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Il Comune, la Polizia Municipale, il trasformismo

Il M5S ha riscontrato molte anomalie nel funzionamento della Polizia Municipale, a prescindere dai problemi strutturali legati al cronico sottodimensionamento del corpo. Sicuramente non sono state rispettate le procedure regolamentari nel provvedere ai vertici dei corpo. Questo potrebbe anche comportare danni per il Comune: come accaduto, nel recente passato, con l’ex comandante Gennaro De Nigris a cui il Tribunale riconobbe mansioni superiori («espletamento delle mansioni superiori e l’erogazione della retribuzione di posizione scaturente dall’attribuzione della posizione organizzativa di tipo A») con un risarcimento di circa 30 mila euro (più le spese legali).

Per questo motivo il portavoce Nicola Sguera ha presentato un’interpellanza al Presidente del Consiglio in merito a tre questioni.

Nel dicembre 2017 si è provveduto alla nomina del Vice Comandante della Polizia Municipale nella persona del sig. Fioravante Bosco, in forza presso il corpo locale (il cui Dirigente risulta essere l’avv. Vincenzo Catalano). L’allegato A del vigente Regolamento prevede, per la nomina a Vice Comandante, un concorso interno per titoli e per esami.

Altra questione: la Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha ribadito i principi della giurisprudenza (Cons. St., sez. V, 14 maggio 2013, n. 2607), secondo cui il Corpo di polizia municipale rappresenta un’entità organizzativa unitaria ed autonoma rispetto alle altre strutture organizzative del Comune, costituito dall’aggregazione di tutti i dipendenti comunali che esplicano, a vari livelli, i servizi di polizia locale e al cui vertice è posto un comandante, anche egli vigile urbano, che ha la responsabilità del Corpo e ne risponde direttamente al Sindaco. Come mai questo non accade a Benevento?

Terza questione. Il Vice Comandante Bosco espleta il suo delicato ruolo garantendo un solo giorno di presenza settimanale (che non dovrebbe essere “mobile” ma fisso), anche in virtù dei suoi impegni sindacali.

Abbiamo, dunque chiesto tre cose all’Amministrazione:

  • perché la nomina del Vice Comandante non è avvenuta a seguito di regolare concorso interno per titoli e per esami come previsto dal “Regolamento”?
  • perché, in deroga alla sentenza del Consiglio di Stato, la dirigenza della Polizia Municipale viene esercitata da un Dirigente del Comune non interno al corpo stesso?
  • è sensato conferire incarico ad un ufficiale che può garantire una sola presenza settimanale a fronte dei molteplici fronti su cui la Polizia Municipale è impegnata?

Questo sul piano burocratico-amministrativo. Non possiamo però non sottolineare un dato che potremmo definire politico-culturale. Fioravante Bosco è figura di spicco del sindacato cittadino (della UIL, che candidò Cosimo Pagliuca con Del Vecchio Sindaco tra l’altro)  da oltre vent’anni, che non disdegna (anzi…) l’uso pressoché quotidiano dei media. Durante la campagna elettorale di Raffaele Del Vecchio lo notammo sempre in prima fila (insieme ad altri esponenti dei sindacati cittadini), salvo ricordarsi, casualmente pochissimi giorni dopo la vittoria nel ballottaggio di Clemente Mastella, delle molte censure che la UIL aveva fatto al governo di centro-sinistra, elencate in una nota del 22 giugno. Da lì era iniziata una lunga marcia di riposizionamento politico, culminata nell’intervento agli Stati Generali di Forza Italia e, finalmente, nella nomina a Vice Comandante.

Addirittura Bosco non si capacita che «di come ancora parlano coloro che questo mare di guai, ivi compreso il dissesto finanziario, ce l’hanno propinato». Eppure fino alla sera del 19 giugno l’appoggio a Del Vecchio era convinto e, addirittura, nell’aprile 2016 veniva ringraziato Fausto Pepe, presupponendo una totale condivisione di quel percorso e un giudizio positivo. Un’altra folgorazione sulla via di… Ceppaloni?

Abbiamo stigmatizzato i cambi di casacca, Palazzo Mosti trasformato in “quagliodromo”, suscitando l’ira “funesta” di vari consiglieri, che vorrebbero derubricare la vicenda a bazzecola. Non possiamo non fare altrettanto con Bosco. Il trasformismo dei politici è evidentemente riflesso di una trasformismo ben radicato nella società, in cui i soggetti di volta in volta si sentono autorizzati a riposizionarsi in base non a scelte ideali o progetti di lungo periodo ma a valutazione relative al proprio “particulare” o a quello di categorie rappresentate, in barba alla coerenza. Dimenticando che la Rete ricorda tutto: ogni parola, ogni nota, ogni comunicato…

Pare che solo il M5S sia interessato a questo tema. A costo di rimanere “voci che gridano nel deserto” continueremo fino alla fine della consiliatura a reclamare dalle persone coerenza rispetto agli impegni presi.

Il dipendente comunale rinviato a giudizio, spostato e riportato al suo ufficio…

Il 19 gennaio 2017 l’allora Dirigente dei Servizi Sociali, arch. Vincenzo Castracane, con una disposizione di servizio, trasferiva la dott. Annamaria Villanacci presso l’Ufficio Anagrafe.

 

È da ricordarsi che la Villanacci, alla metà del dicembre precedente, era stata rinviata a giudizio (insieme a Luigi Scarinzi, consigliere comunale ora in Forza Italia, all’epoca dell’indagine condotta da Giovanni Tartaglia Polcini, Assessore ai Servizi Sociali, Giovanni Musco, dipendente di una cooperativa, e Angelo Piteo della Modisan). Diverse le accuse per la Villanacci: abuso d’ufficio e falso, abuso d’ufficio per l’affidamento alla Modisan con più proroghe, del servizio di pulizia ed igiene ambientale del cimitero.

Con disposizione di servizio del 7 dicembre 2012 il neo-Dirigente, Alessandro Verdicchio, disponeva il rientro della Villanacci «presso il Servizio Servizi Sociali in via dell’Università per lo svolgimento di mansioni corrispondenti a quelle in precedenza espletate».

Sinceramente riesce difficile comprendere il senso di questi provvedimenti contraddittori.

Una sentenza (T.A.R. Puglia – sez. staccata di Lecce: Sezione II n. 01655/2002) legittimerebbe finanche lo sospensione per motivi cautelari del dipendente rinviato a giudizio. In ogni caso l’art.3 della Legge 97/2001, in materia di trasferimento a seguito di rinvio a giudizio del pubblico dipendente, stabilisce che «l’amministrazione di appartenenza lo trasferisce ad un ufficio diverso da quello in cui prestava servizio al momento del fatto, con attribuzione di funzioni corrispondenti, per inquadramento, mansioni e prospettive di carriera, a quelle svolte in precedenza. L’amministrazione di appartenenza, in relazione alla propria organizzazione, può procedere al trasferimento di sede, o alla attribuzione di un incarico differente da quello già svolto dal dipendente, in presenza di evidenti motivi di opportunità circa la permanenza del dipendente nell’ufficio in considerazione del discredito che l’amministrazione stessa può ricevere da tale permanenza».

In virtù di queste indicazioni, ci pare francamente incomprensibile il passo da gambero sulla vicenda (che ci auguriamo, come sempre, si chiuda con la piena assoluzione di tutti gli imputati ma che appare, per quel che ne sappiamo, grave) dell’Amministrazione.

 

Nella lettera con cui l’avv. Verdicchio accompagnava i documenti da noi richiesti leggiamo che l’arch. Castracane non si era preoccupato di assegnare alla Villanacci «alcun incarico di lavoro specifico» e che era necessario riorganizzare il Servizio Servizi Sociali. Ci chiediamo (e chiediamo): non era possibile specificare gli incarichi della dipendente presso l’Ufficio demografico (o altro Ufficio del Comune)? Per la riorganizzazione era inevitabile ricorrere ad una figura coinvolta in un delicato procedimento giudiziario? Non sarebbe stato opportuno aspettare la fine di tale procedimento? La data del processo è fissata al 19 aprile. Non si poteva pazientare almeno fino ad allora?

Un Concorso con tante anomalie

Ieri si è svolta la prima prova scritta del concorso per titoli ed esami per l’assegnazione del posto di dirigente del Settore Finanze del Comune di Benevento, un concorso alquanto anomalo, secondo prassi che sembrano essere immuni ai cambi di maggioranza politica.

Proviamo a ricostruirne sommariamente la (già) tormentata storia. Dal 6 ottobre al 5 novembre è stato pubblicato il bando per posto da dirigente (apparso su «Gazzetta Ufficiale» del 6 ottobre 2017), stabilendo il calendario delle prove (6 e 7 dicembre gli scritti, 18 dicembre l’orale). Il 4 dicembre è stato comunicato lo slittamento della prova, senza motivazione. Il 14 dicembre sono state finalmente pubblicate le nuove date (gli scritti il 27 e il 28 dicembre, l’orale il 29 dicembre).

Ci troviamo di fronte a palesi violazioni del DPR 487 del 9/5/1994. Vediamone alcune:

  • non viene rispettato il lasso di tempo previsto per la comunicazione delle prove («Il diario delle prove scritte deve essere comunicato ai singoli candidati almeno quindici giorni prima dell’inizio delle prove stesse. Tale comunicazione può essere sostituita dalla pubblicazione nella «Gazzetta Ufficiale della Repubblica – IV serie speciale – Concorsi ed Esami». Per garantire trasparenza ed imparzialità di un concorso gli elaborati saranno corretti da specifici strumenti informatici e l’esito della prova è pubblico e consultabile liberamente sul sito dell’ente banditore o presso la sede di riferimento indicata nel bando»);
  • la valutazione dei titoli deve essere effettuata dopo le prove scritte e prima che si proceda alla correzione degli elaborati (come scritto anche nel comma 4 dell’art. 10 del Bando);
  • non viene rispettato il margine di preavviso per la prova orale («Ai candidati che conseguono l’ammissione alla prova orale deve essere data comunicazione, con l’indicazione del voto riportato in ciascuna delle prove scritte, almeno venti giorni prima della prova orale. Questa si svolgerà in un’aula aperta al pubblico»).

Insomma, siamo di fronte ad un autentico pasticcio, che viene giustificato con la necessità di non perdere l’autorizzazione della Commissione della stabilità finanziaria degli Enti Locali. Lo slittamento probabilmente è dovuto al cambio di dirigenza (con l’ingresso in Comune di Alessandro Verdicchio e la necessità di modificare la Commissione esaminatrice).

Con tutte le scusanti del caso, riteniamo che questo concorso, come altri in passato, avrà iter estremamente tormentato. Ci sembra l’ennesimo esempio, purtroppo, di un’approssimazione che vede solidali la componente politica e quella tecnica del Comune. Non ci stupiranno ricorsi che ne inficeranno gli esiti. Chi si assumerà le responsabilità per il tempo e le risorse sprecate?

P.S.

A che ci risulti «Il Vaglio» è l’unica testata che ha dedicato un pezzo a questa anomali. Lo si legge qui.

 

Due interpellanze

Il M5S ha presentato ieri due interpellanze (una a firma Sguera, l’altra Farese), entrambe rivolte alla Serluca come Assessore competente.

La prima, partendo dall’assunto che la GE.SE.SA. partecipata dal Comune, è ovviamente in possesso delle utenze idriche della città di Benevento, e che incrociando tali dati con quelli già in possesso del Comune è possibile individuare gli evasori della tassa sui rifiuti, tenendo conto del fatto che l’Amministrazione ha riconosciuto un elevatissimo tasso di evasione della tassa, chiede se il Comune sia in possesso di tale elenco e a che data esso risalga o, in caso contrario, di richiederlo. Inoltre si chiede se si è provveduto ad aggiornare l’anagrafe tributaria, come più volte sollecitato dalla consigliera Farese in Commissione.

La seconda, dopo aver ricordato il fallimento della task force per combattere l’alto tasso di evasione delle tasse comunali, chiede se è stata fatta in questi mesi una ricognizione dei costi di costruzione ed oneri di urbanizzazione, quanti condoni siano stati definiti e se ci sono rischi di prescrizione degli stessi.

Nei prossimi giorni sarà presentata interpellanza su alcune anomalie del parcheggio a Piazza Orsini e un’altra relativa al reintegro di un dipendente del Comune rinviato a giudizio nella medesima posizione che occupava prima del provvedimento con cui lo si destinava ad altra mansione.

Il M5S è ancora in attesa della relazione dettagliata sulla copertura finanziaria di “A Sud di nessun Nord”, della convenzione relativa alla Spina Verde, di carte relative alla Fondazione “Città Spettacolo”.

Il naufragio di una maggioranza impaurita nelle acque di GE.SE.SA.

Oggi sono accadute molte cose in Consiglio. Prima di tutto ci sono state, finalmente, le riprese integrali, che a breve saranno sul sito e sui social del M5S. Bisogna disciplinare tale pratica, ma è un altro passo in avanti verso il Comune-“casa di vetro” dopo la conquista dei verbali delle Commissioni in rete.

Il M5S ha confermato di essere opposizione “costruttiva”, votando il doveroso “Regolamento” che istituisce la “Consulta delle donne”, buon esempio di lavoro consiliare condiviso e partecipato, non imposto dall’alto.

Abbiamo coerentemente criticato la finanza creativa dell’Amministrazione sull’uso dei fondi per i migranti, che distorce completamente le indicazioni che li avrebbero voluti investiti sul potenziamento degli SPRAR, dando «risposte concrete sui territori».

Abbiamo aspramente criticato la delibera relativa alle manifestazioni natalizie, non solo sottolineando come faccia sorridere la locuzione che allude alla «profonda spiritualità del Natale» e alle iniziative connesse, pensando alla ruota, al trenino e ai seggiolini volanti che deturpano Piazza IV Novembre suscitando unanime riprovazione. Per altro, abbiamo rivendicato il merito di aver costretto la Giunta a spericolati esercizi contabili, nel momento in cui la nostra sollecitazione sui fondi POC alla Regione e il richiamo seguitone hanno imposto di destinare, come si doveva, ben 90 mila euro (che si sarebbe voluto utilizzare per i ludi natalizi) al Teatro De Simone. Il Sindaco ancora una volta si è risentito, e ha reagito in maniera abbastanza scomposta. Ci limitiamo ribadire quanto detto: apprezziamo moltissimo la sua rinunzia all’indennità sindacale, biasimiamo che non stia rispettando quanto scritto nella Delibera, e che cioè quel fondo vada utilizzato per attività sociali.

La nota politica più importante della giornata però è sicuramente il ritiro della delibera GE.SE.SA. Ad essa ci siamo opposti in questi giorni, sollecitando anche i nostri parlamentari e apprezzando l’intervento del Comitato “Acqua Bene Comune”, che ha denunziato il rischio di una strisciante privatizzazione. Aggiungiamo, peraltro, che nel verbale del Consiglio di Amministrazione della GE.SE.SA, del 24 ottobre 2017, viene chiarito che l’aumento di capitale è finalizzato alla acquisizione di nuovi soci pubblici (il che è legittimo), ma tale acquisizione è condizionata alla contestuale dichiarazione di volontà di affidamento della gestione del servizio idrico integrato. In pratica con l’acquisto delle azioni si formalizzerebbe un contratto preliminare di affidamento ad una società pubblico-privata. Meraviglia, dunque, che il CdA della GE.SE.SA. ignori l’esistenza di un parere della Corte dei Conti (108/2016) in cui il Comune di Altavilla Irpina chiede, in sintesi, di procedere all’affidamento diretto di tale servizio. La risposta della corte è un secco no. La motivazione risiede proprio nella presenza di soggetti privati nella compagine della società erogatrice. Così facendo, infatti, si eluderebbero le norme in materia di contratti e appalti. Per cui tutta l’operazione messa in atto cadrebbe proprio sulle ragioni per cui è nata. Infine, il consigliere Sguera non è riuscito a pronunziare il suo intervento  relativo ai continui cambi di collocazione politica in seno al Consiglio. Malgrado le rassicurazioni del Presidente De Minico, che aveva chiesto di posticiparlo alla fine dei punti all’ordine del giorno, quando il portavoce ha iniziato il suo intervento la maggioranza, che iniziava a lasciare l’Aula, per bocca del capogruppo Quarantiello chiedeva di verificare il numero legale e di sospendere la seduta. Lo riteniamo un clamoroso autogoal: il trasformismo che ha reso Palazzo Mosti un “quagliodromo” (per citare il suo stesso Presidente) non si può nascondere come polvere sotto il tappeto. È questione che meriterebbe di essere discussa da una classe dirigente che non avesse paura delle proprie scelte. Per questo il M5S ha convocato ad horas conferenza stampa in cui si è sintetizzato il contenuto di tale intervento: i “giri di valzer” degli ex appisti, il cambio di casacca di Vincenzo Sguera e di Luigi Scarinzi, che avrebbero dovuto dimettersi per tener fede agli impegni elettorali con il centro-sinistra, l’impegno politico nazionale del Sindaco, che aveva promesso di fare solo l’amministratore ripetendo che questa sarebbe stata la sua ultima esperienza politica.

Insomma, una maggioranza numericamente forte ma sull’orlo di una crisi di nervi o, per restare in tema di acque (fatali), di un naufragio.

Un Sindaco part time e slot friendly?

Ha avuto ampia eco mediatica nazionale il report del gruppo editoriale Gedi sul volume del gioco d’azzardo in Italia con un database che consente di sapere quanto si spenda in ogni città. Il risultato di Benevento (668 euro) è impressionante, sopravanzando perfino Napoli.

La scorsa settimana Mons. Accrocca ha scritto un’accorata “Lettera” in cui si rivolgeva agli Amministratori invitandoli ad azioni concrete per arginare un problema rispetto al quale solo la Caritas ha messo in campo un articolato piano di studio del fenomeno e di azione. C’erano anche suggerimenti pratici non particolarmente complessi da realizzare nell’immediato. Ebbene, il nostro Sindaco part time, che pure fa quotidiana professione di fede cristiana, malgrado il periodo natalizio ed evidentemente preso dal varo della sua nuova creatura politica, ha ritenuto di non aver tempo per rispondere al Vescovo, né lo ha fatto l’Assessore Maio né Molly Chiusolo, ancora Presidente della Commissione Affari Sociali.

Noi non ci stancheremo di denunziare tale silenzio, di invitare il Sindaco, autorità sanitaria per altro, ad azioni di contrasto all’azzardopatia (che si connota come una patologia vera e propria) e all’adozione di un “Regolamento”, tenendo conto che la recente sentenza del Consiglio di Stato su quanto fatto a Torino (una rigida limitazione dell’orario di apertura delle sale) fa cadere anche residue remore sull’adozione di tale misura.

 

 

Su GE.SE.SA. esposto alla CONSOB e intervento dei parlamentari del M5S

Vista l’accelerazione repentina sull’emissione di azioni GE.SE.SA. e in mancanza di informazioni dettagliate sulla delicata operazione, che la maggioranza, per altro spaccata al proprio interno, sta cercando di imporre con un inaccettabile blitz, e in virtù del quale il Comune, con la seduta consiliare di domani, si accinge a decretare di non partecipare all’acquisizione di queste nuove azioni, il M5S di Benevento ha chiesto il supporto dei propri portavoce in Parlamento, che si sono attivati già nel fine settimana per raccogliere informazioni e fare luce sulla vicenda, al fine di verificare se sono state rispettate le procedure e le norme previste in tali casi. Il comune di Benevento deve essere chiaro ed esporre ai cittadini le finalità di questa operazione. Se da parte nostra dovessimo ravvisare mancanze valuteremo possibile esposto alla CONSOB.

Acque agitate in GE.SE.SA.?

Nel prossimo Consiglio Comunale, oltre a diverse delibere per effettuare variazioni di un bilancio che formalmente ancora non c’è dato (perché la sua approvazione non è stata ancora notificata all’Ente), compare, quasi uscita da un cilindro, una delibera di aumento del Capitale Sociale della GE.SE.SA con contestuale rinunzia al diritto di opzione.

Nelle cinque pagine, sprovviste del parere dei Revisori dei conti che arriverà solo il giorno prima del Consiglio, poco o nulla si legge sul perché di questo aumento. Ciò che è chiaro è che saranno emesse 1000 azioni del valore di € 51,65 cadauna che il Comune di Benevento dovrebbe rinunciare a comprare. Con tale strumento, in sintesi, non si chiede di finanziarie l’aumento, ma di autorizzare la vendita di queste ulteriori azioni a Comuni ricadenti nel distretto “Calore Irpinia”: l’effetto finale sarà, dunque, quello di vedere ridotta la partecipazione del nostro Comune, e, in conseguenza,  una riduzione del suo valore percentuale nella partecipata.

Sembrerebbe che tale manovra sia dettata dalla volontà di ACEA e GE.SE.SA  di allargare la compagine dei comuni servita da quest’ultima, forse in vista di una candidatura a gestire l’ATO 1 Campania.

Finché tali fatti non vengono chiariti per iscritto, restano delle pure ipotesi anche se fondate secondo gli addetti ai lavori. Oggi abbiamo solo 5 paginette su cui il Comune deve decidere, mancando del tutto un piano industriale, ma anche solo un piano degli investimenti o un documento strategico. Nulla è stato trasferito.

Per cui gli interrogativi restano tanti: perché l’emissione di nuove azioni e non la vendita di quelle in possesso dell’ACEA? A quali comuni punta la GE.SE.SA tra gli oltre 100 che compongono il distretto? Che costi graveranno sul bilancio della GE.SE.SA e dunque sul costo finale del servizio che sarà pagato dagli utenti?

E una questione delicata che necessita di ulteriori approfondimenti in quanto ad oggi non sappiamo neanche se sono state rispettate da ACEA le norme per l’aumento di capitale, in particolare ai sensi dell’articolo 2442 del codice civile.

Aggiungiamo che le aspre polemiche interne alla stessa maggioranza non aiutano a rendere le acque meno torbide.

 

Intanto il Presidente di GE.SE.SA , Luigi Abbate, ha dovuto riconoscere in Commissione che quanto contestato da Marianna Farese (cioè che sono tenuti agli obblighi di trasparenza anche gli enti privati dove vi sia una partecipazione del pubblico e/o laddove tale partecipazione non c’è ma il pubblico nomina i vertici aziendali) è vero, ma che tale mancanza «sarebbe da addebitare all’agenzia di somministrazione. Da qui la valutazione in corso riguardo a un possibile cambio di agenzia».

Si lavora dunque al buio, senza le adeguate informazioni, con il solito pressapochismo e la solita fretta nel totale disinteresse verso la trasparenza e senza comprendere fino in fondo le ripercussioni che ci saranno per i cittadini, mentre l’Azienda continua a manifestare clamorose inefficienze (già denunziate lo scorso anno) con l’invio di cartelle “pazze” che inferociscono i cittadini (soprattutto coloro i quali, avendo l’addebito, si vedranno risarciti solo dopo molto tempo).

 

Mastella risponderà all’appello del Vescovo sull’azzardopatia o se ne laverà le mani?

Difficile che il defensor fidei Clemente Mastella, sindaco “cristianissimo”, sicuramente insignito della rosa d’oro se fosse vissuto in epoche diverse, continui a voltarsi dall’altra parte o a fare (si perdoni la metafora quanto mai a tema…) orecchie da mercante, insieme alla sua maggioranza, al suo Assessore Patrizia Maio, alla Presidente della Commissione Affari Sociali, Molly Chiusolo.

Non hanno voluto ascoltare gli appelli reiterati dal M5S nelle Commissioni consiliari, attraverso la stampa, in una conferenza stampa. Ascolteranno l’autorevole e preoccupato appello di monsignor Accrocca, basato sul meritorio lavoro della Caritas?

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In una “Lettera” indirizzata alla Chiesa e alla società beneventana, intitolata Il paese della Cuccagna” (ma senza allusioni alla ruota e al trenino improvvidamente collocati a Piazza IV novembre, almeno crediamo) Accrocca, dopo aver descritto analiticamente il fenomeno dilagante a livello nazionale, focalizza la sua attenzione su quanto si potrebbe fare e non si fa a livello locale: «La pubblicità a favore del gioco in denaro diviene perciò la prima vera forma d’incitazione colpevole alla dipendenza patologica, una propaganda alle cui storture gli amministratori potrebbero porre rimedio appellandosi a superiori esigenze di salute pubblica. In attesa che il Parlamento vari una legge ad hoc, non si potrebbe vietare una tale pubblicità negli stalli pubblici?». Dunque si può, si deve agire. Anche premiando chi potrebbe arricchirsi e non lo fa: «Queste persone meritano perciò il sostegno tanto degli amministratori quanto dei cittadini».

La lotta alle ludopatie (o meglio: gioco d’azzardo patologico o azzardopatia) fa parte del DNA del M5S. Gli attivisti beneventani sono anch’essi, da tempi non sospetti, in prima fila in questa battaglia. Sul sito del Movimento  è possibile leggere una dettagliata cronistoria delle azioni messe in campo per sollecitare il Comune a schierarsi contro l’azzardopatia a partire dal novembre 2016, invitando Angelo Moretti in Commissione, il mutamento di rotta di Mastella (a gennaio), la figuraccia dell’inaugurazione di una sala slot (“a sua insaputa”, ipse dixit), la reprimenda sul «Corriere della Sera»  (a firma Gian Antonio Stella) con l’avallo di un pezzo di Chiesa meno consapevole di quella incarnata da Accrocca e dalla Caritas, l’irrisione da parte de “Le Iene”. Chi vuole può leggere tutto qui. 

Il 9 maggio il M5S di Benevento ha inviato alla Commissione Servizi Sociali una mozione da discutere in Consiglio che impegnasse ad una serie di iniziative:

  • insieme con l’ASL, lanciare un ciclo di attività informative, formative e di sensibilizzazione rivolte agli alunni delle scuole primarie e secondarie e ai cittadini mirate sui rischi derivanti dal gioco d’azzardo;
  • la promozione, sempre attraverso l’Asl locale, di campagne informative circa l’esistenza di terapie mirate e specifiche per chi soffre di dipendenza dal gioco e campagne di informazione per le famiglie dei giocatori affetti da tale tipo di dipendenza, affinché siano edotti sugli strumenti esistenti per difendere il giocatore ed i suoi familiari dalle gravi conseguenze della loro patologia sul patrimonio familiare.
  • l’attivazione di una politica di sgravio fiscale che premi gli esercenti che si impegnino a non installare slot macchine–video lottery nei propri locali, o a rimuovere quelle installate;
  • il sostegno, una tantum, la promozione di questi esercizi commerciali offrendo, ad esempio, la possibilità di utilizzare, in maniera gratuita, spazi pubblicitari di pertinenza comunale per le proprie attività produttive;
  • l’obbligo, nel rispetto della normativa vigente, gli esercenti che non vorranno aderire alla campagna “no slot-machine” a posizionare vicino a tali apparecchi, in maniera ben visibile, un cartello che ne segnali la pericolosità e la possibile causa di dipendenza.

E, ovviamente, l’invito stilare ed approvare un “Regolamento”, come tante altre città italiane hanno fatto.

Tale appello, reiterato il 25 settembre e ancora in una conferenza stampa il 3 novembre con Carlo Sibilia, portavoce in Parlamento, e ancora in svariate Commissioni messo a verbale da allora, è caduto in un vuoto imbarazzato e imbarazzante.

 

Ora che la Chiesa si è pronunziata in un’occasione come il Natale cosa farà il Sindaco? Ancora una volta pilatescamente se ne laverà le mani lasciando che sia il “mercato” a decidere, facendo credere ai beneventani che questo è il “paese della cuccagna” dove con un colpo di fortuna si possono risolvere i problemi della vita, o il “paese dei balocchi” dove obliare nel divertimento festaiolo e godereccio tutti i problemi irrisolti?

Se, tra un viaggio a Roma ed una capatina ad Arcore, Mastella troverà tempo per leggere il monito del suo Vescovo, e capirà che è rivolto in primis a lui, faccia sapere anche a noi, dopo un anno esatto dalle prime sollecitazioni, cosa intende fare. Come sempre, risponderemo all’appello perché non ci interessano le polemiche politiche ma solo il bene della nostra città. La politica, insomma, deve fare la sua parte, unica assente in una città in cui l’ASL si sta muovendo per affrontare l’emergenza epidemica del gioco d’azzardo e la Caritas è da sempre in prima linea accanto a chi precipita nel baratro, trascinando con sé le proprie famiglie e mettendo a repentaglio la stessa tenuta della comunità beneventana.

 

Il Comune si fa “casa di vetro”. Accolte sollecitazioni del M5S

Prediamo atto con viva soddisfazione della decisione dell’Amministrazione, comunicata dal Presidente del Consiglio, Luigi De Minico, di procedere, a partire da gennaio, alla pubblicazione sul sito Internet dell’Ente di tutti i verbali delle Commissioni consiliari per venire «incontro alle richieste avanzate da alcuni consiglieri e che consentirà ai cittadini di seguire nei minimi dettagli l’attività che viene svolta a Palazzo Mosti dai vari organismi consiliari, rendendo, in questo modo, ulteriormente trasparente l’attività amministrativa». Come noto tale richiesta è stata avanzata nelle scorse settimane e formalizzata il 6 dicembre dal M5S di Benevento, che si sarebbe accollato l’onere di pubblicare tali verbali sul proprio portale. Si realizza in questo modo un pezzo decisivo della “casa di vetro”, ideale a cui tutte le Amministrazioni dovrebbero tendere, punto decisivo del “Programma” del Movimento. Resta solo da chiarire se la pubblicazione riguarderà i verbali a partire da gennaio o se si provvederà a pubblicare tutto quanto prodotto dal 2016, come noi auspichiamo (pronti a surrogare il Comune in caso contrario, utilizzando il sito https://www.movimento5stellebenevento.it).

Non possiamo però non tornare, più in generale, in questi giorni di polemiche (non sempre di livello eccelso), sul ruolo delle stesse Commissioni. Ci pare, infatti, che all’interno della maggioranza che regge Palazzo Mosti ci siano due concezioni molto diverse sull’argomento: la prima è testimoniata dal Presidente del Consiglio e dallo stesso Sindaco, che spesso hanno ribadito compito esclusivo di tali organismi predisporre documenti da passare al vaglio del Consiglio («Chiederò a tutti un rispetto rigoroso del ruolo delle Commissioni che certamente non sono chiamate a trattare argomenti diversi da quelli che sono all’ordine del giorno del Consiglio comunale o della Giunta», così De Minico il 9 dicembre). Dall’altra, ad esempio, il neo-assessore De Nigris, il quale ha spesso ripetuto, nel ruolo di consigliere, che le Commissioni sono un luogo di democrazia e di confronto prezioso che non va svilito. Non vogliamo ricordare al Presidente De Minico l’art. 35, comma 1 del “Regolamento del Consiglio comunale”: «Le commissioni permanenti costituiscono articolazioni del consiglio comunale ed esercitano le loro funzioni concorrendo ai compiti d’indirizzo e di controllo politico-amministrativo allo stesso attribuiti». Il comma 2 dello stesso articolo prevede come compito delle Commissioni ciò che evoca il Presidente: «Le commissioni provvedono all’esame preliminare degli atti di competenza del Consiglio». Ma è uno dei compiti, non l’unico, che rimane il concorso ai compiti d’indirizzo e di controllo politico-amministrativo! D’altronde, analizzando l’operato dei singoli Presidenti, si noteranno scelte non omogenee: c’è chi ha privilegiato la stesura o la revisione di Regolamenti, chi ha voluto esercitare funzioni di controllo e indirizzo sugli Uffici tecnici, chi ha svolto funzione di ascolto della società civile, chi vi ha elaborato proposte per l’Assessore di riferimento e così via dicendo. Insomma, nella stessa pratica le Commissioni hanno operato in maniera disomogenea, in base all’impostazione datagli da chi le presiedeva.

Non vorremmo, in sintesi, che a cause di polemiche tutte interne alla maggioranza, a farne le spese sia uno dei pochi strumenti di partecipazione, ridotto ad organo burocratico.

Nella riunione dei capogruppo prevista nei prossimi giorni ci auguriamo che non si affermi una visione riduttiva e fortemente limitativa del lavoro consiliare. Le Commissioni siano il luogo del confronto e della proposta, in cui sia davvero possibile, anche per le forze di opposizione, essere “costruttive”, “concordes”, come recita il motto cittadino che campeggia nell’aula consiliare di Palazzo Mosti, nell’immaginare soluzioni possibili per il bene comune.

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Link sulle polemiche relative alle Commissioni.

http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato2.php?Id=108251

http://www.labtv.net/politica/2017/12/08/benevento-commissioni-outing-delli-carri-de-minico-richiama-tutti-allordine/

http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato2.php?Id=108235

http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato2.php?Id=108290