Comunicato Stampa

Muro contro muro sulla mensa. Se TAR sospende ancora dimissioni…

Con una comunicazione firmata dal Dirigente Alessandro Verdicchio alle scuole il Comune dimostra irragionevolezza sulla vicenda della refezione scolastica. Nel preannunziare, infatti, l’avvio della mensa scolastica si ribadisce che il vigente Regolamento vieta la presenza di qualunque altra forma di pasto nelle scuole. Lo scorso 8 febbraio avevamo sollecitato il Sindaco a rispondere positivamente alla richiesta dell’avvocato Vecchione che chiedeva, in attesa del pronunciamento del TAR, previsto per la prima settimana di marzo, di sospendere il “Regolamento”. Invece si continua a preferire un irrazionale muro contro muro. Questo costringerà le famiglie che si opponevano all’obbligo della mensa ad una nuova richiesta di sospensiva, in attesa del merito fra tre settimane.

Dall’inizio della surreale vicenda abbiamo fatto proposte ragionevoli che tutelassero quanti più soggetti coinvolti (in primis i bambini). Constatiamo che si preferiscono le prove di forza. Fino ad ora sono state disastrose per l’Amministrazione, ma a pagare sono sempre stati i cittadini.

Oggi dovrebbe essere notificata la terza istanza cautelare al TAR volta alla sospensione del regolamento comunale. È realistico che il TAR accolga l’istanza con decreto immediato, come a settembre, per poi discutere l’istanza in contraddittorio con il Comune in successiva udienza, magari il 7 marzo.

Verrà inoltrata una nuova diffida a tutti i Dirigenti, ricordando la loro autonomia istituzionale, ricordando loro l’illegittimità del Regolamento comunale, preannunciando anche azioni risarcitorie da parte di quelle famiglie che si vedrebbero costrette ad aderire al servizio perché impossibilitate ad accudire i figli durante il tempo mensa.

Nel caso in cui il TAR dovesse nuovamente sospendere il “Regolamento” e poi dichiararlo nullo chiediamo sin da ora le dimissioni di chi ha avallato questa linea d’azione.

Gli abitanti di Pantano figli di un Dio minore?

Fino a quando, si chiedono gli abitanti di Pantano, evidentemente figli di un Dio minore o cittadini dimidiati, si dovrà assistere a scene come quelle odierne, viste e riviste nel corso degli anni? Fino a quando la pioggia più o meno battente separerà una contrada dal resto della città? Sappiamo che le questioni sono annose e le responsabilità diffuse (e antiche), sappiamo che la campagna elettorale – che vede il Sindaco impegnato (seppure indirettamente), a dispetto dei solenni impegni presi nel 2016 – incombe, apprezziamo l’impegno dei Vigili, dei pompieri, la presenza dei tecnici comunali sul luogo del disastro e dell’Assessore Pasquariello. Ma il problema resta nella sua drammaticità: centinaia di cittadini reclamano incolumità e possibilità di muoversi senza rischio. È necessario sguardo lungo: prevenzione e non interventi straordinari. Per questo chiediamo l’istituzione di un tavolo dedicato, con la partecipazione attiva di una rappresentanza della Contrada, che affronti le questioni più spinose per la messa in sicurezza della zona, evitando che si ripetano le scene di oggi o danni alle persone, oggi sfiorati.

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Un po’ di storia…

Alluvione 2015

Un intervento del M5S

La denunzia dei residenti

 

 

 

Parole in libertà? Una risposta a Franzese

«C’è della gente che parla un minuto prima di pensare». Questo ci è venuto in mente quando abbiamo letto l’intervento (totalmente scollegato dall’attualità politica) del consigliere Franzese, in evidente stato di confusione (politica).

La nota invero non sarebbe neanche degna di risposta tale è la pochezza (e la bassezza…) delle argomentazioni (?) che sembrano mal nascondere solo un risentimento personale (che in politica dovrebbe essere bandito). Mi limito, dunque, a far notare quattro cose.

1) La mancanza di virgolettati mostra come la sua ricostruzione sia totalmente fantasiosa. Abbiamo chiesto a novembre le sue dimissioni da Consigliere in virtù del DASPO che gli è stato comminato; a settembre avevamo reclamato il regolare svolgimento delle Commissioni, bloccate dalle fibrillazioni interne alla maggioranza, in particolare dai «valzer» (Mastella) dei tre (Puzio, Franzese, Russo) prima confluiti in AP, poi costituitisi in gruppo consiliare a sé.

2) Nicola Sguera non fa parte della Commissione presieduta da Franzese e solo in rarissime circostanze gli è capitato di sostituire Marianna Farese.

3) Il M5S ha fatto pervenire più di un anno fa un’articolata proposta al Presidente del Consiglio e al Sindaco per la razionalizzazione delle Commissioni, in linea con uno dei propri punti programmatici: la riduzione dei costi della politica.

4) Se Franzese pensava di fare “operazione verità” pubblicando gli emolumenti percepiti da noi consiglieri sappia che essi vengono pubblicati in tempo reale sul nostro blog, nella sezione “Ti informiamo”, perché fare del Comune una “casa di vetro” è obiettivo fondamentale del nostro mandato (e lo applichiamo in primis a noi stessi).

Chiudo ricordando che, per nostra iniziativa, il Comune sta pubblicando i verbali delle Commissioni. Ogni cittadino potrà valutare l’operato dei Presidenti e dei singoli consiglieri in esse.

A dirla tutta, di Franzese come Presidente di Commissione e come Consigliere, ad oggi, non si ricordano né memorabili interventi né proposte che hanno modificato la condizione comatosa del commercio in città.

 

Presentazione candidati sanniti M5S

Domani sabato 3 febbraio alle ore 16,00, a Palazzo Paolo V, saranno presentati i candidati sanniti alle elezioni politiche previste per il 4 marzo 2018: per il Collegio Camera Campania 2 il prof. Pasquale Maglione (plurinominale), già candidato alle Regionali del 2015, e Angela Ianaro (uninominale), ricercatrice e docente universitaria, per il Collegio Senato Campania 1 l’avv. Sabrina Ricciardi (plurinominale), prima dei non eletti del M5S alle Amministrative del 2016, e Danila De Lucia (uninominale), giornalista ed editrice.

Sarà presente il capogruppo alla Regione del M5S, Valeria Ciarambino, referente campano per il Rally che sta portando Luigi Di Maio a incontrare tutti gli italiani.

Saranno presenti i due portavoce in Consiglio comunale, Marianna Farese e Nicola Sguera.

Il Comune aderisca questa volta al progetto sul “compostaggio di comunità”

Abbiamo appreso con piacere delle novità relative ai lavoratori degli ex Consorzi («Sembra essersi nuovamente incamminata su una strada meno accidentata la vicenda dei lavoratori degli ex Consorzi Rifiuti») e letto che i Comuni, tra cui quello di Benevento, potrebbero ripensare la propria adesione, illo tempore non comunicata, al progetto regionale di cosiddette “compostiere di comunità”, disponendo così, a costo zero, di una trentina di lavoratori che potrebbe utilizzare all’Asia.

Per questo ieri, nell’audizione in Commissione Ambiente (finalmente tornatasi a riunire), il portavoce Nicola Sguera ha sollevato la questione con l’assessore De Nigris, di cui si è apprezzata la metodologia di lavoro (lo studio dei problemi e dello stato dell’arte nel settore di competenza) e molte proposte (unificazione di ambiti separati in un disegno organico senza interventi “spot”, acquisti “verdi”, autonomia energetica degli edifici comunali, bollini “verdi” per le caldaie, porta a porta per il vetro).

Il nostro auspicio è che il Comune aderisca all’iniziativa in questione, sanando così un clamoroso errore di sottovalutazione compiuto lo scorso anno. Il 25 febbraio 2017, infatti, il M5S di Benevento segnalò, con una PEC, all’allora Assessore, Vincenzo Russi, «la possibilità di aderire a manifestazione di interesse Regione Campania per accedere a finanziamenti relativi a compostaggio di comunità», ricordando come i tempi fossero stretti (ma ci sarebbe poi stata un a proroga). Tre giorni dopo fu inviata all’Assessore e al Sindaco una mozione («Adesione alla manifestazione di interesse alla localizzazione di impianti di compostaggio di comunità per trattamento della frazione organica dei rifiuti indetta dalla Regione Campania»).

La PEC, in mancanza di risposta, fu inoltrata di nuovo l’8 marzo, con l’aggiunta di guide ed esempi su come stilare la documentazione necessaria. In mancanza di risposte, il 27 marzo fu organizzata una conferenza-stampa sotto Palazzo Mosti, cui partecipò il portavoce in Parlamento Carlo Sibilia, insieme ai due rappresentanti cittadini e a diversi attivisti del Meetup “Grilli Sanniti”. I due portavoce furono ricevuti dall’Assessore Russi, il quale, nella sostanza, dichiarò che altri erano i progetti dell’Amministrazione, evocando la costruzione di un grande impianto per lo smaltimento dei rifiuti organici pubblico-privato in cui far convergere l’intera Provincia e che divenisse fonte di guadagno per Benevento. Per altro era pervenuto un progetto molto interessante che legava la compostiera di comunità ad un orto sociale avviato in città (progetto vanificato dalla mancata manifestazione di interesse del Comune).

Anche il WWF Sannio inoltrò appello al Comune affinché aderisse.

Sappiamo com’è finita. La Regione legò al compostaggio di comunità, a titolo gratuito, le risorse umane degli ex Consorzi, del grande impianto pubblico-privato non si è mai sentito più parlare. Insomma un’occasione perduta (l’ennesima). Eppure ci pare norma di buon senso che un Comune in dissesto aderisca ad ogni iniziativa che porti risorse gratuitamente in città!

Se perseverare è diabolico ci auguriamo che l’Amministrazione si industri per prendere tre piccioni con una fava: dotare Benevento di compostiere con cui produrre compost di qualità, consentire a trenta lavoratori di operare in città per un anno e mezzo, dare un po’ di respiro all’ASIA, in enorme difficoltà, come la condizione pietosa delle strade cittadine dimostra palesemente.

L’inutile divieto per le bici sul Corso e la mancanza di un piano strategico per la ciclabilità a Benevento

L’articolo 3 del Codice della Strada, un’area pedonale è per definizione una «zona interdetta alla circolazione dei veicoli, salvo quelli in servizio di emergenza, i velocipedi e i veicoli al servizio di persone con limitate o impedite capacità motorie, nonché eventuali deroghe per i veicoli ad emissioni zero aventi ingombro e velocità tali da poter essere assimilati ai velocipedi». In base alle leggi in vigore in Italia, quindi, nessun veicolo a motore può circolare nell’area pedonale di Corso Garibaldi, nemmeno i residenti, a meno che non siano portatori di handicap fisici. Non possono circolare le automobili delle forze dell’ordine e nemmeno quelle dei Vigili urbani, e infatti, qualche anno fa, l’amministrazione comunale si munì di velocipedi a pedalata assistita per consentire almeno a loro di non infrangere la legge. Sempre per lo stesso motivo il Comune di Benevento avviò il progetto SMUCC (Servizio Municipale Consegne Cittadine), che prevedeva la consegna di merci ai negozi dell’area pedonale mediante un veicolo elettrico, che, per ingombro e velocità era assimilabile ai velocipedi. Oggi, invece, a Benevento ci sono tanti veicoli a motore che transitano all’interno dell’area pedonale di Corso Garibaldi. L’unico modo per autorizzare un numero così elevato di veicoli a motore lungo Corso Garibaldi è quello di abolire l’area pedonale e trasformare l’arteria in una zona a traffico limitato (ZTL), cosa che invece accade solo in occasioni di manifestazioni ed eventi particolari, come recita la delibera di istituzione dell’area pedonale di Corso Garibaldi.

In base alle leggi italiane, quindi, gli unici veicoli a poter circolare lungo il Corso senza particolare autorizzazione sono i velocipedi ovvero le biciclette, per cui pare assurdo e paradossale che il Sindaco abbia emesso un’ordinanza (che oramai risale all’autunno 2016) contro gli unici veicoli che potrebbero effettivamente transitare in un’area pedonale e continui invece ad autorizzare veicoli a motore di ogni sorta. Inoltre, a distanza di un anno e mezzo, si può ritenere superata e inutile tale ordinanza in quanto si limita a imporre un cartello di divieto, ma in effetti non impone tale divieto, in quanto non è possibile farlo a meno che non ci siano delle motivazioni, così come sancito dal Decreto Legislativo 267/2000 articolo 50 e 54 e come chiarito dal TAR dell’Umbria con sentenza 451 del 29 agosto 2013. Per cui anche in questo caso, essendo l’ordinanza priva di motivazioni, il Sindaco si espone alla minaccia di essere querelato per abuso d’ufficio, visto che in sostanza tale ordinanza, proprio perché non ha motivazioni, non ha valore legale, come ben definito dalla Prefettura di Benevento, la quale ha accolto i due ricorsi presentati dall’unico ciclista che è stato multato lungo il Corso ed ha riconosciuto il non luogo a procedere archiviando il caso.

Il M5S di Benevento ha presentato nella giornata odierna un’interpellanza dove pone una serie di quesiti, anche tenendo conto degli impegni (disattesi) presi dall’allora Vicesindaco Mazzoni e dal Sindaco stesso.

Al fine di non continuare in questi abusi amministrativi, si invita l’amministrazione a studiare bene il Codice della strada e a far applicare la legge, ovvero l’articolo 3 del Codice della Strada che appunto vieta il transito sul Corso ai veicoli a motore, con esclusione dei disabili residenti, e non lo vieta invece per la biciclette

Del resto tutte le città italiane, in base alla legge «per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e la realizzazione della rete nazionale di percorribilità ciclistica» (approvata nel dicembre 2017) , dovranno dotarsi di un “Piano Ciclabile Urbano”. Benevento farà la solita figura della Cenerentola? Malgrado le polveri sottili? Malgrado l’aumento degli incidenti automobilistici? Malgrado i parcheggiatori abusivi? Malgrado gli ingorghi incomprensibili in una piccola città?

Oltre mille cittadini hanno apposto la propria firma su una petizione consegnata ad aprile al Sindaco, al Comandante dei vigili urbani, all’Assessore alla Mobilità e al Prefetto, cittadini che non hanno ricevuto mai risposta, evidenziando così la totale mancanza di sensibilità da parte di questa Amministrazione.

Eppure la città di Benevento si trova sull’EuroVelo 5, un percorso ciclabile definito dalla European Cyclist Federation che parte da Londra e arriva a Brindisi, oltre ad essere una meta irrinunciabile dalla Via Francigena del Sud, per cui si stima che ogni anno almeno 1000 cicloturisti (in prevalenza stranieri) attraversino la città durante il loro viaggio. Questi ciclisti, se rispettosi del divieto, non passeranno lungo il Corso e non avranno la possibilità di vedere ed apprezzare la nostra città per cui non diventeranno ambasciatori delle nostre bellezze. L’unico ricordo che avranno di Benevento sarà quello del divieto (ovviamente assente lungo il percorso da Londra a Brindisi).

Ah, dimenticavamo: i pericolosi “vandali in bicicletta”, cioè quelli che prima del divieto non rispettavano il limite di 10 km/h, oggi continuano a transitare lungo Corso e continuano a non rispettare il limite!

Una delle cinque stelle del nostro simbolo fa riferimento alla mobilità sostenibile. La “Carta di Firenze” (2009) recita al 5° punto: «Piano di trasporti pubblici non inquinanti e rete di piste ciclabili cittadine». Continueremo a batterci per questo.

La foto è tratta da «Gazzetta di Benevento»

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Qualche link per orientarsi:

I motivi della chiusura

Discussione consiliare del 2 novembre 2016

Incontro ciclisti-Sindaco

Lettera al Sindaco

Passeggiata di disobbedienza civile

Raccolta firme

 

 

Istituzione presso il Comune del registro DAT

Oggi il M5S di Benevento ha inviato Proposta di delibera consiliare che porti all’istituzione di un Registro delle Dichiarazioni anticipate di volontà relative ai trattamenti sanitari (DAT), istituite dalla legge approvata il 14 dicembre 2017 (la cosiddetta “legge sul testamento biologico”) e la redazione del relativo Regolamento.

In molti Comuni  si è individuato l’Ufficio Comunale presso cui rendere e far registrare la dichiarazione di avvenuta redazione della DAT e il soggetto o i soggetti presso i quali è stata depositata.

Riteniamo che tale atto sia doveroso è improcrastinabile anche per la nostra comunità.

Ci appelliamo al Sindaco e al Presidente del Consiglio perché predispongano tutti gli atti necessari.

Istituzione della Biblioteca Comunale di Benevento

Questo è un momento importante, oseremmo dire solenne, per una città, che pur ricca di biblioteche (a dire il vero ardue da usufruire) non ha tuttavia mai avuto una Biblioteca Comunale.

Onore, dunque, a Rossella Del Prete che l’ha fortemente voluta e all’Amministrazione che l’ha supportata. Voteremo con grande piacere sì alla proposta di delibera, memori di una bellissima e celeberrima frase di Marguerite Yourcenar, l’autrice de Le memorie di Adriano

A dire il vero l’iter che oggi si compie non era iniziato benissimo, con la volontà di imporre tempi strettissimi per l’approvazione del “Regolamento” e un’iniziale diffidenza dell’Assessora che riteneva l’atteggiamento dell’opposizione mirante solo a rinviare per principio o allungare i tempi. Al contrario, come credo lei stesso ha capito, c’era volontà di dare un contributo concreto a migliorare il testo del “Regolamento” con proposte serie.

Come già ripetuto in Commissione, avremmo preferito la definizione preventiva di un piano economico da accompagnare al “Regolamento”, una descrizione più accurata degli spazi e un anche sommaria descrizione del patrimonio librario che va a costituire la Biblioteca.

Al di là di questi screzi, abbiamo tutti apprezzato, però, la presenza della Del Prete che ha dato un modello che dovrebbe essere ripetuto più spesso di collaborazione tra Giunta e Consiglio. Speriamo che anche le parole scritte ieri dall’Assessore De Nigris preludano ad una fase meno decisionista e più collaborativa dell’Esecutivo Mastella.

Ancora una volta, ai duri di cervice, ribadiamo che la nostra è stata, è e sarà un’opposizione costruttiva: critica ma anche propositiva quando si persegue il bene comune e quando, anche a livello di metodo, si cerca la condivisione con l’opposizione al fine di migliorare una proposta o un’iniziativa.

 

 

La scomparsa di Emilio Porcaro

De mortuis nihil nisi bonum. Vorremmo, una tantum, derogare al motto latino, cercando di essere onesti. Ieri è scomparso Emilio Porcaro, il Dirigente probabilmente più importante del Comune di Benevento negli ultimi lustri. Non gli abbiamo lesinato critiche. Lo abbiamo ritenuto corresponsabile dei conti fuori controllo del Comune. Reclamammo un gesto di discontinuità da parte della nuova Amministrazione con la precedente che non ci fu. Spesso abbiamo con lui discusso polemicamente in Consiglio comunale. Oggi però in cui si celebrerà il suo funerale, quello di un uomo ancora giovane, che ha lottato contro una malattia terribile, che ha dovuto subire la prematura scomparsa della moglie, oggi ne vogliamo ricordare la preparazione indubitabile, l’affabilità nei nostri confronti, la disponibilità mai venuta meno all’interlocuzione.

 

 

La Mediateca e la mediocrità di una Giunta senza “visione”

Sicuramente il Sindaco Mastella ha avuto ragione nello stigmatizzare l’inaugurazione della Spina Verde in piena campagna elettorale (maggio 2016), utilizzata da Fausto Pepe come grande spot (inducendo alcuni a pensare ad un voluto ritardo dei lavori cadenzati sul calendario politico) nel quartiere che, a torto o a ragione, viene considerato decisivo per le sorti delle campagne amministrative. Opera priva di collaudo, senza convenzioni con i soggetti che avrebbero dovuto gestirne le varie strutture, senza sorveglianza. Insomma, il disastro avvenuto, con devastazioni ingiustificabili (che testimoniano, se ce ne fosse bisogno, il degrado culturale, mai seriamente affrontato da nessuna amministrazione, di un pezzo di città), era ampiamente annunziato, purtroppo. Eppure si tratta di uno degli interventi del (discusso) PIU Europa maggiormente riuscito e coerente con gli intenti del finanziamento europeo.

Detto questo, ad un anno e mezzo dal suo insediamento, il Sindaco non può più accampare scuse di sorta. Suo era il dovere di vigilare sull’opera, suo il dovere di stipulare quanto prima convenzioni con soggetti qualificati a gestire le strutture. Al di là dei tentativi andati male (in particolare l’atto di indirizzo di febbraio con cui si assegnava la Mediateca alla GE.SE.SA.), sono fin troppo evidenti scelte di fondo molto discutibili:

– privilegiare soggetti confessionali rispetto a soggetti laici. Lo dimostra la concessione (a titolo non oneroso, come previsto dal PIU Europa, per altro) del parco urbano e di tre «manufatti edilizi» alla Parrocchia dell’Addolorata per cinque anni. Nulla quaestio, se non fosse accaduto che il 10 dicembre, in uno dei piccoli spazi affidati all’Addolorata, è stato inaugurato il Centro per la vita… Per altro notiamo una abbastanza curiosa circostanza: la convenzione tra Parrocchia e Comune è stata sottoscritta il 12 dicembre… Come è possibile che due giorni prima si inauguri un servizio in una struttura non ancora formalmente affidata? Esiste un atto con cui la Parrocchia autorizza l’uso della struttura assegnata? È coerente tale attività con quanto previsto dall’art. 1 della Convenzione, dove si parla di diffusione dello sport, solidarietà, promozione sociale, iniziative culturali, contrasto dell’emarginazione sociale, discriminazione razziale, disagio e devianza in ambito minorile? Abbiamo seri dubbi in proposito. Verificheremo nei prossimi giorni.
– Privilegiare soggetti istituzionali rispetto ad espressioni della società civile. Il 28 marzo 2017 si tenne un’Assemblea a Palazzo Mosti in cui l’Assessore Pasquariello teorizzò la preferenza per soggetti “affidabili” cui dare in gestione i beni del Comune. L’ennesima dimostrazione è la scelta di affidare la Mediateca all’ARPAC. Ma, ci chiediamo, al di là dei danni subiti dalle strutture nei mesi di inerzia, questa scelta non tradisce completamente la ratio del PIU Europa e le scelte coerenti in tal senso fatte dal progettista, Raimondo Consolante? Quest’ultimo scriveva in un (intenso) articolo: «Non basta costruire l’edificio della Mediateca, così come non basta costruire un Museo. Mentre si costruisce l’edificio, si pensa al progetto dei contenuti. Al vero progetto di Mediateca. In Francia, il piano straordinario di Mitterand ne costruì più di 200 in tutto il paese, negli anni ’80 del novecento. Ognuna con un suo specifico programma culturale e scientifico. A Cava de’ Tirreni esiste Marte, la più affascinante Mediateca della Campania. Gestita da una società privata, frutto di un bando pubblico. Giovani specializzati che lavorano sulla cultura. Producono servizi e reddito». Tutto perduto… La Mediateca diventa un ufficio! A nostro avviso questa scelta illumina sulla mancanza di “visione”, di progettualità a lungo termine, di investimento in cultura soprattutto nei luoghi del disagio (e quindi stride aspramente con il meritorio progetto di istituire la Biblioteca Comunale: non a caso l’Assessore Del Prete, che ha il l’indiscusso merito di essersi battuta per quest’ultima, ha saputo solo a cose oramai fatte delle decisioni sulla Mediateca). Possibile che l’unico parametro sia stato quello economico (il presunto indotto portato dai dipendenti dell’Ente nel quartiere)?
Il rischio che si sta correndo è, chiaramente, quello da una parte di smarrire la “laicità” delle istituzioni, dall’altra di smarrire le potenzialità di crescita sociale e culturale che le strutture in oggetto portavano con sé nel caso in cui fossero state gestite in sinergia con il quartiere.

Non si tratta di difendere a priori le azioni dei soggetti sociali che operano nel Rione Libertà, ma bisogna riconoscerne il ruolo di proposta e di avamposto. Essersi chiusi al dialogo e aver privilegiato scelte tranquillizzanti e burocratiche ci sembra un’occasione perduta di questa Amministrazione. L’ennesima…

Poiché la delibera (che abbiamo visionato e non ancora ad oggi è stata pubblicata) ricalca quella per la GE.SE.SA., in cui si vincola l’Ente gestore a mettere a disposizione la Mediateca «ai giovani, agli studenti e alle associazioni che operano nel Rione Libertà» non ci resta che vigilare affinché tale compito sia correttamente adempiuto. Anche se se ci chiediamo come e, soprattutto, con quali contenuti?