

G.A. Stella dedica un articolo durissimo alla vicenda su «Sette» (Mastella-Ludopatie (Sette, 24.03.2017)) (magazine del «Corriere della Sera») del 24 marzo 2017. Confesso che quando mi chiamò pensai fosse uno scherzo. Gli fornii tutti i materiali necessari a capire la vicenda.

  1. Le Iene a Benevento (aprile-maggio 2017)

Il 14 aprile Filippo Roma delle “Iene” era a Benevento. La redazione mi aveva contattato la sera prima per avere alcuni documenti ma senza preavvisarmi della loro venuta, anche per me una sorpresa.

Il servizio va in onda i primi di maggio e suscita enorme scalpore in città. Mastella e don Pompilio ne escono molto male. Inconsapevoli, strumentalizzati o complici? Agli spettatori la sentenza, comunque non benevola.

Mastella abbozza. Cerca di far scendere un velo pietoso sull’indifendibile. Sa di aver fatto una figuraccia. 

  1. La Caritas, unico argine al male (primavera 2017)

Tra aprile e maggio, intanto, la Caritas si legittima come unico argine alla diffusione della “malattia”, lanciando iniziative di sensibilizzazione e uno sportello “No azzardo”.

  1. La mozione del M5S (maggio 2017)

Il M5S BN invia il 9 maggio alla Commissione Servizi Sociali una mozione da discutere in Consiglio che impegni Consiglio e Giunta ad impegnarsi con una serie di iniziative:

– insieme con l’ASL, lanciare un ciclo di attività informative, formative e di sensibilizzazione rivolte agli alunni delle scuole primarie e secondarie e ai cittadini mirate sui rischi derivanti dal gioco d’azzardo;

– la promozione, sempre attraverso l’Asl locale, di campagne informative circa l’esistenza di terapie mirate e specifiche per chi soffre di dipendenza dal gioco e campagne di informazione per le famiglie dei giocatori affetti da tale tipo di dipendenza, affinché siano edotti sugli strumenti esistenti per – – difendere il giocatore ed i suoi familiari dalle gravi conseguenze della loro patologia sul patrimonio familiare.

– l’attivazione di una politica di sgravio fiscale che premi gli esercenti che si impegnino a non installare slot macchine–video lottery nei propri locali, o a rimuovere quelle installate;

– il sostegno, una tantum, la promozione di questi esercizi commerciali offrendo, ad esempio, la possibilità di utilizzare, in maniera gratuita, spazi pubblicitari di pertinenza comunale per le proprie attività produttive;

– ’obbligo, nel rispetto della normativa vigente, gli esercenti che non vorranno aderire alla campagna “no slot-machine” a posizionare vicino a tali apparecchi, in maniera ben visibile, un cartello che ne segnali la pericolosità e la possibile causa di dipendenza.

E, ovviamente, a stilare ed approvare un “Regolamento”!

  1. Oggi..: aut aut

Il 25 settembre abbiamo sollecitato l’Amministrazione rispetto a questa proposta. Chiudevamo scrivendo:  «Sarebbe assai triste che si volesse glissare, voltandosi dall’altra parte, tutelando indirettamente l’interesse di pochi». Ad ora non abbiamo avuto alcuna risposta».

Intorno, invece, lo Stato rimetteva in discussione le politiche in materia, sciaguratissime, i TAR (Campania, Brescia…) davano ragione ai Sindaci che avevano regolamentato, finanche Avellino, la settimana scorsa, approvava il Regolamento…

Intanto l’ASL di Benevento annunziava, grazie ad un progetto regionale, la creazione di un ambulatorio per dipendenze patologiche da ludopatie.

L’unico soggetto assente, dunque, in questo momento è il Comune.

Insomma, caro Mastella, cara Molly, caro Ambrosone, non ci sono più alibi. O Benevento è una città no-slot oppure è slot-friendly. Tertium non datur. O tutela prioritariamente i cittadini e le famiglie o copre gli interessi degli imprenditori del settore. Aut aut…

* * *

Intervista a Carlo Sibilia e Nicola Sguera

Servizio di Emozioninrete

Servizio di NTR

Servizio di Anteprima 24

Agimeg

Resoconto di Gazzetta di Benevento

 

 

 

 

 

Un Comune no-slot o slot-friendly? Conferenza stampa sull’azzardopatia  

Venerdì 3 novembre 2017, alle ore 11,15, nello Spazio a 5 Stelle di via dei Mulini, si svolgerà una conferenza stampa sulle iniziative che il Comune di Benevento dovrebbe mettere, non ha mai messo e non si comprende ancora se voglia mettere in campo per arginare la piaga del “gioco d’azzardo patologico” (G.A.P.) o “azzardopatia”, malgrado le ripetute sollecitazioni avute a partire dall’autunno del 2016 dal M5S e i reiterati impegni ad iniziative di sostegno a quanto sta facendo da tempo la Caritas e si accinge a fare, con uno sportello dedicato, l’ASL di Benevento.

Ne parleranno il portavoce alla Camera dei Deputati, Carlo Sibilia, che illustrerà le proposte del M5S, e il portavoce nel Consiglio comunale di Benevento, Nicola Sguera.

Alzare il tiro sull’amianto al Rummo

Il risultato della sentenza numero 64/2017 del Tar Campania è stato scontato. Lo si era già compreso a giugno allorquando lo stesso Tribunale amministrativo aveva accolto il ricorso dell’Azienda Ospedaliera rinviando all’udienza per il merito (in cui il Comune di Benevento non si è né presentato né costituito: è bene ricordarlo) le motivazioni di tale accoglimento.

Infatti il TAR ha evidenziato in primis come l’ordinanza sindacale 96/2016 «risulta essere adottata in carenza dei presupposti indefettibili richiesti dalla normativa vigente per l’adozione dei provvedimenti extra ordinem»: cioè in mancanza di una situazione di imminente pericolo per l’igiene è la salute pubblica nonché grave pericolo per l’incolumità pubblica che trova la sua legittimazione nell’esistenza di una situazione di eccezionalità la cui sussistenza deve essere suffragata da un’istruttoria adeguata e da una congrua motivazione.

Tutto ciò non è stato posto alla base dell’Ordinanza sindacale 96/2016 perché la stessa – sempre secondo i giudici amministrativi – non menziona alcun particolare stato di pericolo per l’incolumità dei cittadini né una situazione di eccezionale ed imprevedibile emergenza sanitaria o di igiene pubblica da fronteggiarsi con mezzi extra ordinem. Anzi l’ordinanza soccombente era fondata su generiche esigenze di sicurezza o di igiene o di tutela della salute pubblica è del tutto assente di ulteriori attività istruttorie (oltre cioè la relazione ARPAC di ben sei mesi prima), protesa solo ad elencare una serie di prescrizioni a carico dell’Azienda Ospedaliera.

I giudici del Tar hanno però messo in risalto anche qualcos’altro, e cioè che l’azienda ospedaliera – che ha sempre sostenuto di aver eseguito tutte le operazioni necessarie alla bonifica delle palazzine ospedaliere – non ha mai esibito alcuna documentazione al riguardo! Ma nessuno si è costituito in giudizio a sostegno di tale evidenza che potesse, almeno nel merito, controbilanciare un “errore formale”.

E sembra quasi che tale “errore formale” abbia fatto comodo ad entrambe le controparti. L’una (il Comune) che, con l’emanazione di un atto straordinario (o come lo chiamano i giudici extra ordinem), ha soddisfatto l’opinione pubblica interessandosi di una annosa vicenda irrisolta (l’oscura presenza dell’amianto nel nosocomio cittadino), l’altra (l’Azienda ospedaliera) che, vincendo il processo amministrativo, ha dimostrato di essere colpevole solo in parte e così rinviando l’esibizione di quella documentazione probante gli interventi di smaltimento dell’amianto.

In effetti sono gli stessi giudici che sottolineano la realtà dei fatti (ovvero la mancanza di cooperazione tra gli enti al fine di fronteggiare e risolvere un problema serio come quello della presenza di fibre di amianto negli edifici ospedalieri del presidio cittadino dove passa tutta la città), allorquando dichiarano che la varietà degli interessi coinvolti avrebbe richiesto il ricorso a moduli procedimentali basati sull’intesa tra gli organi pubblici coinvolti con l’adozione di un provvedimento finale solo all’esito di una fattiva partecipazione tra gli stessi in vista dell’adozione della scelta che con minore sacrificio degli interessi secondari forse maggiormente satisfattiva di quello pubblico primario globalmente inteso (tutela della salute anche in termini di prosecuzione dell’attività della struttura ospedaliera).

Il M5S, anche a supporto di battaglie legali intraprese da singoli cittadini, si occupa dall’inizio della consiliatura della vicenda. Testimonianza ne è l’articolato “Dossier” curato dalla dott. ssa. Gabriella Aversano e dall’avv. Sabrina Ricciardi presentato a maggio e consegnato all’avv. Catalano e alla Procura di Benevento nel mese di giugno.

La prossima tappa del nostro impegno, dunque, sarà il coinvolgimento dei Consiglieri regionali del M5S affinché non cali un velo di calcolato e interessato oblio sulla questione.

Il Comune agirà per custodire l’eredità di Vessichelli?

Il 10 ottobre 2017 scompariva in ospedale il prof. Lorenzo Vessichelli, nota figura di studioso e musicofilo. Come si ricorderà, la notte stessa del decesso la sua casa, un alloggio dello IACP a Rione Libertà, veniva illecitamente occupata. Inutile risultò l’intervento delle forze dell’ordine. L’episodio destò sdegno e sgomento in città, illuminando sulla triste pratica delle occupazioni immediate degli alloggi ERP a detrimento dei legittimi assegnatari.

Dalla stampa venimmo a sapere che «per testamento, Vessichelli ha lasciato al Comune di Benevento e per parte alla Biblioteca Carlotta Nobile» libri e dischi, e che «Castracane [Dirigente dei Servizi Sociali] si è accertato di ottenere dalla signora l’impegno a non toccare gli oggetti contenuti nell’abitazione».

Per questo motivo Nicola Sguera, a nome del M5S di Benevento, ha presentato interpellanza all’Assessore ai Servizi Sociali, all’Assessore alla Cultura e al Dirigente Castracane per sapere se tale preziosissimo materiale (libri e dischi in molti casi rari e pregiati) sia stato recuperato o in che condizioni sia attualmente, e come lo si intenda custodire, o quanto meno se sia stato censito.

Il M5S, in mancanza di una Biblioteca Comunale, suggerisce – una volta che si sia riusciti a venirne in possesso – di farne a sua volta dono alla Mediateca della c.d. “Spina Verde” che pare struttura consona a tal uso, sita nello stesso quartiere in cui il prof. Vessichelli ha vissuto parte della sua vita.

Il Comune vuole incentivare il vuoto a rendere?

Da circa due settimane abbiamo proposto, nella competente Commissione Ambiente, presieduta ora da Anna Orlando, che il Comune di Benevento incentivasse l’adesione dei commercianti ad una sperimentazione appena avviata sulla scorta del decreto del 3 luglio 2017, n. 142 (“Regolamento recante la sperimentazione di un sistema di restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all’uso alimentare”).

Sostanzialmente, non prevedendo il Governo degli incentivi, le Amministrazioni locali potrebbero garantire una riduzione della TARI agli esercenti che svolgano una funzione preziosa di recupero del vetro che garantisca sia il suo riutilizzo sia una minore presenza di frammenti di vetro che rendono spesso impervio camminare o andare in bici in città.

A tal fine abbiamo trasmesso alla Presidente e alla Commissione una schema di mozione che impegni Sindaco e Giunta ad approvare, congiuntamente all’esame ed approvazione dei documenti di programmazione economico-finanziaria dell’Ente per il triennio 2018-2020, forme di incentivo economico per gli esercenti, nonché per i produttori e distributori, che aderiranno alla sperimentazione, oppure altre forme di agevolazione.

Aspettiamo una risposta in tempi rapidi sulla questione, tenendo conto del fatto che, anche se la sperimentazione del VAR durerà un anno che andrà dal 7 febbraio 2018 per concludersi il 6 febbraio 2019, occorre fare in fretta in quanto l’adesione alla sperimentazione sarà monitorata. Dunque, affinché sia un successo – come ci auguriamo – bisogna fare in modo che gli esercenti aderiscano fin da subito.

La refezione scolastica, i tribunali, l’Amministrazione ostinata

 

«L’ipotesi “horror” è che Quadrelle vinca il ricorso sui 5 anni con l’obbligo vigente per “Regolamento”…». Così Nicola Sguera nel Consiglio tenutosi giovedì scorso. Ebbene la sera stessa, quando il Sindaco era tornato non, a quanto pare, come comunicato dal Vice Russi, da incontri istituzionali bensì, come riferito dal «Sannio», da un incontro con altri esponenti politici in vista delle elezioni 2018, questa ipotesi, destinata a rendere ancora più confuso un quadro da anni oramai ingarbugliato, si è materializzata.

Proviamo a fare chiarezza. Con il ricorso amministrativo l’Ati costituita da Quadrelle 2001 e Ristora Food & Service impugnava con motivi aggiunti, tra l’altro la determinazione dirigenziale del Comune n. 815/2015 nella parte in cui (si legge nella sentenza del Tar) veniva esclusa dalla gara nonché nella parte in cui veniva annullata tutta la procedura.

Il Tar rigettava il ricorso. L’Ati costituita da Quadrelle e Ristora impugnava la decisione innanzi al Consiglio di Stato, il quale con sentenza n. 4944/2017, in parziale riforma della sentenza di primo grado e per ciò che qui interessa, accoglieva i secondi motivi aggiunti al ricorso di primo grado, annullando di conseguenza il provvedimento di esclusione dalla gara dell’appellante.

In definitiva ciò vuol dire, che l’Ati ricorrente non poteva essere esclusa e, poiché l’unico motivo per cui si era proceduto all’annullamento della gara era la mancata presenza di offerte valide, viene automaticamente meno anche il provvedimento di annullamento della gara e ciò a prescindere dalla eventuale impugnazione esplicita dello stesso (che tra l’altro nel caso di specie pare esserci stata).

Invero, in virtù del principio “dell’invalidità caducante”, quando in sede giurisdizionale viene annullato un atto, che costituisce il presupposto unico dei successivi atti consequenziali, il suo venir meno travolge automaticamente i successivi atti strettamente e specificatamente connessi ad essi, senza neanche che ci sia bisogno di una loro esplicita impugnativa.

Pertanto, atteso che le sentenze vanno rispettate, a prescindere da pur legittime considerazioni ed opinioni personali e politiche che ognuno è libero di esprimere, allo stato delle cose pare che vi sia una reviviscenza di quel bando di gara impugnato, e che l’Ati Quadrelle e Ristora dovrebbe essere l’unica assegnataria, non essendoci altre offerte valide presentate.

Altra considerazione è la circostanza quantomeno anomala e strana che l’Ati oggi risultata vittoriosa nel giudizio innanzi al Consiglio di Stato era costituita anche dalla Ristora Food & Service, che invece si era aggiudicata l’appalto per il servizio mensa nella gara di settembre di quest’anno poi annullata a seguito delle note censure dell’ANAC.

Il Comune oggi ha diramato una nota in cui addebita tutte le responsabilità alla precedente Amministrazione. Purtroppo non siamo più in campagna elettorale. Mastella, quando presente in città e attento alle sue vicende piuttosto che agli scenari nazionali, dovrebbe fare assunzione di responsabilità. Da un anno e mezzo sono lui e la sua squadra a prendere decisioni: fino ad ora tutte sbagliate sulla questione mensa, disastrose per la comunità scolastica nella sua interezza e per la città. Sarebbe giusta nemesi se l’obbligo previsto da un “Regolamento” da noi fortemente osteggiato si ritorcesse contro chi l’ha voluto. Purtroppo questo significherebbe ulteriori disagi per bambini, genitori, insegnanti e dirigenti.

 

Poiché l’Amministrazione, per bocca dell’Assessore Del Prete in Consiglio e nella nota odierna, ha ribadito di voler procedere speditamente lungo la via segnata, mostrando di non voler prendere in considerazione nessuna delle critiche emerse in questi mesi, ci pare giusto che se ne assuma l’onere mostrando la propria virtù, come ci auguriamo, o la propria insipienza, come temiamo.

 

Refezione scolastica: disastro conclamato e protervia dell’Amministrazione

1. L’assenza di Mastella… preso dalla sua ennesima avventura nazionale?

Il Consiglio tenutosi oggi ha visto la grave assenza del Sindaco. Se, come riferito dal Vicesindaco, Vincenzo Russi, Mastella è a Roma per motivi istituzionali, nulla quaestio. Se, malauguratamente, nei prossimi giorni dovessero trapelare notizie su incontri romani legati al suo nuovo impegno politico nazionale (come accaduto con la visita ad Arcore da Berlusconi nel giorno del tavolo in Prefettura da lui stesso richiesto) saremmo di fronte alla prova provata del tradimento degli impegni presi a luglio 2016, solennemente, nella prima seduta consiliare tenutasi a Palazzo Paolo V.

2. L’occasione perduta: una donna Vicepresidente del Consiglio

Per quanto riguarda l’elezione del nuovo Vicepresidente del Consiglio (e plaudendo sia a Vincenzo Sguera, che si è dimesso subito, passato in maggioranza, sia alla maggioranza stessa che ha lasciato piena autonomia alle minoranze sulla scelta), Marianna Farese ha ricordato, senza polemica, che si è trattata di un’occasione perduta: avevamo chiesto al PD di eleggere, in ogni caso, una donna (tra le quattro ascrivibili all’opposizione: Farese, Fioretti, Pedà, Varricchio, in ordine alfabetico), per dare coerente seguito agli impegni presi (anche con l’approvazione imminente del “Regolamento sulla consulta delle donne”). Purtroppo il PD ha preferito un’altra scelta, da cui è conseguita la nostra astensione (sul nome di Italo Di Dio, cui auguriamo buon lavoro).

3. Sulla mensa l’Amministrazione naviga a vista

Il cuore di questo Consiglio avrebbe dovuto essere la discussione sulla mensa, considerata anche la presenza dei lavoratori e delle lavoratrici che aspettano di sapere qualcosa del loro futuro. Nel suo intervento Nicola Sguera ha ricostruito le vicende degli ultimi due anni per contrastare una pericolosa tendenza all’oblio (finanche teorizzata da Quarantiello, quando ha detto che con la nomina della Del Prete si è azzerato tutto e si è ricominciato daccapo…). Questa Amministrazione non ha una voce, nel suo “Programma di mandato”, dedicata alla mensa! Ed è tutto dire. Si naviga, insomma, a vista, oscillando fra aneliti (aspirazioni vaghe…) alla condivisione e alle decisioni partecipate (come emerso dall’intervento di Luigi De Nigris) e un sostanziale decisionismo che ha portato al famoso “Regolamento” che obbliga alla mensa chiunque voglia frequentare il tempo pieno. La Del Prete ha provato a giustificare questa scelta affermando (e lasciandoci esterrefatti) che, come l’alunno accetta il docente scelto dallo Stato così deve accettare la mensa scelta… dal Comune! Dimenticando che si tratta di un servizio a domanda individuale e che, in linea di principio, tale obbligo dovrebbe portare anche alla gratuità del servizio.

4. La mancanza di soluzioni alternative all’obbligo: la mancanza di responsabilità della Giunta

In ogni caso il M5S si è dichiarato insoddisfatto dei chiarimenti offerti dall’Assessore, che ha mirato soprattutto a difendere il proprio operato, come se fosse possibile dimenticare quanto fatto in precedenza da altri e, soprattutto, come se fosse possibile ascrivere alla burocrazia l’eventuale fallimento di un disegno che appare privo di alternative. Insomma, nel caso in cui la mensa dovesse partire (e diciamo che realisticamente potrebbe accadere a dicembre), se i genitori che hanno fatto ricorso al TAR si appellassero nuovamente e il giudice, come fatto capire, accogliesse, in attesa di marzo, una sospensione cautelare, il Comune lascerebbe famiglie e Dirigenti scolastici in balia degli eventi, lavandosene le mani. Un atteggiamento che non ci pare responsabile. Il decisore politico, che peraltro promise di risolvere il problema, dovrebbe predisporre piani alternativi che tengano conto di tutte le incognite attualmente sul campo.

5. Il M5S ha come stella polare la qualità del cibo e il benessere dei bambini

A scanso di equivoci, e per l’ennesima volta: il M5S è perché il Comune attivi la mensa (di qualità) senza l’obbligo, lasciando libere le famiglie che vogliono provvedere al pasto da casa, supportando le scuole nella migliore organizzazione di questa complessità, che responsabilizza come mai prima i Dirigenti scolastici. Se non è in grado di farlo, che supporti la possibilità di bandi divisi per plessi scolastici con ristoratori locali realizzati dalle scuole stesse, mettendo a disposizione esperti nutrizionisti che diano coerenza “educativa” ai pasti proposti.

Abbiamo detto, in ogni caso, che questo è un gioco a somma zero, purtroppo. Non si possono tutelare tutti gli interessi in campo (ad esempio, in questa fase, quelli dei lavoratori). Il M5S ha fatto una scelta netta (anche se dolorosa): la priorità è il benessere dei bambini, la qualità del loro cibo. Ogni azione dovrebbe avere questa stella polare. In ogni caso, questa Amministrazione con la sua azione ondivaga sta minando la sopravvivenza del tempo pieno, del lavoro di centinaia di persone. Speriamo che ci sia questa consapevolezza diffusa e non solo proclamata a parole.

6. Volevano una “casa si vetro”: si chiudono nel Palazzo e pretendono stampa “amica”

Durante la discussione si è verificato uno spiacevole episodio. Mentre Nicola Sguera stava registrando l’intervento della Del Prete, Giovanni Quarantiello ha chiesto al Presidente De Minico di vietare le riprese. Lo troviamo un gesto contraddittorio rispetto a quanto affermato da Mastella il 16 giugno del 2016 quando promise di fare del Comune «una casa di vetro». Tutta la giurisprudenza recente, con argomentate eccezioni, afferma che tali riprese sono legittime. Riservandoci di tornare dettagliatamente sulla questione, per ora ci limiteremo ad inoltrare formale richiesta al Presidente del Consiglio ad ogni seduta perché quanto si discute nel Palazzo possa essere di pubblico dominio.

Questo intervento di Quarantiello fa il paio con la richiesta formulata alla stampa presente dalla Del Prete di rivolgersi a lei per informazioni «corrette». Che ci è parso, in uno scenario dove ci sono attori con visioni diverse delle priorità, la richiesta di una stampa embedded.

7. Si riuscirà a parlare del “quagliodromo” Mosti?

Infine, con rammarico, prendiamo atto che l’impegno preso di discutere dei “valzer” consiliari (il copyright dell’espressione è del Sindaco), del cambio di banco di Vincenzo Sguera e della rinnovata passione per la politica nazionale del Sindaco non si è discusso, malgrado impegno informale preso nel precedente Consiglio.

Abbiamo, dunque, fatto mettere a verbale che nella prossima seduta si affronteranno questi argomenti. Sarà tattica, sarà calcolo politico: a noi sembra francamente incomprensibile rinviare sine die la discussione nella speranza che i cittadini dimentichino. La politica (e con essa tutti noi ) esce screditata da giochi di potere: il cortocircuito tra ambizioni nazionali e amministrazione produce danni nel funzionamento della democrazia comunale. Siamo certi che il Presidente del Consiglio nel prossima assise, che dovrebbe essere dedicata alla vicenda ASIA, metterà tra i punti all’ordine del giorno la discussione su quanto di surreale sta accadendo in questi mesi nel «quagliodromo» (copyright Luigi De Minico) di palazzo Mosti.

 

P.S. del 28 ottobre 2017

Mastella era a Roma non per impegni istituzionali ma per parlare del destino politico della sua famiglia… Un po’ di vergogna no?

bty