Comunicato Stampa

Alzare il tiro sull’amianto al Rummo

Il risultato della sentenza numero 64/2017 del Tar Campania è stato scontato. Lo si era già compreso a giugno allorquando lo stesso Tribunale amministrativo aveva accolto il ricorso dell’Azienda Ospedaliera rinviando all’udienza per il merito (in cui il Comune di Benevento non si è né presentato né costituito: è bene ricordarlo) le motivazioni di tale accoglimento.

Infatti il TAR ha evidenziato in primis come l’ordinanza sindacale 96/2016 «risulta essere adottata in carenza dei presupposti indefettibili richiesti dalla normativa vigente per l’adozione dei provvedimenti extra ordinem»: cioè in mancanza di una situazione di imminente pericolo per l’igiene è la salute pubblica nonché grave pericolo per l’incolumità pubblica che trova la sua legittimazione nell’esistenza di una situazione di eccezionalità la cui sussistenza deve essere suffragata da un’istruttoria adeguata e da una congrua motivazione.

Tutto ciò non è stato posto alla base dell’Ordinanza sindacale 96/2016 perché la stessa – sempre secondo i giudici amministrativi – non menziona alcun particolare stato di pericolo per l’incolumità dei cittadini né una situazione di eccezionale ed imprevedibile emergenza sanitaria o di igiene pubblica da fronteggiarsi con mezzi extra ordinem. Anzi l’ordinanza soccombente era fondata su generiche esigenze di sicurezza o di igiene o di tutela della salute pubblica è del tutto assente di ulteriori attività istruttorie (oltre cioè la relazione ARPAC di ben sei mesi prima), protesa solo ad elencare una serie di prescrizioni a carico dell’Azienda Ospedaliera.

I giudici del Tar hanno però messo in risalto anche qualcos’altro, e cioè che l’azienda ospedaliera – che ha sempre sostenuto di aver eseguito tutte le operazioni necessarie alla bonifica delle palazzine ospedaliere – non ha mai esibito alcuna documentazione al riguardo! Ma nessuno si è costituito in giudizio a sostegno di tale evidenza che potesse, almeno nel merito, controbilanciare un “errore formale”.

E sembra quasi che tale “errore formale” abbia fatto comodo ad entrambe le controparti. L’una (il Comune) che, con l’emanazione di un atto straordinario (o come lo chiamano i giudici extra ordinem), ha soddisfatto l’opinione pubblica interessandosi di una annosa vicenda irrisolta (l’oscura presenza dell’amianto nel nosocomio cittadino), l’altra (l’Azienda ospedaliera) che, vincendo il processo amministrativo, ha dimostrato di essere colpevole solo in parte e così rinviando l’esibizione di quella documentazione probante gli interventi di smaltimento dell’amianto.

In effetti sono gli stessi giudici che sottolineano la realtà dei fatti (ovvero la mancanza di cooperazione tra gli enti al fine di fronteggiare e risolvere un problema serio come quello della presenza di fibre di amianto negli edifici ospedalieri del presidio cittadino dove passa tutta la città), allorquando dichiarano che la varietà degli interessi coinvolti avrebbe richiesto il ricorso a moduli procedimentali basati sull’intesa tra gli organi pubblici coinvolti con l’adozione di un provvedimento finale solo all’esito di una fattiva partecipazione tra gli stessi in vista dell’adozione della scelta che con minore sacrificio degli interessi secondari forse maggiormente satisfattiva di quello pubblico primario globalmente inteso (tutela della salute anche in termini di prosecuzione dell’attività della struttura ospedaliera).

Il M5S, anche a supporto di battaglie legali intraprese da singoli cittadini, si occupa dall’inizio della consiliatura della vicenda. Testimonianza ne è l’articolato “Dossier” curato dalla dott. ssa. Gabriella Aversano e dall’avv. Sabrina Ricciardi presentato a maggio e consegnato all’avv. Catalano e alla Procura di Benevento nel mese di giugno.

La prossima tappa del nostro impegno, dunque, sarà il coinvolgimento dei Consiglieri regionali del M5S affinché non cali un velo di calcolato e interessato oblio sulla questione.

Il Comune agirà per custodire l’eredità di Vessichelli?

Il 10 ottobre 2017 scompariva in ospedale il prof. Lorenzo Vessichelli, nota figura di studioso e musicofilo. Come si ricorderà, la notte stessa del decesso la sua casa, un alloggio dello IACP a Rione Libertà, veniva illecitamente occupata. Inutile risultò l’intervento delle forze dell’ordine. L’episodio destò sdegno e sgomento in città, illuminando sulla triste pratica delle occupazioni immediate degli alloggi ERP a detrimento dei legittimi assegnatari.

Dalla stampa venimmo a sapere che «per testamento, Vessichelli ha lasciato al Comune di Benevento e per parte alla Biblioteca Carlotta Nobile» libri e dischi, e che «Castracane [Dirigente dei Servizi Sociali] si è accertato di ottenere dalla signora l’impegno a non toccare gli oggetti contenuti nell’abitazione».

Per questo motivo Nicola Sguera, a nome del M5S di Benevento, ha presentato interpellanza all’Assessore ai Servizi Sociali, all’Assessore alla Cultura e al Dirigente Castracane per sapere se tale preziosissimo materiale (libri e dischi in molti casi rari e pregiati) sia stato recuperato o in che condizioni sia attualmente, e come lo si intenda custodire, o quanto meno se sia stato censito.

Il M5S, in mancanza di una Biblioteca Comunale, suggerisce – una volta che si sia riusciti a venirne in possesso – di farne a sua volta dono alla Mediateca della c.d. “Spina Verde” che pare struttura consona a tal uso, sita nello stesso quartiere in cui il prof. Vessichelli ha vissuto parte della sua vita.

Il Comune vuole incentivare il vuoto a rendere?

Da circa due settimane abbiamo proposto, nella competente Commissione Ambiente, presieduta ora da Anna Orlando, che il Comune di Benevento incentivasse l’adesione dei commercianti ad una sperimentazione appena avviata sulla scorta del decreto del 3 luglio 2017, n. 142 (“Regolamento recante la sperimentazione di un sistema di restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all’uso alimentare”).

Sostanzialmente, non prevedendo il Governo degli incentivi, le Amministrazioni locali potrebbero garantire una riduzione della TARI agli esercenti che svolgano una funzione preziosa di recupero del vetro che garantisca sia il suo riutilizzo sia una minore presenza di frammenti di vetro che rendono spesso impervio camminare o andare in bici in città.

A tal fine abbiamo trasmesso alla Presidente e alla Commissione una schema di mozione che impegni Sindaco e Giunta ad approvare, congiuntamente all’esame ed approvazione dei documenti di programmazione economico-finanziaria dell’Ente per il triennio 2018-2020, forme di incentivo economico per gli esercenti, nonché per i produttori e distributori, che aderiranno alla sperimentazione, oppure altre forme di agevolazione.

Aspettiamo una risposta in tempi rapidi sulla questione, tenendo conto del fatto che, anche se la sperimentazione del VAR durerà un anno che andrà dal 7 febbraio 2018 per concludersi il 6 febbraio 2019, occorre fare in fretta in quanto l’adesione alla sperimentazione sarà monitorata. Dunque, affinché sia un successo – come ci auguriamo – bisogna fare in modo che gli esercenti aderiscano fin da subito.

La refezione scolastica, i tribunali, l’Amministrazione ostinata

 

«L’ipotesi “horror” è che Quadrelle vinca il ricorso sui 5 anni con l’obbligo vigente per “Regolamento”…». Così Nicola Sguera nel Consiglio tenutosi giovedì scorso. Ebbene la sera stessa, quando il Sindaco era tornato non, a quanto pare, come comunicato dal Vice Russi, da incontri istituzionali bensì, come riferito dal «Sannio», da un incontro con altri esponenti politici in vista delle elezioni 2018, questa ipotesi, destinata a rendere ancora più confuso un quadro da anni oramai ingarbugliato, si è materializzata.

Proviamo a fare chiarezza. Con il ricorso amministrativo l’Ati costituita da Quadrelle 2001 e Ristora Food & Service impugnava con motivi aggiunti, tra l’altro la determinazione dirigenziale del Comune n. 815/2015 nella parte in cui (si legge nella sentenza del Tar) veniva esclusa dalla gara nonché nella parte in cui veniva annullata tutta la procedura.

Il Tar rigettava il ricorso. L’Ati costituita da Quadrelle e Ristora impugnava la decisione innanzi al Consiglio di Stato, il quale con sentenza n. 4944/2017, in parziale riforma della sentenza di primo grado e per ciò che qui interessa, accoglieva i secondi motivi aggiunti al ricorso di primo grado, annullando di conseguenza il provvedimento di esclusione dalla gara dell’appellante.

In definitiva ciò vuol dire, che l’Ati ricorrente non poteva essere esclusa e, poiché l’unico motivo per cui si era proceduto all’annullamento della gara era la mancata presenza di offerte valide, viene automaticamente meno anche il provvedimento di annullamento della gara e ciò a prescindere dalla eventuale impugnazione esplicita dello stesso (che tra l’altro nel caso di specie pare esserci stata).

Invero, in virtù del principio “dell’invalidità caducante”, quando in sede giurisdizionale viene annullato un atto, che costituisce il presupposto unico dei successivi atti consequenziali, il suo venir meno travolge automaticamente i successivi atti strettamente e specificatamente connessi ad essi, senza neanche che ci sia bisogno di una loro esplicita impugnativa.

Pertanto, atteso che le sentenze vanno rispettate, a prescindere da pur legittime considerazioni ed opinioni personali e politiche che ognuno è libero di esprimere, allo stato delle cose pare che vi sia una reviviscenza di quel bando di gara impugnato, e che l’Ati Quadrelle e Ristora dovrebbe essere l’unica assegnataria, non essendoci altre offerte valide presentate.

Altra considerazione è la circostanza quantomeno anomala e strana che l’Ati oggi risultata vittoriosa nel giudizio innanzi al Consiglio di Stato era costituita anche dalla Ristora Food & Service, che invece si era aggiudicata l’appalto per il servizio mensa nella gara di settembre di quest’anno poi annullata a seguito delle note censure dell’ANAC.

Il Comune oggi ha diramato una nota in cui addebita tutte le responsabilità alla precedente Amministrazione. Purtroppo non siamo più in campagna elettorale. Mastella, quando presente in città e attento alle sue vicende piuttosto che agli scenari nazionali, dovrebbe fare assunzione di responsabilità. Da un anno e mezzo sono lui e la sua squadra a prendere decisioni: fino ad ora tutte sbagliate sulla questione mensa, disastrose per la comunità scolastica nella sua interezza e per la città. Sarebbe giusta nemesi se l’obbligo previsto da un “Regolamento” da noi fortemente osteggiato si ritorcesse contro chi l’ha voluto. Purtroppo questo significherebbe ulteriori disagi per bambini, genitori, insegnanti e dirigenti.

 

Poiché l’Amministrazione, per bocca dell’Assessore Del Prete in Consiglio e nella nota odierna, ha ribadito di voler procedere speditamente lungo la via segnata, mostrando di non voler prendere in considerazione nessuna delle critiche emerse in questi mesi, ci pare giusto che se ne assuma l’onere mostrando la propria virtù, come ci auguriamo, o la propria insipienza, come temiamo.

 

Refezione scolastica: disastro conclamato e protervia dell’Amministrazione

1. L’assenza di Mastella… preso dalla sua ennesima avventura nazionale?

Il Consiglio tenutosi oggi ha visto la grave assenza del Sindaco. Se, come riferito dal Vicesindaco, Vincenzo Russi, Mastella è a Roma per motivi istituzionali, nulla quaestio. Se, malauguratamente, nei prossimi giorni dovessero trapelare notizie su incontri romani legati al suo nuovo impegno politico nazionale (come accaduto con la visita ad Arcore da Berlusconi nel giorno del tavolo in Prefettura da lui stesso richiesto) saremmo di fronte alla prova provata del tradimento degli impegni presi a luglio 2016, solennemente, nella prima seduta consiliare tenutasi a Palazzo Paolo V.

2. L’occasione perduta: una donna Vicepresidente del Consiglio

Per quanto riguarda l’elezione del nuovo Vicepresidente del Consiglio (e plaudendo sia a Vincenzo Sguera, che si è dimesso subito, passato in maggioranza, sia alla maggioranza stessa che ha lasciato piena autonomia alle minoranze sulla scelta), Marianna Farese ha ricordato, senza polemica, che si è trattata di un’occasione perduta: avevamo chiesto al PD di eleggere, in ogni caso, una donna (tra le quattro ascrivibili all’opposizione: Farese, Fioretti, Pedà, Varricchio, in ordine alfabetico), per dare coerente seguito agli impegni presi (anche con l’approvazione imminente del “Regolamento sulla consulta delle donne”). Purtroppo il PD ha preferito un’altra scelta, da cui è conseguita la nostra astensione (sul nome di Italo Di Dio, cui auguriamo buon lavoro).

3. Sulla mensa l’Amministrazione naviga a vista

Il cuore di questo Consiglio avrebbe dovuto essere la discussione sulla mensa, considerata anche la presenza dei lavoratori e delle lavoratrici che aspettano di sapere qualcosa del loro futuro. Nel suo intervento Nicola Sguera ha ricostruito le vicende degli ultimi due anni per contrastare una pericolosa tendenza all’oblio (finanche teorizzata da Quarantiello, quando ha detto che con la nomina della Del Prete si è azzerato tutto e si è ricominciato daccapo…). Questa Amministrazione non ha una voce, nel suo “Programma di mandato”, dedicata alla mensa! Ed è tutto dire. Si naviga, insomma, a vista, oscillando fra aneliti (aspirazioni vaghe…) alla condivisione e alle decisioni partecipate (come emerso dall’intervento di Luigi De Nigris) e un sostanziale decisionismo che ha portato al famoso “Regolamento” che obbliga alla mensa chiunque voglia frequentare il tempo pieno. La Del Prete ha provato a giustificare questa scelta affermando (e lasciandoci esterrefatti) che, come l’alunno accetta il docente scelto dallo Stato così deve accettare la mensa scelta… dal Comune! Dimenticando che si tratta di un servizio a domanda individuale e che, in linea di principio, tale obbligo dovrebbe portare anche alla gratuità del servizio.

4. La mancanza di soluzioni alternative all’obbligo: la mancanza di responsabilità della Giunta

In ogni caso il M5S si è dichiarato insoddisfatto dei chiarimenti offerti dall’Assessore, che ha mirato soprattutto a difendere il proprio operato, come se fosse possibile dimenticare quanto fatto in precedenza da altri e, soprattutto, come se fosse possibile ascrivere alla burocrazia l’eventuale fallimento di un disegno che appare privo di alternative. Insomma, nel caso in cui la mensa dovesse partire (e diciamo che realisticamente potrebbe accadere a dicembre), se i genitori che hanno fatto ricorso al TAR si appellassero nuovamente e il giudice, come fatto capire, accogliesse, in attesa di marzo, una sospensione cautelare, il Comune lascerebbe famiglie e Dirigenti scolastici in balia degli eventi, lavandosene le mani. Un atteggiamento che non ci pare responsabile. Il decisore politico, che peraltro promise di risolvere il problema, dovrebbe predisporre piani alternativi che tengano conto di tutte le incognite attualmente sul campo.

5. Il M5S ha come stella polare la qualità del cibo e il benessere dei bambini

A scanso di equivoci, e per l’ennesima volta: il M5S è perché il Comune attivi la mensa (di qualità) senza l’obbligo, lasciando libere le famiglie che vogliono provvedere al pasto da casa, supportando le scuole nella migliore organizzazione di questa complessità, che responsabilizza come mai prima i Dirigenti scolastici. Se non è in grado di farlo, che supporti la possibilità di bandi divisi per plessi scolastici con ristoratori locali realizzati dalle scuole stesse, mettendo a disposizione esperti nutrizionisti che diano coerenza “educativa” ai pasti proposti.

Abbiamo detto, in ogni caso, che questo è un gioco a somma zero, purtroppo. Non si possono tutelare tutti gli interessi in campo (ad esempio, in questa fase, quelli dei lavoratori). Il M5S ha fatto una scelta netta (anche se dolorosa): la priorità è il benessere dei bambini, la qualità del loro cibo. Ogni azione dovrebbe avere questa stella polare. In ogni caso, questa Amministrazione con la sua azione ondivaga sta minando la sopravvivenza del tempo pieno, del lavoro di centinaia di persone. Speriamo che ci sia questa consapevolezza diffusa e non solo proclamata a parole.

6. Volevano una “casa si vetro”: si chiudono nel Palazzo e pretendono stampa “amica”

Durante la discussione si è verificato uno spiacevole episodio. Mentre Nicola Sguera stava registrando l’intervento della Del Prete, Giovanni Quarantiello ha chiesto al Presidente De Minico di vietare le riprese. Lo troviamo un gesto contraddittorio rispetto a quanto affermato da Mastella il 16 giugno del 2016 quando promise di fare del Comune «una casa di vetro». Tutta la giurisprudenza recente, con argomentate eccezioni, afferma che tali riprese sono legittime. Riservandoci di tornare dettagliatamente sulla questione, per ora ci limiteremo ad inoltrare formale richiesta al Presidente del Consiglio ad ogni seduta perché quanto si discute nel Palazzo possa essere di pubblico dominio.

Questo intervento di Quarantiello fa il paio con la richiesta formulata alla stampa presente dalla Del Prete di rivolgersi a lei per informazioni «corrette». Che ci è parso, in uno scenario dove ci sono attori con visioni diverse delle priorità, la richiesta di una stampa embedded.

7. Si riuscirà a parlare del “quagliodromo” Mosti?

Infine, con rammarico, prendiamo atto che l’impegno preso di discutere dei “valzer” consiliari (il copyright dell’espressione è del Sindaco), del cambio di banco di Vincenzo Sguera e della rinnovata passione per la politica nazionale del Sindaco non si è discusso, malgrado impegno informale preso nel precedente Consiglio.

Abbiamo, dunque, fatto mettere a verbale che nella prossima seduta si affronteranno questi argomenti. Sarà tattica, sarà calcolo politico: a noi sembra francamente incomprensibile rinviare sine die la discussione nella speranza che i cittadini dimentichino. La politica (e con essa tutti noi ) esce screditata da giochi di potere: il cortocircuito tra ambizioni nazionali e amministrazione produce danni nel funzionamento della democrazia comunale. Siamo certi che il Presidente del Consiglio nel prossima assise, che dovrebbe essere dedicata alla vicenda ASIA, metterà tra i punti all’ordine del giorno la discussione su quanto di surreale sta accadendo in questi mesi nel «quagliodromo» (copyright Luigi De Minico) di palazzo Mosti.

 

P.S. del 28 ottobre 2017

Mastella era a Roma non per impegni istituzionali ma per parlare del destino politico della sua famiglia… Un po’ di vergogna no?

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Le occupazioni abusive (e l’oltraggio della memoria)

Ieri è scomparso Lorenzo Vessichelli, una persona mite, gentile, colta, appassionata. Insomma: un simbolo della Benevento migliore. A salma ancora calda qualcuno ne ha occupato la casa (di proprietà dello IACP). La vicenda ha suscitato uno sdegno enorme e mobilitato la Rete, facendo diventare – data la notorietà della persona – di pubblico dominio un’orribile pratica che consiste nel monitorare, nei quartieri con appartamenti dell’Istituto Autonomo Case Popolari, le condizioni di salute degli inquilini, spesso anziani soli, per poter immediatamente impadronirsi dell’immobile che, invece, dovrebbe essere riassegnato rispettando le graduatorie.

Il Movimento di lotta per la casa e il Sunia hanno, nel corso degli anni, denunziato ripetutamente questa pratica che viola le legalità e ferisce l’ethos di una comunità.

A marzo l’Amministrazione Mastella ha approvato una delibera di indirizzo e si è impegnata ad avviare le procedure di sfratto per gli abusivi. Ad oggi nulla è stato fatto! Sollecitato dall’indignazione, propagatasi in maniera virale, il Sindaco ha convocato un tavolo con la Prefettura per affrontare il problema. Il nostro auspicio, in memoria di Lorenzo “Loris” Vessichelli e di tutti coloro che hanno visto profanato un mondo costruito in una vita intera di passioni (in questo caso libri e dischi ad esempio, anche di valore), per le 700 famiglie in graduatoria che attendono una sistemazione, è che tale iniziativa non resti lettera morta (per subliminali calcoli elettorali o semplice inerzia) come le precedenti.

Per questo motivo il M5S, che ha già fatto un’interrogazione a marzo scorso sul corretto affidamento degli immobili, protocollerà nei prossimi giorni un’interrogazione all’Assessore Maio per conoscere lo stato attuale dell’arte e verificare se quanto promesso dalla Giunta venga concretamente portato avanti.

Velocizzare le pratiche per il rimborso libri

Molti cittadini ci hanno segnalato che lo scorso anno – in cui si è modificata la procedura – si sono verificati problemi in relazione ai tempi di rimborso dei libri di testo per la scuola primaria. Le famiglie hanno anticipato la spesa per l’intero importo, vedendosi rimborsate solo nella tarda primavera. Si riscontrano casi in cui il rimborso non è ancora avvenuto.

In alcune scuole già sono arrivate le cedole che i  genitori stanno provvedendo a portare in libreria a timbrare per recuperare i soldi anticipati. I librai però dal canto loro hanno vidimato le cedole, ma non hanno restituito i soldi perché dicono di attendere dal Comune i soldi in questione.

Il M5S chiede, dunque, agli Assessori competenti, in particolare alla prof. ssa Rossella Del Prete, che si proceda alla distribuzione di tali somme, già a bilancio, così che prima di Natale tutta la procedura di vidimazione e rimborso si concluda con successo.

Più in generale è da rivedere una procedura farraginosa per alleviare, in tempi difficili, il quotidiano di famiglie già oberate da spese scolastiche impegnative.

Combattiamo le polveri: piantiamo alberi!

Stamattina, nella Commissione Ambiente presieduta dal nuovo Presidente, Anna Orlando, cui auguriamo un buon lavoro, il portavoce Nicola Sguera ha chiesto di mettere all’ordine del giorno dei prossimi incontri due questioni strettamente correlate tra loro.

Il 29 settembre è stato presentato a Roma il “Report sulla qualità dell’aria”, realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, in collaborazione con ENEA e in partnership con il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Ebbene, in tale “Report”, purtroppo (ma in linea con i dati degli anni scorsi, da noi più volte richiamati pubblicamente) Benevento è citata tra gli esempi di città con un alto tasso di polveri sottili, pur in assenza di un tessuto industriale analogo a quello della Pianura Padana. Nel “Report” è contenuto un decalogo rivolto ai decisori politici (a tutti i livelli). Nel punto 3 si sottolinea l’inutilità delle misure straordinarie (quelle che l’Amministrazione periodicamente prende per ottemperare alla legge ma senza incidere sostanzialmente sul fenomeno). Bisogna, dice il “Report”, prevenire. Il punto 4 recita: «Un sistema di mobilità basato sull’auto di proprietà è il primo ostacolo al miglioramento della qualità dell’aria nelle città: bisogna mettere in campo interventi e soluzioni per portare il parco circolante italiano a meno di 1 vettura ogni 2 abitanti (come oggi in Francia): si può fare scoraggiandone l’uso (low emission zone, aree pedonali e ciclabili, limitazione alla sosta, etc.) e sviluppando la mobilità condivisa (trasporto su ferro, bike sharing, car sharing, integrazione con il trasporto pubblico, etc.)». Sin dall’inizio della consiliatura la battaglia per la mobilità sostenibile è stata caratterizzante l’agire politico del M5S. Ancora una volta chiediamo al Sindaco e all’Assessore Delcogliano di varare un piano di mobilità sostenibile che scoraggi l’uso della macchina di proprietà e guardi lontano (e chiediamo, per l’ennesima volta, di implementare, non scoraggiare, l’uso della bicicletta, con la cancellazione del ridicolo divieto sul Corso Garibaldi). Nel punto 7 è scritto: «Il settore residenziale è il primo responsabile dell’inquinamento da particolato atmosferico». Anche su questo il Comune deve mostrare un cambio di passo rispetto all’inerzia attuale.

Per questo ci pare particolarmente importante che l’Amministrazione faccia propria un’iniziativa già sperimentata lo scorso anno dal M5S in molti Comuni italiani in occasione della Festa dell’Albero: mettere a dimora in un solo giorno decine di migliaia di nuovi alberi e arbusti in diverse città d’Italia creando nuovi boschi urbani. Una grande azione di partecipazione insieme a cittadini, associazioni, comitati, Comuni. Per questo motivo chiediamo all’Amministrazione del Comune di Benevento, al Sindaco Mastella, all’Assessore all’Ambiente Russi, al Consigliere delegato al verde pubblico Feleppa di aderire alla manifestazione e di supportarla logisticamente. Riteniamo che questa iniziativa, oltre ad avere un alto valore simbolico, possa dare un contributo importante al miglioramento della qualità dell’aria.

Improrogabile un Consiglio (aperto) sulla mensa e la refezione scolastica

Nei giorni scorsi, all’interno delle scuole beneventane interessate, è circolata una richiesta che sei Dirigenti Scolastici hanno rivolto al Sindaco, all’ASL, per conoscenza all’Assessore Del Prete e all’avv. Vecchione, che ha curato il ricorso dei genitori che ha bloccato per ora il “Regolamento” che vietava il pasto da casa. In essa chiedono supporto e «un apposito disciplinare» che li metta in grado di organizzare al meglio l’avvio del tempo pieno, in attesa che le sentenze attese facciano chiarezza sul problema.

Ciò che emerge con sconcerto è che l’Amministrazione, a mo’ di un giocatore d’azzardo, ha puntato tutto su un’unica possibilità senza nemmeno ipotizzare dei piani alternativi per scenari che pure erano assolutamente prevedibili. Il M5S, infatti, aveva annunziato a luglio che sarebbe stato inevitabile da parte di molti genitori adire le vie legali contro un “Regolamento” illegittimo (a nostro avviso) e scritto male. Una classe dirigente avveduta avrebbe immaginato delle soluzioni alternative. La giunta Mastella appare in questo momento come un pugile suonato, messo a tappeto dall’uno-due dell’ANAC e del TAR… Per questo evidentemente preferisce parlare di Roma e della Raggi. Eppure urge rispondere alle legittime richieste dei Dirigenti che noi stessi avevamo sollecitato ad un nuovo protagonismo in materia.

Tanto premesso, appare improrogabile la convocazione di un Consiglio (possibilmente aperto) dedicato alla mensa, come per altro richiesto dall’intera opposizione formalmente, profittando per altro della necessità di surrogare il consigliere Pepe dimessosi (art. 38, comma 8 del TUEL: «Il consiglio, entro e non oltre dieci giorni, deve procedere alla surroga dei consiglieri dimissionari, con separate deliberazioni, seguendo l’ordine di presentazione delle dimissioni quale risulta dal protocollo»). Sarebbe surreale, con i tanti problemi sul tappeto, convocare un Consiglio comunale – con le spese relative che ciò comporta a carico della comunità – per un semplice adempimento formale.

Nel contempo sarà necessario, preso atto dell’ennesimo episodio trasformistico che sta decimando il campo dello schieramento di centro(?)-sinistra, con il passaggio comunicato ai media di Vincenzo Sguera in Forza Italia, eleggere un nuovo Vicepresidente del Consiglio, carica che, per prassi, spetta all’opposizione. Riteniamo scontato, infatti, che il neo-consigliere forzista rimetta il mandato avuto in virtù dell’appartenenza alla minoranza consiliare.

Il Consiglio sulle partecipate: un’occasione mancata

Si è consumato ieri nel consiglio comunale l’ennesimo imbarazzante rimpallo di responsabilità tra maggioranza e una parte dell’opposizione, su fatti che si perdono nella notte dei tempi sui quali nessuno può dirsi escluso. La classe politica da sempre presente in quell’aula affidandosi alla memoria corta dei beneventani cerca di far dimenticare che le responsabilità sono di chi negli anni si è succeduto nella guida di Palazzo Mosti. Principale pomo della discordia la questione AMTS, del tutto assente nella delibera, se non per un leggero cenno (tanto che è stato proposto un emendamento bipartisan, per inserirla) e del tutto assente nelle specifiche della scarna relazione tecnica oggetto della delibera, o meglio nel paragrafo che ad essa doveva essere dedicato. Si dice, in pratica, che è inutile parlarne poiché fallita. Un modo come un altro per non prendere posizione rispetto al futuro, incerto, di questa partecipata.

Occorre dunque fare alcune osservazioni. Tale relazione è un obbligo annuale con scadenza il 30 settembre: come ogni obbligo normativo è conosciuto e conoscibile da chi è a capo di una pubblica amministrazione, ma come oramai è abitudine lo si affronta solo a pochi giorni dalla scadenza.

La relazione ha come oggetto lo stato delle partecipate alla data del 23 settembre del 2016. Questa amministrazione ignora forse che a quella data era già intervenuta la revoca del fallimento da parte del Tribunale? E dunque la AMTS è ancora nella proprietà del Comune? Abbiamo quindi presentato con le altre forze di opposizione un emendamento per far sì che la situazione dell’Azienda di trasporti fosse inserita nella relazione, emendamento sul quale è stato espresso parere negativo dei dirigenti adducendo le motivazioni più fantasiose che non hanno riscontro nella realtà. In effetti se l’emendamento fosse stato approvato, avrebbero dovuto riscrivere il documento, e il consiglio si sarebbe protratto, con la conseguenza di saltare la pausa pranzo. Chissà che il diniego non sia dovuto ad motivo prosaico piuttosto che alle stringenti regole della contabilità…

Le anomalie sono tante e tali che servirebbe un tomo per elencarle, ma ciò che ci ha lasciato maggiormente basiti è l’aver sostenuto che nulla si può dire sulla Gesesa né tanto meno dare indicazioni al management in quanto il Comune è socio minoritario, ignorando che – per la normativa in questione – la Gesesa rientra a pieno titolo nelle partecipate controllate in modo diretto, e dunque soggette al controllo amministrativo. Non è forse il Sindaco del Comune di Benevento che nomina il suo Presidente? E dunque, per inciso, la Gesesa è tenuta agli stessi obblighi di trasparenza, anche in tema di assunzioni fermo restando la libertà di scelta in merito alle procedure selettive, ai quali sono obbligati gli enti pubblici. Così come sarebbero stati tenuti, gli enti partecipati inseriti nella relazione, ad attuare quanto previsto nella relazione del 2015. Nulla invece sappiamo a riguardo e chi doveva controllare ha preferito non farlo.

In definitiva ieri si è approvato un documento basato su un altro documento le cui disposizioni non sono state eseguite, composto da 9 pagine (esattamente le stesse dedicate alla sola Gesesa nel 2015) che non contiene nulla in relazione al contenimento dei costi e al miglioramento dell’efficacia e della efficienza, ratio alla base di questo articolato e complesso dettato normativo. Ci hanno presentato una relazione che non contiene niente, forse perché ogni volta che cercano di articolare un qualsiasi atto sbagliano. Meglio essere di poche parole – avranno pensato – in modo da limitare i danni. Ma anche in questo caso non ci sono riusciti…